STORIA, STORIE E VIAGGI

Guido Ceronetti
Un viaggio in Italia 1981-1983

“Non li capisco, questi smaniosi di far durare la specie a ogni costo! Sono uteri, non uomini. Il nostro stare sulla terra è davvero così buono? E come puoi credere che dipenda da te o da me! Tutto converge come in un preciso sviluppo drammatico verso questo evento. Lo fermi con i cartelli? Con le balordaggini politiche fatte ripetere in cadenza da un corteo di scemi? – Se il fine dell’umanità è “non la felicità ma la perfezione intellettuale e morale” (Renan), questo fine l’abbiamo più che mancato e non c’è speranza di raggiungerlo in futuro. Quanto alla felicità, non stiamo assistendo a una crescita mai veduta, a un’esplosione di esplosioni di infelicità, fino all’impossibilità interiore di continuare a vivere, sentita fin dai più giovani anni? Lascia i microfoni muti. Chiuditi in casa e rifletti. All’astro che non si corica non sfuggirai”.

Certi libri bisognerebbe averli sempre accanto e leggerli in parallelo alla nostra vita, crescere con loro, confrontare il loro percorso con il nostro, soprattutto se parlano di viaggi. I libri di viaggi sono una categoria varia, non rappresentano esclusivamente resoconti di spostamento, a volte i loro percorsi sono una ricerca d’immobilità dentro il fluttuare del tempo; in tal caso è la mente, o meglio, la scrittura a muoversi, in diritto e in rovescio, come su una tela. Anche i diari, i “journal”, da noi così rari o poco significativi, sono testimonianze del viaggio che è metafora di tutti i viaggi: cioè rielaborazione di conoscenza e tesaurizzazione di saggezza; e andrebbero letti, persino dosati, seguendo la proustiana intermittenza del cuore. Senonché il gran numero di sprovveduti che scrivono prima del necessario, o che alcuni più sprovveduti di loro questa necessità gliela inventano, hanno corrotto il piacere di crescere con le pagine che leggiamo, ci hanno predisposti a una difesa passiva nei confronti del bombardamento culturale che assimila la lettura al consumo di uno stupefacente, dal quale bisognerebbe guardarsi con l’avvertenza “nuoce gravemente alla salute”.
Un libro che per fortuna ci restituisce il piacere di comunicare con una concreta esperienza umana, così da farlo diventare prototipo di un personale “journal”, è proprio questo indeterminato Un viaggio in Italia di Guido Ceronetti, opportunamente riproposto dopo vent’anni dalla sua prima uscita, in omaggio a una mai sufficientemente lodata immutabilità del buonsenso letterario. Più sfogo che descrizione o contemplazione di paesaggi, o se si vuole un equilibrato connubio, la singolarità del ritorno consiste nel peso delle idee, nella sincerità del vissuto, proposto senza reticenze, in un rapporto confidenziale tra scrittore e lettore che provoca coinvolgimento. Non crediamo che Ceronetti abbia voluto fare da cicerone al proprio personaggio prendendo a pretesto un Paese e i suoi abitanti, sapeva che i tempi degli esploratori, pur di genio come Goethe e sparuta compagnia, erano irrimediabilmente passati, e che ai giorni nostri le agenzie di viaggio contribuiscono a ringalluzzire la schiera dei sitibondi cretini che parte alla ricerca del Graal e torna con un solo desiderio, il piatto di spaghetti altrove non consumato. Al contrario, il bagaglio che il nostro viaggiatore porta con sé è il bisogno di ricordare l’essenzialità della propria vita, svelandoci come funziona di fronte all’ignoto: ci sembra questo il filo conduttore degli itinerari presentati alla rinfusa, privi di uno svolgimento cronologico, con un procedere a balzi, da Arezzo a Roma, da Trieste a Torino tornando da Genova e sostando in Sicilia; una geografia sconvolta dal montaggio della lingua, in cui i fotogrammi sono sostituiti dalla parola, incarnata da colui che ne conosce i significati e sa evitarne gli orpelli.
A questo proposito, l’orpello, torna alla mente la generale demonizzazione compiuta nei confronti dell’aggettivo. La regola aurea sembrerebbe legata alla parsimonia, Ceronetti la sconvolge insegnandoci che i buoni scrittori possono aggettivare a raffica, quando è necessario; ed è dal comprenderne la necessità, dalla capacità di sfaccettare, di dosare le rifrazioni, che scaturisce una sintassi ricca, significante. A volte ci si chiede come mai alcuni “buoni” scrittori abbiano così poco da dire pur occupando da anni i banconi delle librerie; e la domanda conseguente potrebbe essere: quanti di loro possono essere ripubblicati a distanza di tempo senza svelare una congenita miopia? Quando Giulio Einaudi chiese a Ceronetti di scrivere questo libro, ebbe uno dei suoi colpi di genio, che in un editore consistono nel costruire un catalogo capace di sfidare il futuro. Si trovò tra le mani un poeta originale e lo fece lavorare sodo, lo mandò in giro per l’Italia a confrontarsi con la realtà; poco importava se era vegetariano e non capiva nulla del nostro patrimonio culinario, se trascurava l’iconografia monumentale e prediligeva la visita ai cimiteri e alle case di cura, se dava giudizi imbarazzanti su Pound, Pirandello e Stravinsky, visto che era più imbarazzante continuare a elogiarli come facevano quasi tutti, non gli importava avere l’ennesima lista di vini e di reperti archeologici, voleva una messa a fuoco dell’invisibile che solo uno sguardo puro e indipendente poteva dargli. E questa Italia “invisibile” degli anni ’80 è davvero brutta, sciatta, codarda. Con un’aggravante: che ai giorni nostri è addirittura peggiorata.
Lo testimoniano le note aggiunte nel 2004, nelle quali viene invocata la profezia di San Malachia, uno che, a dirla tutta, non ha sbagliato una virgola. Riguarda l’avvento degli ultimi due papi prima della fine della loro stirpe. Manca poco ormai allo sconvolgimento epocale ma, quando fosse avvenuto, sembra chiedersi Ceronetti, anche dell’Italia che cosa sarà rimasto, e sarà poi così doveroso rimpiangerla?
San Malachia è una mannaia non solo per il papato, lo è anche per un Paese dalla storia altrettanto millenaria che diventa ogni giorno più difficile da ricordare nei suoi aspetti migliori: divinare la scomparsa della sua antica identità è ormai una profezia postuma.

