STORIA, STORIE E VIAGGI

Andrew Marshall
Birmania Football Club
Da colonia britannica a dittatura militare

“Nel mio viaggio in Birmania – Paese che una volta è stato descritto come una prigione con quaranta milioni di detenuti – avrei incontrato molte altre persone come lui. E questo perché, nonostante l’intento repressivo della dittatura militare, il popolo birmano era colto, profondamente originale, e giustamente orgoglioso delle sue vivaci tradizioni. Erano quel coraggio e quell’idealismo che speravo di trovare e di celebrare, mentre mi accingevo a seguire le orme di sir George Scott.”

L’ultima volta che ho incontrato la Birmania tra le pagine di un libro è stato nel lucente Palazzo degli specchi di Amitav Ghosh. Era un romanzo e l’impressione che ne è rimasta nella mia mente è legata alle splendide, regali pagode immerse in un verde lussureggiante: un paese da favola. Ma com’è davvero la Birmania e qual è stata la sua storia recente, quella che l’ha condotta da “colonia britannica a dittatura militare”?
La Birmania è una nazione poco conosciuta, visitabile con qualche difficoltà, spesso boicottata da un certo turismo, quello più attento ai diritti umani così palesemente calpestati in quelle terre. Ma anche uno dei paesi più affascinanti del mondo, che cela tra il verde delle sue foreste proprio quei palazzi magici raccontati in molte storie fantastiche.
Andrew Marshall, scrittore e giornalista inglese da tempo trasferitosi nel Sudest asiatico, ci porta nel cuore della Birmania e della sua storia, sulle tracce di sir J. George Scott, personaggio esemplare di quella categoria di uomini che attraverso gli incarichi ufficiali delle varie nazioni coloniali si rivelavano un po’ avventurieri, un po’ antropologi e geografi, molto esploratori, oltre che portatori di cultura occidentale: in particolare il gioco del calcio, nel caso del nostro nobile vittoriano.
In parallelo si sviluppano il viaggio di Marshall nel paese contemporaneo, sofferente da decenni per una dittatura feroce, e le memorie di Scott raccolte nei volumi della Gazetteer of Upper Burma and the Shan States (Dizionario geografico della Birmania e degli Stati Shan) dimenticati a lungo negli scaffali delle biblioteche da cui sono usciti i protagonisti di un mondo che scopriremo insieme se e quanto non esista più: misteriosi stregoni e affascinanti ragazze dei collari d’ottone (ormai trasformate in triste attrazione costruita per turisti male informati), del popolo banyôk veneratore di cani e di quello en (che i cani li mangiava), cacciatori di teste e... giocatori di calcio. “Un giorno, nel 1878, George Scott calciò un pallone nel cielo azzurro del pomeriggio. Così venne inaugurato il calcio in Birmania”. Cos’è rimasto di quegli uomini e delle loro tradizioni in un paese in cui il regime desidera che le minoranze siano viste ma non udite, esibite come in un circo? Qualcuno ricorda ancora quel tenace inglese corpulento che vediamo in posa nella fotografia di squadra riportata sulla copertina?

Birmania Football Club. Da colonia britannica a dittatura militare di Andrew Marshall
Titolo originale: The Trouser People. A Story of Burma in the Shadow of the Empire
Traduzione di Anna Airoldi
287 pag., Euro 17,00 – Edizioni Instar Libri (Le Antenne n. 5)
ISBN: 88-461-0062-X
Le prime righe

Prologo


La frontiera tra Thailandia e Birmania

Philip il Monaco dei Miracoli frugò a lungo nelle misteriose pieghe della veste arancione e ne estrasse un telefonino trillante.
- Scusa un secondo - disse, ma ormai mi stavo abituando. Era tutta la mattina che la veste di Philip squillava.
Cranio rasato, grassoccio, avvolto nella sua veste, a volte Philip mi ricordava un bambinone molto vivace. L'avevo incontrato a Chiang Mai, nella Thailandia settentrionale, poco dopo l'alba, e si era rivelato subito un monaco alquanto insolito. Tanto per cominciare, non ci sono molti monaci fanatici del gruppo heavy metal degli Scorpions, almeno per quel che ne so. E pochi si chiamano Philip. Il suo nome sacro buddista era lungo quanto il suo braccio, e risultava un po' difficile da pronunciare per i forestieri, così aveva scelto un nome inglese ispirandosi a un elettrodomestico. - Mi piace il suono - mi disse. - Suona molto moderno. -I monaci non dovrebbero nemmeno essere così informati dei movimenti militari, come Philip dava l'impressione di essere: lo Shan State Army, bisbigliò, aveva appena spedito duemila soldati in diversi punti della Birmania nordorientale. Si diceva che avesse da poco fatto ritorno dalla frontiera tra Thailandia e Cambogia, dove aveva negoziato il rilascio di una partita di armi clandestine, finite sotto sequestro a causa di un poliziotto di confine troppo zelante. I suoi divini poteri di persuasione in tali operazioni gli avevano fatto guadagnare il soprannome di «Monaco dei Miracoli».

© 2004 Instar Libri Editore


L’autore

Andrew Marshall, scrittore e giornalista britannico, ha esordito sulle pagine del Daily Telegraph. Dopo essere stato inviato nell’Albania e nella Romania post-comunista, è diventato redattore della più importante rivista inglese di Tokyo, e ha cominciato a viaggiare per l’Asia. Attualmente lavora come free-lance per numerose riviste internazionali, fra cui Time. È coautore di The Cult at the End of the World, una profetica inchiesta sulla setta giapponese Aum e sull’avvento del terrorismo high-tech. Ha trentasei anni e vive a Bangkok.


Di Giulia Mozzato


19 novembre 2004