ROMANZI

Jorge Ibargüengoitia
Le morte

“Le sue compagne la ricordano con ammirazione e affetto. Malgrado fosse quella che faceva più marchette, non fornì motivi di invidia. Raccomandava i servizi delle sue compagne meno fortunate e cedeva il passo a qualsiasi donna avesse il barlume di un’occasione. Nessuno la ricorda prendersi per i capelli con un’altra per gelosia o avarizia. Regalava alle altre i suoi vestiti quando erano ancora in buono stato. Le padrone e la Calavera l’adoravano. Si sa che l’unica inibizione di Blanca gliela causavano i denti macchiati, i quali avrebbero dato origine al suo unico lusso. Risparmiò per anni e quando ebbe raggranellato abbastanza andò da un dentista famoso di Pedrones che le mise quattro denti d’oro al posto degli incisivi superiori. Questa innovazione deve avere modificato l’aspetto di Blanca, ma non la sfigurò. Il Libertino, che la conobbe con i denti macchiati, senza denti – nei giorni in cui le tolsero gli uni e le misero gli alti -, e con i denti d’oro, non sa dire come gli fosse piaciuta di più. Il brillio dorato non fece che porre maggiormente in risalto la sua bellezza esotica: Bianca era negra”.

Una bella sceneggiatura che aspetta solo un regista in grado di non rovinarla. Le parti essenziali ci sono: movimento, mordente narrativo, una storia intrigante; mancano alcuni dettagli tecnici: il dialogo articolato sulle immagini (nel testo sono evocati da essenziali monologhi “fuori campo”), il movimento di macchina, cioè le inquadrature, questioni che possono risolvere anche quei dilettanti che sceneggiano in tv, a patto di essere tenuti alla catena. Per il resto nel romanzo tutto è suggerito, se non esplicitamente detto, per un auspicabile esito nelle sale cinematografiche. In particolare ha una sua rilevanza il ritmo, battuto da un metronomo infallibile, nel quale si inseriscono come nel gioco degli scacchi personaggi straordinariamente caratterizzati. La questione strana è che Jorge Ibargüengoitia non è un soggettista cinematografico, è un romanziere vissuto nel “medio siglo de oro” latinoamericano, cioè durante quel cinquantennio straordinario che ha somministrato alla letteratura mondiale una trasfusione rivitalizzante nel momento in cui l’Occidente dava abbondantemente per morto il romanzo. Nato nel 1922, scomparso nel 1983 in un incidente aereo (come Manuel Scorza, ottimo narratore anche lui), si può dire che abbia vissuto la parte centrale di quel mezzo secolo di scoperte. E tuttavia il suo nome ci appare incomprensibilmente nuovo, proprio in ragione dell’indiscutibile valore dei suoi testi, che ora Sellerio propone con grande merito (è il terzo in poco tempo). Che sia sfuggito al lettore appassionato potrebbe essere un trascurabile errore di gioventù, meno perdonabile è la dimenticanza degli addetti ai lavori, in anni in cui la caccia al sudamericano era addirittura praticata di frodo (ma darne conto anche solo per sommi capi, partendo per esempio dalla traduzione di Paradiso di Lezama Lima, con Valerio Riva e Enrico Cicogna duellanti, occorrerebbero parentesi estese come articoli). Nell’antologia pubblicata da Vallecchi nel 1972 compaiono 75 autori, non pochi a dire il vero, tra essi alcuni immortali tutt’oggi riconosciuti e cresciuti nella considerazione della critica, altri palesemente degli abbagli: Latinoamericana, che faceva il verso nel titolo, ma anche nelle cadute, all’indimenticabile Americana di Elio Vittorini, pur includendo numerosi autori superflui, ignorava Ibargüengoitia che superfluo non sarebbe stato, e purtroppo molti altri, tra cui, uno a caso, quel Manuel Scorza caduto dal cielo come il messicano dal nome basco. Non sembri tuttavia una limitazione letteraria avere suggerito Le morte per un film, come se questa fosse la destinazione augurabile dei buoni libri, mentre siamo convinti del contrario, cioè che tanti buoni libri siano stati stravolti da pessimi film. Il romanzo ha in sé tutte le caratteristiche per brillare di luce propria, in sovrappiù un’asciuttezza e una presa diretta sul reale (la storia truculenta che vi si narra è infatti desunta da un fatto di cronaca) che semmai lo separa dalle piste frequentate dai più famosi latinoamericani. Qui il realismo fantastico di Márquez o il neobarocchismo di Cortázar sono completamente estranei, tuttalpiù bisognerebbe ricordare Ernesto Sabato e un altro messicano, il Carlos Fuentes de La morte di Artemio Cruz, ma sarebbe un tirare la corda che non renderebbe giustizia a Ibargüengoitia. A impreziosire il suo stile emerge a tratti la vena aurifera dell’ironia che sposta l’osservazione della cattiveria umana sul versante della stupidità. Quanti atti malvagi, seppur gravissimi, vengono infatti attribuiti all’estro diabolico che divide gli uomini in colpevoli e innocenti, mentre in molti casi sia gli uni sia gli altri potrebbero essere inclusi nella categoria assai più diffusa dei cretini. I fatti che Ibargüengoitia ci racconta riguardano la superficialità degli istinti di sopravvivenza, dei piccoli egoismi che se portati all’estremo possono avere conseguenze drammatiche. Gli aguzzini responsabili della morte delle cinque prostitute di un bordello non appartengono alla schiera dei serial killer, le loro menti non sono stravolte da una psicosi omicida, convivono semmai con il confuso pattume dei prepotenti che sfruttano i deboli, in certi casi addirittura convinti di far loro del bene. Se non ci fosse di mezzo il sangue, tanta ingenuità potrebbe far ridere. Ma non fanno ridere le morti violente di cui la cronaca ogni giorno dà testimonianza: si sopravvalutano le malattie mentali, e si sottovaluta l’idiozia impartita con ogni mezzo di comunicazione come se fosse un ingenuo svago, mentre andrebbe considerata istigazione al reato.

