ROMANZI - SAGGI
ROMANZI
Donald Antrim
I cento fratelli

“La personalità collettiva di questa famiglia potrebbe legittimamente essere descritta come convulsa, romantica, letargica, sarcastica, spaventosa, frustrata, alticcia, combattiva, impudica, crudele, alla “cane mangia cane”, narcisistica ai limiti del borderline, di vedute nervosamente ristrette, nonché più o meno rassegnata alla disperazione, pur se occasionalmente festosa, qualora ebbra. E la cosa può presentare qualche problema”.

Giancarlo De Cataldo
Il padre e lo straniero

“Tutte queste banalità rassicuranti, che rappresentavano il rimpianto e il piacere della memoria, erano dunque negate a suo figlio: Diego si chiese se, imbarcandosi in quell’avventura rischiosa, non avesse, in qualche modo, inteso far dono a Giacomino di un’impresa che ai suoi occhi appariva eccezionale. Dono, e anche risarcimento per tutto quanto il mondo non gli avrebbe mai dato. Ma ha senso regalare qualcosa a qualcuno che non può capire? Non si tratta forse di un peccato di orgoglio che si spaccia per altruismo?”

Alicia Giménez Bartlett
Vita sentimentale di un camionista

“Si mise al volante con animo cupo. Uscì dalla città. Infilò l’autostrada come un sonnambulo. La guida riuscì a rilassarlo, a dargli sollievo. Ma la cosa che gli tornava in mente con più insistenza non aveva niente a che vedere con i motivi per cui si era visto schiavizzato per una vita, la famiglia, la casa.”

Georges Simenon
Maigret ha paura

“Fuori, la cittadina era silenziosa. Si sentiva solo la pioggia battere contro i vetri e, di tanto in tanto, il crepitio dei ceppi nel camino.”


SAGGI
György Ligeti, Eckhard Roelcke
Lei sogna a colori?

“Io una volta a Budapest ho detto per scherzo: ‘quando morirò, se proprio ci tenete a chiamare qualcosa con il mio nome, dedicatemi una strada sbagliata György Ligeti’. Ecco come mi sento io.”

Pietro Pancrazi
Della tolleranza

“La finezza vera di un ingegno, anche più della sua refrattarietà a subire la propaganda, si rivelerà sempre dalla sua ripugnanza a imporla. Anche noi vogliamo difendere la verità o quella che a noi sembri la verità; ma che sia sempre una verità accompagnata da tutte le sue sfumature e le sue ombre; e anche dalle sue incertezze e i suoi dubbi. Tra le parole che il fascismo abolì e che noi vorremmo ora riporre in grande onore (l’idea è dell’amico Paolo Rossi) c’è anche la parola ‘forse’. Tra l’altro, ci accadrà di scrivere ‘forse’ un po’ meglio: perché le idee hanno in sé qualcosa di leggiero, di alacre, di alitante e in effetti sono più comunicative finché restano come nascono, soltanto idee; e diventano pesanti e musone e in effetti sono meno efficaci, quando in qualche modo si piegano a servire”.


26 novembre 2004