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Roberto Andò

Alle spalle ha, oltre agli studi di filosofia, la collaborazione con mostri sacri del cinema come Francesco Rosi, Federico Fellini, Michael Cimino e Francis Ford Coppola. La sua grande professionalità si è espressa nella regia teatrale e d'opera, nella multimedialità, aprendosi anche alle scene europee. Ha diretto le Orestiadi di Gibellina e il Festival sul Novecento di Palermo.
Fra gli spettacoli più emblematici della sua personalità artistica: La Foresta-radice-labirinto, elaborazione da un testo inedito affidatogli da Italo Calvino, con scene di Renato Guttuso; La sabbia del sonno, azione per musica e film su musiche di Luciano Berio e Marco Betta; l'opera multimediale Frammenti sull'Apocalisse, interpretata da Moni Ovaia; i video Robert Wilson/Memory Loss, Per Webern 1883-1945: vivere è difendere una forma e Ritratto di Harold Pinter. Nel 1999 cura la regia al Teatro Massimo di Palermo di Le Martyre de Saint Sébastien di Gabriele D'Annunzio e Claude Debussy. Sempre nel 1999 realizza il film, prodotto da Giuseppe Tornatore, Il Manoscritto del Principe, molto apprezzato dalla critica internazionale. Nel 2001 mette in scena a Palermo La stanza e Anniversario di Harold Pinter (che verrà replicato in tutta Italia per oltre un anno) e Il Flauto Magico di Mozart; quindi, nel febbraio del 2002 al Teatro San Carlo di Napoli, il Tancredi di Rossini. È di quest’anno il suo secondo film, Sotto falso nome, in cui è protagonista Daniel Auteuil.
Ecco su quali letture questo grande regista si è formato.


Qual è il suo rapporto con la lettura?

Leggo moltissimo anche a causa del lavoro che svolgo

Ha un genere preferito?

Mi definirei abbastanza onnivoro. Ovviamente ho degli autori preferiti.

Un libro che ricorda dalla sua infanzia?

Sicuramente tutta l’opera di Mark Twain

Altri scrittori di riferimento del suo passato?

Proust, Stendhal, Conrad e Sciascia

E tra gli scrittori di oggi?

Mi piace molto uno scrittore spagnolo, Javier Marías

Quali scrittori italiani contemporanei ama leggere?

Daniele Del Giudice e Erri De Luca

Ha mai pensato, leggendo un libro, “sarebbe bello farne un film!”?

Sì, leggendo il libro di Marías intitolato Domani nella battaglia pensa a me. Mi piacerebbe tentare anche con Alla ricerca del tempo perduto: ci sono stati tanti tentativi, ma sempre un po’ zoppicanti.

L’immagine, suscitata da un libro, che le è rimasta in mente per lungo tempo?

La fotografia un po’ sfuocata della madre del protagonista di un libro di Georges Perec intitolato W ou le souvenir d'enfance.

Un libro dal quale non farebbe assolutamente mai un film?

Non mi verrebbe mai in mente di fare un film da L’uomo senza qualità o dai romanzi di Stendhal.

Uno scrittore assolutamente da consigliare?

Simenon perché ha lasciato un’opera sterminata in cui si trovano sia il genere noir più rigoroso sia opere che galleggiano in uno spazio indefinito.

Secondo lei oggi c’è qualche scrittore italiano che ha raccolto l’eredità di Simenon?

Niccolò Ammaniti. E in particolare Io non ho paura: un libro che ha una grande capacità di creare tensione e di tenere il lettore con il fiato sospeso.

Di Piera Passalacqua


5 novembre 2004