ROMANZI

Donald Antrim
I cento fratelli

“La personalità collettiva di questa famiglia potrebbe legittimamente essere descritta come convulsa, romantica, letargica, sarcastica, spaventosa, frustrata, alticcia, combattiva, impudica, crudele, alla “cane mangia cane”, narcisistica ai limiti del borderline, di vedute nervosamente ristrette, nonché più o meno rassegnata alla disperazione, pur se occasionalmente festosa, qualora ebbra. E la cosa può presentare qualche problema”.

Segnalato dal “New Yorker” come uno tra i “venti scrittori per il nuovo secolo” Donald Antrim è un autore che, non solo negli Stati Uniti, ha raccolto un successo unanime sia di pubblico che di critica. Se da una parte, infatti, i suoi romanzi rappresentano un piccolo caso letterario, dall’altra i più importanti scrittori di lingua inglese non mancano mai di salutare ogni nuovo libro di Antrim come un evento: il suo precedente “Votate Robinson per un mondo migliore”, ad esempio, per Thomas Pynchon è “una spumeggiante allucinazione”, per Patrick McGrath “un meraviglioso assalto frontale contro i valori familiari”, mentre per Annie Proulx è “l’opera di un Calvino con un rasoio più affilato”.
Giudizi entusiastici che, per una volta, non sono soltanto un urlo da quarta di copertina: i romanzi di Antrim, compreso “I cento fratelli”, sono davvero “frecce piccole e compatte che mirano dritte al punto più triste del cuore americano”.
“I cento fratelli” è un romanzo che rimane impresso oltre la carta: un libro che, attraverso il cuore nero dell’inchiostro, ci dimostra ancora una volta come il caro, vecchio ed idealizzato “american dream” è diventato il peggiore degli incubi ad aria condizionata.
La più mitica delle vite on the road, per decenni simbolo di una libertà a stelle e strisce, si è infatti trasformata nella più scialba delle vite on the soap perché al sangue della vita noi tutti sembriamo ormai preferire il plasma dei monitor.
Un vero incubo che, però, il giovane scrittore americano è capace, con rara maestria, di trasformare in una commedia grottesca e surreale grazie ad un umorismo che lascia spesso esterrefatti.
“I cento fratelli”, seppur infinitamente minore rispetto a “Votate Robinson per un mondo migliore” riesce comunque a trasportarci nell’universo narrativo di Antrim: un universo caustico, divertente, ma incredibilmente umano pur nella sua apparente disumanità.

I cento fratelli di Donald Antrim
Titolo originale: The Hundred Brothers
Traduzione di Matteo Colombo
174 pag., Euro 12,00 – Edizioni Minimun Fax (Sotterranei n. 77)
ISBN: 88-7521-035-7

Le prime righe


I miei fratelli, Rob, Bob, Toni, Paul, Ralph, Phil, Noah, William, Nick, Dennis, Christopher, Frank, Simon, Saul, Jim, Henry, Seamus, Richard, Jeremy, Walter, Jonathan, James, Arthur, Rex, Bertram, Vaughan, Daniel, Russel e Angus; Herbert, Patrick e Jeffrey, nati da parto trigemino; i gemelli identici Michael e Abraham, Lawrence e Peter, Winston e Charles, Scott e Samuel; ed Eric, Donovan, Roger, Lester, Larry, Clinton, Drake, Gregory, Leon, Kevin e Jack - tutti nati lo stesso giorno, il ventitré maggio, benché a orari diversi e in anni distinti - e il caustico grafomane Sergio, le cui feroci opinioni appaiono con regolarità nelle primissime pagine dei mensili più conservatori, per non parlare degli schermi a cristalli liquidi che di notte rilucono sulle fulgide postazioni informatiche di innumerevoli frequentatori di forum dalla vista appannata (tra i quali nostro fratello è affettuosamente, elettronicamente no-to come il Serger); e Albert, che è cieco; e Siegfried, che fa scultu-re di acciaio fuso; il clinicamente depresso Anton, lo schizofrenico Irv, l'ex tossicodipendente Clayton; Maxwell, il botanico esperto in vegetazione tropicale che, dopo il ritorno dalla foresta pluviale, ci pare un tantino scombussolato; Jason, Joshua e Jeremiah, tutti e tre vagamente cupi, ciascuno nella sua personale versione del "ragazzo perduto"; Eli, che trascorre solitarie notti di veglia nella torre, riempiendo interi quaderni di disegni - le multiple declinazioni che un artista offre di un’opera più ampia?

© 2004 Minimun Fax Editore


L’autore

Donald Antrim (1958, newyorkese d’adozione) ha esordito nel 1993 con Votate Robinson per un mondo migliore, a cui hanno fatto seguito I cento fratelli (1997, finalista al PEN/Faulkner Award) e The Verificationist, considerati dalla critica autentici capolavori di black humour. “I suoi romanzi”, ha scritto Gorge Saunders, “sono come frecce piccole e compatte che mirano dritte al punto più triste del cuore americano”. Nel 1999 il New Yorker lo ha incluso fra i “venti scrittori per il nuovo secolo”.


Di Gian Paolo Serino


26 novembre 2004