Le morte di Jorge Ibargüengoitia
Titolo originale: Las muertas
Traduzione di Angelo Morino
207 pag., Euro 10,00 – Edizioni Sellerio (La memoria n. 610)
ISBN: 88-389-1973-9
Le prime righe

Capitolo primo

Le due vendette

1


È possibile immaginarli: tutti e quattro portano occhiali scuri, l'Escalera guida curvo sul volante, accanto a lui c'è il Prode Nicolás che legge un giornaletto, sul sedile posteriore, la donna guarda dal finestrino e il capitano Bedoya dormicchia ciondolando il capo.
L'auto blu cobalto sale stracca su per il dosso del Perro. È una soleggiata mattina di gennaio. Non si vede una nuvola. Il fumo delle case galleggia sulla pianura. La strada è lunga, all'inizio dritta, ma passato il dosso serpeggia per la sierra di Güemes, tra i fichi d'India.
L'Escalera ferma l'auto a San Andrés, si accorge che gli altri tre si sono addormentati, sveglia la padrona affinché paghi la benzina, ed entra nella trattoria. Mangia ciccioli in umido, fagioli e un uovo. Mentre sta bevendo la seconda tazza di caffè entrano gli altri nella trattoria, assonnati. Li guarda con compassione: quello che per lui è l'inizio della giornata è per gli altri la fine della baldoria. Loro si siedono. Il capitano si muove con cautela, domanda alla cameriera:
- Cos'avete che stuzzichi l'appetito?

© 2004 Sellerio editore


L’autore

Jorge Ibargüengoitia, nato a Guanajuato nel 1922 e morto nel 1983 in un incidente aereo, è stato autore di romanzi tra i più letti in Messico e tradotti in numerose lingue. Tra di essi: Ammazzate il leone, I cospiratori, Due delitti e I lampi di agosto.


Di Alvaro Strada


19 novembre 2004