STORIA, STORIE E VIAGGI

Stefano Jesurum
Israele nonostante tutto

“Noi, ebrei occidentali e di sinistra, siamo cresciuti convinti che la nostra funzione – meglio: il nostro compito, addirittura storico! – fosse incarnare la separatezza. Dimostrare in prima persona che una cosa è lo Stato e una cosa sono le tradizioni; che ci sono cittadinanze e culture e liturgie che non si annientano l’una con l’altra, perlomeno non sempre.”

Quanti preconcetti, quante banalità abbiamo in mente quando parliamo, sosteniamo o deprechiamo ciò che avviene in quella martoriata area del mondo che è il Medio Oriente! Questo diario che presenta le riflessioni, i pensieri, i turbamenti e i ricordi di Stefano Jesurum, nati nel corso di un viaggio in Israele, l’ultimo in ordine temporale, sembra proprio volersi scagliare contro i pregiudizi, mostrare come la realtà sia tanto più complessa e variegata della semplicistica divisione manichea in “buoni e cattivi” che troppo spesso è compiuta da chi si schiera con Israele come da chi sostiene la causa palestinese.
Molti sono gli incontri e le testimonianze: tra i più interessanti quelli con gli arabo-israeliani, cittadini che si sentono divisi in due, che forse sono quelli che più di ogni altro avvertono la difficoltà di un’identità e di una collocazione precisa. O quelli con i “battezzati circoncisi” che sognano una convivenza tra culture che appare oggi piuttosto improbabile. Sicuramente lo sguardo di Jesurum si posa sulle case essenziali di chi si sente sempre “pronto a partire”, sulle coloratissime dimore arabe, sulle terrazze, sui bar e sui luoghi di incontro che talvolta hanno subito attentati e hanno visto morti e strazi insopportabili, ma il suo pensiero non dimentica la miseria, la frustrazione e il dolore palestinese, i loro morti, in questa atroce distinzione in “loro” e in “noi” che divide anche nel piangere i morti. Le situazioni che in questo itinerario attraverso lo Stato d’Israele trascorrono sotto gli occhi del lettore sono molto differenti e anche il paesaggio si connota con le sfumature delle sensibilità dei suoi abitanti, ma il viaggio non sembra scorrere attraverso luoghi quanto percorrere vie interiori, percorsi individuali tanto diversi tra loro e, in queste mille sfaccettature, tanto più interessanti per il lettore.
Ad esempio le riflessioni del capitolo “I numeri della vita”propongono un pensiero laico, l’idealità che si scontra con il pragmatico, il confronto con figure di intellettuali di grande spessore che provocano il desiderio di fuga, l’orrore dell’autore davanti all’evidenza disarmante dei numeri. Quindi questo coinvolto viaggiatore, interno e nello stesso tempo esterno alla dimensione del vivere quotidiano di Israele, ricerca la chance del kibbutz: il luogo in cui si voleva realizzare l’utopia, meta ideale per tanti giovani progressisti occidentali in anni passati, “sono venuto qui a cercare il sogno”, confessa Jesurum. Ma non dimentica i giovani di destra, li incontra, parla con loro e mentalmente li raffronta con quelli che pochi giorni prima aveva visto ricordare, la belle facce pulite e luminose, Rabin e il suo sogno infranto. Anche il vecchio edicolante, un Monsieur Ibrahìm per cui la memoria è tutto, o la forte esperienza di vita di Daniela e della sua simbolica gallina, suscitano quella pietà e quell’affetto che caratterizza lo spirito di ogni incontro, una tenerezza speciale che solo chi è lì, chi ogni giorno dubita del suo vivere può meritare.
Meno partecipazione, anzi un certo fastidio si avverte quando Jesurum visita il quartiere Mea Shearìm o B’nè Brak, nei pressi di Tel Aviv, realtà abitate dagli heredìm, dai chassidìm e dai lituani, insomma gli ebrei tradizionalisti che rifiutano il servizio militare e praticano rigidissime e ghettizzanti regole di vita.
Eccoci poi a Gaza, una striscia di terra che incute a chi la percorre una più che giustificata paura, ed ecco gli incontri e le posizioni fortemente ideologiche e contraddittorie degli ebrei che ci vivono.
Tra un accenno dell’Internazionale, qualche nota di Bandiera Rossa, il canto e le danze che fanno immaginare “violini e chitarre, flauti, trombe e tamburelli”, e l’improbabile voce di Rino Gaetano, si giunge alla partenza: ed è più difficile andarsene che arrivare, “nonostante le contraddizioni che dilaniano il Paese, nonostante il pianto che parla arabo ed ebraico, nonostante tutto”, e di averci fatto capire un po’ di più di queste contraddizioni e di questo pianto siamo davvero grati all’autore.

Israele, nonostante tutto di Stefano Jesurum
200 pag., Euro 14,50 - Edizioni Longanesi (Il Cammeo n. 435)
ISBN: 88-304-2194-4
Le prime righe

1
UOMINI E ROBOT


Può una macchia, una piccola macchia di caffè, ribaltare la visuale delle cose? Se ai controlli della El Al all'aeroporto di Malpensa non mi fossi lasciato incantare dal puntolino sulla divisa della ragazza addetta alla security, forse l'avrei fissata con lo sguardo svagato di sempre, avrei visto soltanto una donna dai capelli rossi, gli occhi grigi, graziosa e poco cordiale nonostante i suoi ripetuti «shalòm ». Ma quella macchia sulla camicia bianca di Shlomìt (il nome l'ho letto sul badge, proprio accanto alla macchiolina di caffè) ha funzionato da antidoto contro gli equivoci e la superficialità. Shlomìt non è l'automa che può sembrare. Dietro l'apparenza inespressiva c'è tutta la sua umanità: al di là degli occhiali di tartaruga, quelle due fessure color del marmo non possono essere i metal detector di una macchina senza anima. I robot non bevono caffè, e non si sbrodolano.
Impassibile, chiede e ascolta, ripete le stesse domande, si aspetta le medesime risposte. È attenta alla salivazione di chi le sta davanti, attenta - come da manuale - a ogni gesto, pausa, parola, ripetizione, sospiro, contraddizione, attenta a ogni silenzio. Non le sfugge nulla: la mano che si liscia i capelli o si gratta la nuca, la palpebra che sbatte, nervosa. « Perché viene in Israele? » « Chi ha preparato i suoi bagagli? » « Quando ha preparato la valigia e lo zaino?» «Chi c'era con lei mentre preparava i bagagli?»

© 2004 Longanesi Edizioni


L’autore

Stefano Jesurum, giornalista, è nato a Milano. Nel 1988 ha vinto il premio Campione per la saggistica con Essere ebrei in Italia e nel 1992 il premio Castiglioncello con Primo Levi. Le opere e i giorni, scritto assieme a Massimo Dini. Nel 1994 ha scritto Raccontalo ai tuoi figli e nel 1996 Soltanto per amore.


Di Grazia Casagrande


19 novembre 2004