Un viaggio in Italia 1981-1983 di Guido Ceronetti
VIII- 305 pag., Euro 18,50 - Edizioni Einaudi ( Supercoralli. Serie i classici contempor.)
ISBN: 88-06- 17032-5
Le prime righe

UN...


Che cosa potrà venirne fuori? Non ne avevo idea. Una specie di scommessa, una puntata sul rosso dell'Editore, Giulio Einaudi in persona... Tanti e famosi i viaggi in Italia : aggiunsi un al titolo inevitabile, quell' indeterminatezza, uno fra tanti, l'avrebbe distinto. In origine non lo era, né voleva esserlo: il tempo ne ha fatto un racconto in vaga forma di giornale, e con questo mantello di Eremita del tarocco andrà in giro, ormai. Racconto-verità come già precisava la prefazione di allora, racconto di uno che narra tra confini stretti, che manca di stoffa, qualcosa della mia vita e del mio viaggiare raramente cambiando luoghi, appena, so dire. Satirica è la mia musa, alchemica talvolta, per lo più ho scritto in versi, mosso dei fili: mi morde l'inesatto, quando mi cuciono addosso una scheda .
«Fui giovane e ora vecchio» mi ripete infallibile il salmo 37. Ero sul crinale, un po' oltre i cinquanta, punto in cui oggigiomo si è obbligati a simulare una giovinezza partita ma persistente, sogghignandone il re David e Montaigne .E volevo il mio viaggio cominciasse da Tolosa, dalla cattedrale della Dorata dove quell'altro Guido si era o era stato misteriosamente fermato , invece di proseguire a piedi per Compostela . Tuttora penso che l'Italia vera, l'Italia pneumatica e abscondita, comincia di là, dai castelli e dalle passioni catare e trovadoriche, in lunga spola segreta con la Toscana, spiritualmente molto più provenzale che etrusca . Restò antefatto, che ogni tanto riaffiora, che non rinnego.
Quel che è interiore, esoterico, celato, in Italia, essendo inviolabile e di lunga vita, resta pensabile senza sofferenza, è cosa in sé: quel che ne appare, invece, è sotto la mannaia di una temporalità in accelerazione che mira a non lasciarne niente. Una turpitudine del linguaggio dei bruti è dire l'
Azienda Italia...

© 2004 Giulio Einaudi Editore


L’autore

Guido Ceronetti è nato a Torino nel 1927. Ha pubblicato anche Albergo Italia, Compassioni e disperazioni (Tutte le poesie 1946-1986), Aquilegia, favola sommersa, D.D.Deliri disarmati, La iena di San Giorgio,tragedia per marionette , Nuovi ultimi esasperati deliri disarmati; La vera storia di Rosa Vercesi e della sua amica Vittoria; Piccolo inferno torinese; La fragilità del pensare; oltre alle traduzioni dei Salmi, di Qohélet o l’Ecclesiaste, di Catullo, Marziale e Giovenale.


Di Alvaro Strada


19 novembre 2004