ROMANZI

Nadeem Aslam
Mappe per amanti smarriti

“Poiché era difficile pronunciare i nomi inglesi, gli uomini che arrivarono in questa città negli anni cinquanta avevano ribattezzato tutto ciò che si trovavano davanti. Erano arrivati da ogni parte del Subcontinente, abitavano in dieci per stanza, e il nome che uno di loro dava a una strada o a un punto di riferimento della città veniva adottato dagli altri, senza tener conto del loro paese d’origine. Ma nel corso dei decenni, man mano che arrivava sempre più gente, le varie nazionalità del Subcontinente hanno cambiato i nomi a seconda del paese specifico da cui loro stessi provenivano – India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka. Solo un nome è stato accettato da tutti ed è rimasto immutato. È il nome della città stessa. Dasht-e-Tanhaii. La landa della desolazione. Il Deserto della Solitudine.”

Dasht-e-Tanhaii è il centro del romanzo multiforme e inafferrabile di Aslam Nadeem: una dimensione altra, un microcosmo a sé stante nel cuore dell’Inghilterra eppure distante e impenetrabile. È abitata da fantasmi Dasht-e-Tanhaii, Il Deserto della Solitudine. Un nome dalla risonanza profonda, che come i vortici che increspano la superficie dell’acqua alla caduta di un sasso, riecheggia all’infinito nell’anima. Non serve altro per dipingere la profonda nostalgia che accompagna il cammino degli immigrati, degli esuli costretti ad abbandonare il proprio paese e a stabilirsi in una realtà estranea e del tutto diversa. Il tempo scorre imperturbabile sulla vita di questa desolata città, scandito dal ritmo delle stagioni, affascinante nella sua indifferenza e terribile nell’ineluttabilità della sua condanna a un’esistenza percepita come un viaggio solitario e senza meta.
Le innumerevoli mappe delle quali è disseminato il romanzo convergono a Dasht-e-Tanhaii: destini diversi di uomini e donne alla ricerca della felicità perduta, ma che troppo spesso, di fronte a invalicabili muri di incomprensione, devono abbandonare le proprie aspirazioni, rinnegare se stessi e ricadere nell’inerzia della rassegnazione.
Sulle tracce della coppia di amanti scomparsi, Jugnu e Chanda, si dispiegano le trame delle vite degli abitanti di Dasht-e-Tanhaii. Nell’atto stesso di vivere liberamente il proprio amore, pur contravvenendo alle regole e alle tradizioni della comunità musulmana pakistana, i due amanti hanno segnato la propria condanna a morte. I loro corpi non verranno mai ritrovati, eppure la mappa tracciata dalla loro ribellione e il solco scolpito dalla loro inquietante assenza rimangono palpabili, fantasmi che aleggiano nel cuore di Dasht-e-Tanhaii e dei suoi abitanti. Allo stesso modo nelle presenze misteriose che popolano il lago e la natura circostante, zona di passaggio dai contorni evanescenti e imperscrutabili, si identificano non soltanto le anime di Jugnu e Chanda, ma quelle di tutte le coppie clandestine che nel tentativo di dare legittimità ai propri amori proibiti rimangono immancabilmente intrappolati nella gabbia dei pregiudizi della comunità.
La tensione sotterranea che attraversa la città si riflette nel destino di Shamas, fratello di Jugnu, e di sua moglie Kaukab, i quali assistono disarmati alla frantumazione della loro famiglia in mappe dagli orizzonti lontani e distaccate le une dalle altre.
Specchio dei conflitti che agitano l’intera comunità, Kaukab vive nel rimpianto e nella struggente nostalgia per il Pakistan. Intimamente afflitta dall’insanabile frattura tra regole morali e tradizionali del suo paese e della sua religione e lo stile di vita inglese e occidentale in generale, rifiuta qualsiasi possibilità di contatto con i “bianchi”, incapace di accettare la realtà che la circonda ormai da più di quarant’anni. Kaukab è una figura tragica, a tratti insopportabile per il suo radicalismo soffocante, a tratti fragile e vulnerabile di fronte alla tormentata battaglia che le lacera l’anima. Pur possedendo un commovente istinto per la felicità e la gioia, non riesce ad afferrarle: rifiutando infatti tutto ciò che si discosta dagli schemi dell’Islam non riesce a riscattarsi e a riavvicinarsi a chi la circonda, condannandosi a un destino di solitudine e di assenze di contatti umani, soprattutto con le persone da lei più amate.
A causa della sua rigidità i figli, nati in Inghilterra e spontaneamente integrati alla società inglese, si sono allontanati, percorrendo strade diverse, disegnando mappe dalle quali la madre rimane esclusa. E suo marito Shamas, un uomo che ha scelto di dedicare la propria vita alla ricerca del dialogo, convinto che l’integrazione fra le due culture sia possibile e necessaria, condivide con la moglie un’esistenza all’insegna dell’incomprensione e dell’infelicità. Il suo cammino è destinato a sua volta a separarsi da quello di Kaukab, in un ultimo e disperato slancio vitale.
Sono voci isolate quelle che lottano per abbattere le barriere edificate dai pregiudizi, mentre intorno la città di Dasht-e-Tanhaii sembra plasmarsi su ricordi cari ai suoi abitanti, assumendo troppo spesso i contorni del Subcontinente indiano. Odori e profumi delle case e delle strade e soprattutto i vividi colori di una natura rigogliosa ed esuberante, che sembra andare oltre la dimensione umana e incarnare un bisogno assoluto di libertà: proprio nella natura distanze e differenze si annullano sotto il segno comune di un’armonia intima nonché universale.
Ribellione e nostalgia, scontro tra culture e generazioni diverse e tentativi, falliti, di integrazione, religione e sete di nuova vitalità: su questo grande affresco Aslam Nadeem ha realizzato un romanzo dal tessuto polifonico nel quale si intrecciano percorsi diversi, lontani e multiformi, dell’essere umano, uniti però da una comune e insuperabile aspirazione alla libertà. Il quotidiano si trasforma in qualcosa di straordinario grazie al tocco sensuale del linguaggio, intessuto di similitudini e metafore capaci di rimandare a dimensioni sconosciute eppure riconoscibili, melodie che richiamano quella parte inconsapevole che si nasconde in ognuno di noi. Così l’autore si sofferma sulle pieghe dell’animo umano, indugia sui turbamenti, le inquietudini, le ansie e le piccole gioie legate all’amore: nel suo racconto poetico l’amore costituisce altresì il primo passo verso la libertà. E la libertà è il presupposto essenziale per realizzare il sogno di Aslam Nadeem: vivere in un mondo senza più mappe.

