STORIA, STORIE E VIAGGI

Susanna Moore
Il mito delle Hawaii

“Nel 1960 le Hawaii erano un piccolo angolo di paradiso (o anche questo è un mito?). Erano un luogo isolato, romanticamente suggestivo.”

Veramente interessante questo libro della Moore, diventata celebre per la sua collaborazione con Jane Campion per il film In the Cut (2003), e originaria delle Hawaii.
Nel nostro immaginario queste isole sono un luogo mitico, dove la natura, gli uomini, il clima, si manifestano nel migliore dei modi, dove l’accoglienza della popolazione è straordinaria, dove la vita è un paradiso in terra. Ma questo saggio non parla di questo, o meglio, lo fa solo in modo marginale. In realtà si tratta di un percorso storico documentato e affascinante in cui l’autrice ripercorre le tracce del mito legato alle tradizioni locali, all’evoluzione del pensiero religioso, delle credenze e della percezione della realtà.
Il suo percorso parte dallo sbarco del capitano Cook, visto dalla popolazione locale come una divinità in un primo momento e poi in parte ridimensionato a una diversa immagine, sino ad arrivare alla sua uccisione, che evidenzia la difficoltà di comunicazione tra due civiltà completamente differenti. Il percorso spirituale degli hawaiani prosegue con episodi legati al kapu, cioè alle inviolabili, terribili e intimidatorie regole sacre di comportamento, abolite improvvisamente dai regnanti nel 1819, in particolare per volontà della regina Ka’ahumanu. “Nel giro di poche settimane idoli, templi, altari e una casta sacerdotale che per secoli aveva soggiogato con il terrore principi e sudditi furono spazzati via, lasciando il popolo del tutto privo di religione”. È su questo substrato che arriva l’evangelizzazione cristiana. “La libertà che accompagnò l’emancipazione dagli antichi miti fu pagata a caro prezzo. Non tutti gli hawaiani mostrarono lo stesso entusiasmo della regina Kamamalu per le nuove dottrine dei missionari americani, ma alcuni capirono che l’abolizione dei vecchi rituali avrebbe comportato un indebolimento e un impoverimento della cultura, portando alla fine della perdita della memoria collettiva se non addirittura alla sua distruzione totale”. Il percorso storico dell’autrice spazia anche su altri aspetti di questo rapido e distruttivo passaggio da una civiltà antica a qualcosa di molto differente ed estraneo, passaggi che destabilizzarono non solo la popolazione ma la flora e la fauna “le Hawaii sono in testa alla classifica dei paesi con il maggior numero di specie estinte” anche per inconsapevole responsabilità di tutti i missionari e dei tanti esploratori. Dopo questa interessante panoramica storica, che qui abbiamo solo sinteticamente riassunto, la Moore passa al racconto autobiografico e qui il mito torna alla sua accezione iniziale: le Hawaii come luogo paradisiaco in cui vivere un’infanzia di sogno ed esperienze straordinarie testimoniate anche da alcune fotografie.

Il mito delle Hawaii di Susanna Moore
Titolo originale: I myself have seen it: the myth of Hawaii
Traduzione di Maurizio Migliaccio
149 pag., ill., Euro 13,00 – Edizioni Feltrinelli Traveller (Feltrinelli/Traveller)
ISBN: 88-7108-197-8
Le prime righe

1.
I MARCIATORI DELLA NOTTE


Sono cresciuta tra gente che credeva incondizionatamente negli spiriti. Il semplice fatto di attraversare la foresta di Tantalus, dove abitavo da bambina, equivaleva a entrare nel regno dei divieti, delle benedizioni e degli ossequi. Era necessario chiedere il permesso agli dèi per fare il bagno in un ruscello, rubare una felce, tagliare un ramo, piantare un cespuglio o cogliere dagli alberi le ciliege del Suriname. Ancora oggi chiedo la protezione di Mo‘o, il grande dio lucertola, prima di fare il bagno in un laghetto di montagna o, per essere più precisi, gli comunico con discrezione il mio desiderio di rinfrescarmi con una nuotatina ristoratrice che spero non lo disturbi. Non vorrei svegliarlo nel caso stesse schiacciando un pisolino. Non è la sua protezione che ambisco, ma l'indulgenza della sua indifferenza che, in fin dei conti, è ciò che cerco anche nella gente che mi circonda. E anche se non credo che andrei incontro a infinite calamità se dovessi per caso dimenticarmi di chiedere a Pele, l'astuta dea del fuoco (che talvolta assume le sembianze di una vecchia rugosa e altre volte quelle di un'incantevole fanciulla), il permesso di attraversare le distese di lava nera di Big Island, è pur vero che non facendolo mi ritroverei a scherzare, letteralmente e metaforicamente, con il fuoco.

© 2004 Giangiacomo Feltrinelli Editore


L’autrice

Susanna Moore, autrice del famoso romanzo Dentro da cui Jane Campion ha tratto il film omonimo, è autrice di numerosi romanzi di successo. È originaria delle Hawaii e attualmente vive a New York.


Di Giulia Mozzato


19 novembre 2004