ROMANZI

Giancarlo De Cataldo
Il padre e lo straniero

“Tutte queste banalità rassicuranti, che rappresentavano il rimpianto e il piacere della memoria, erano dunque negate a suo figlio: Diego si chiese se, imbarcandosi in quell’avventura rischiosa, non avesse, in qualche modo, inteso far dono a Giacomino di un’impresa che ai suoi occhi appariva eccezionale. Dono, e anche risarcimento per tutto quanto il mondo non gli avrebbe mai dato. Ma ha senso regalare qualcosa a qualcuno che non può capire? Non si tratta forse di un peccato di orgoglio che si spaccia per altruismo?”

Subito, sin dalle prime righe mi sono venuti alla mente questi versi di Montale, tra i suoi più celebri:
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Erano Giacomino e Yusuf e tutti i figli come loro.
Erano Walid e Diego e tutti i padri come loro.
Giacomino e Yusuf sono bambini sfortunati, con un grave handicap fisico e mentale. Diego e Walid sono i rispettivi padri che con amore e dedizione li portano ogni settimana in un centro specializzato per la riabilitazione a Roma, nella speranza che una costante attenzione possa in qualche modo migliorare la loro tragica condizione. È proprio nella sala d’aspetto del centro che i due padri si conoscono e diventano amici. Diego è un impiegato del Ministero di Grazia e Giustizia, va in giro con una Panda scassata, divide la sua casa con la moglie ma ormai sono mentalmente e fisicamente lontani, segnati dalla disgrazia che li unisce e al tempo stesso li divide. Walid è un misterioso e imperscrutabile mediorientale, che viaggia su macchina di lusso con autista, sembra non avere moglie e non racconta nulla del suo privato e del suo lavoro. Due uomini totalmente differenti uniti dal dolore e dall’immenso amore per i propri figli. Walid diventa un secondo padre per Giacomino e Diego lo è per Yusuf. Giancarlo De Cataldo ci racconta quanto diventi importante questo legame a quattro, fino a superare ogni difficoltà e molti obiettivi pericoli. C’è un giallo in questa storia che l’autore non svela mai sino in fondo. Ci sono questioni che vengono solo accennate, lasciando all’immaginario del lettore ciò che non è importante.
Resta la sensazione strana di un’amicizia imprevista e fortissima e la speranza di una nuova vita.

Il padre e lo straniero di Giancarlo De Cataldo
143 pag., Euro 8,50 – Edizioni e/o (Assolo)
ISBN: 88-7641-636-6

Le prime righe

Capitolo primo


Diego fumava una sigaretta dopo l'altra in attesa di riprendersi il bambino. Mancavano dieci minuti alla fine della seduta. Tirava un fresco venticello autunnale, e, al centro dello spiazzo sterrato che separava il reparto dei convulsivi da quello dei cerebrolesi, alcuni ragazzi epilettici giocavano a rincorrersi sotto lo sguardo distratto di un'anziana signora intenta a sferruzzare. Due terapiste tentavano di mettere in posizione eretta un bimbetto dalla testa microscopica. Diego aveva già notato quella creaturina disarticolata, che sembrava uno scherzo della natura.
Tra sé lo chiamava «il mostrino».
Non vide l'uomo sinché non gli si sedette accanto, dal lato della panchina immerso nell'ombra. Un quarantenne alto e olivastro, profondi occhi neri, un'eleganza che rasentava la ricercatezza. Diego si mise a fissare con ostinazione la punta delle proprie scarpe.
Di solito, i genitori si scambiavano un cenno di saluto o qualche commento sul tempo e sui figli.

© 2004 Edizioni e/o


L’autore

Giancarlo De Cataldo è nato a Taranto nel 1956 e vive a Roma. Ha scritto romanzi polizieschi (Nero come il cuore, Contessa), saggi (Minima criminalia, Terroni), racconti (Teneri assassini, I giorni dell’ira, con Paolo Crepet), sceneggiature, testi teatrali. Dal suo Romanzo Criminale, storia di quindici anni di malaffare politico-criminale fra il 1977 e il 1992, è tratto omonimo film per la regia di Michele Placido. Giancarlo De Cataldo è giudice di Corte d’Assise.


Di Giulia Mozzato


26 novembre 2004