Mappe per amanti smarriti di Aslam Nadeem
Titolo originale: Maps for lost lovers
Traduzione di Delfina Vezzoli
382 pag., Euro 18,50 – Edizioni Feltrinelli – I Narratori
ISBN: 88-07-01664-8

Le prime righe

INVERNO

LA NOTTE DELLE PAVONIE


Shamas se ne sta sulla porta aperta a guardare la terra, quella calamita che strappa al cielo i fiocchi di neve per attirarli a sé. Cadono i fiocchi, a un ritmo lento, quasi frenato, come piume che affondano nell’acqua. La tempesta di neve ha ripulito l’aria dell’incenso che s’insinua nelle case dal lago vicino con il suo pontile a xilofono, ma la bruma c’è sempre anche quando è assente, a richiamare l’attenzione sulla propria scomparsa.
Questa è la prima neve della stagione e i bambini del vicinato saranno sui pendii tutto il giorno oggi, a bruciare candele per scaldare i pattini dei toboga perché scivolino più fluidi, a sfidarsi tra loro a leccare le picche gelate delle inferriate intorno alla chiesa e intorno alla moschea, trafugando grattugie per il formaggio dalle cucine per affinare la simmetria dei pupazzi di neve che costruiranno, dimentichi del freddo perché tutto è una sublime avventura a quell’età; come un’ostrica tollera la perla radicata nella sua polpa, così i piedi nudi dei bambini paiono del tutto insensibili ai ciottoli sulla riva del lago.
Un ghiacciolo si stacca dall’alto e cade come una daga lucente ai piedi di Shamas, frantumandosi sulla soglia di pietra, trasformandosi in polvere bianca al pari di un cristallo di zucchero che perde la sua trasparenza quando lo si schiaccia. Con un movimento del piede, Shamas spedisce quel fugace detrito nel giardino coperto da una coltre di neve dove in maggio e in giugno ci saranno boccioli di rosa della stessa grandezza e consistenza delle fragole, nell’angolo in cui molti anni fa uno dei suoi figli ha sepolto un fringuello morto, e poi non ha più permesso a nessuno di calpestare quel punto per timore che le ossa delicate si frantumassero sotto il peso, il cranio minuscolo altrettanto fragile del guscio d’uovo nel quale si era formato la primavera precedente.

© 2004 Giangiacomo Feltrinelli Editore


L’autore

Figlio di un poeta e produttore cinematografico, Nadeem Aslam è nato in Pakistan nel 1966 e dall’età di quattordici anni vive in Inghilterra. Ha frequentato l’Università di Manchester che ha però lasciato prima di laurearsi per mettersi a scrivere il suo primo romanzo, Season of the Rainbirds, apparso nel 1993, con il quale ha vinto alcuni prestigiosi premi. Ha trascorso poi i successivi undici anni impegnato nella stesura di Mappe per amanti smarriti, che sarà tradotto in una decina di lingue. All’apparire del suo primo romanzo, Salman Rushdie ha scritto: “Quella di Nadeem Aslam è davvero una voce nuova ed emozionante, piena di vita e sicura di sé, disinibita e ambiziosa”.


Di Paola Bonfanti


19 novembre 2004