PERCORSI TRA I GENERI

Gianni Biondillo
Per cosa si uccide

"Quarto Oggiaro metteva tristezza. Non date retta a chi decanta le gioie di una estate in città. Milano, senza i suoi abitanti, semplicemente non ha senso. Senza il viavai, senza le incazzature, i furgoncini degli artigiani in seconda fila e le macchine delle sciure che portano i figli all'asilo in terza. Il quadretto idillico di chi propone le passeggiare in centro, come turista, a visitare musei, che il resto dell'anno non riesci mai a vedere perché sei preso dal lavoro, è falso e pure un po’ snob."

Per cosa si uccide è il primo romanzo di un giovane (è nato nel ’66) architetto milanese, Gianni Biondillo. Ne avevo sentito parlare attraverso il classico passa parola da spiaggia tra appassionati dello stesso genere (il giallo in questo caso). Incuriosita l’ho comprato e letto in due giorni.
Il romanzo si articola in quattro (tra micro e macro) episodi che prendono il nome dalle quattro stagioni dell’anno.
In ogni episodio compaiono personaggi che, in qualche modo, si ripresentano e si ripropongono negli altri. Quasi un filo conduttore!
Le trame non sono particolarmente originali e si rintraccia qua e là, un’abitudine, ormai molto diffusa tra gli autori dello stesso genere, di caratterizzare il personaggio principale (in questo caso l’ispettore di polizia Michele Ferraro) attraverso frequentazioni di ambienti e amicizie con persone non esattamente adamantine ma nelle quali si vuole intravedere un gran cuore, una sorta di “codice d’onore” (i classici delinquenti di una volta, quelli che ormai sono una razza sorpassata).
Anche l’ambiente di lavoro e i colleghi dell’ispettore spesso hanno qualcosa di già visto, già sentito (il collega spiritoso, quello che non ha affatto il senso dello humour, quello serio e istituzionale, quello pesante e forse un po’ raccomandato ecc.).
L’autore, sviluppando la trama, cerca di conciliare o almeno di placare la classica e annosa rivalità tra polizia e carabinieri, facendoli lavorare insieme e attribuendo ad ambedue in ugual misura buone intuizioni investigative e abilità tecniche: insomma sembra quasi una pace fatta.
Quello che mi è sembrato interessante e veramente nuovo nel romanzo, è il linguaggio e il suo uso.
Biondillo scrive esattamente come si parla, usando in maniera assolutamente originale, parole nuove che altro non sono che la trasposizione onomatopeica di parole vecchie.
Faccio qualche esempio: usa spesso costrutti tipo “ma chenneso’”, ”macchecazzo”, “oggesu’”,“ommadonnasanta”,”oddio” e altri divertenti neologismi che rendono la lettura decisamente accattivante.
Oppure il vezzo di usare molto spesso il non comune “non ostante” al posto del più usato “nonostante”, libertà lecite, grammaticalmente corrette, anche se comportano sonorità nuove.
Inoltre mi è molto piaciuto il suo spudorato riportare (senza virgolette o altro), passi celeberrimi di grandi autori del passato, usati a farcire le sue, a volte, surreali, descrizioni. Ne riporto solo due, ma ve ne sono numerosi altri. Leggendo a pag. 133 improvvisamente si trova una frase come questa: Una marea di carabinieri a quattro zampe perlustrava dappertutto ispezionando circospetta anche file di rosse formiche che si rompevano ed intrecciavano a sommo di minuscole biche. E la memoria del lettore va immediatamente a Montale e a Meriggiare pallido e assorto. Oppure, un centinaio di pagine più avanti: Erano troppi, una così lunga tratta di gente che io non avrei mai creduto che la morte tanta ne avrebbe disfatta. Ecco i versi 55-56-57 del terzo canto dell’Inferno. Sono contaminazioni molto divertenti perché si avverte, senza ombra di dubbio, il loro significato di omaggi, di prese in prestito per affezione o per rispetto e anche di complicità con il lettore che certamente ha riconosciuto il gioco.
Nel complesso dunque, un libro molto piacevole da leggere e comunque interessante, per essere un altro (riuscito) tentativo di nobilitare e rendere giustizia ad un genere che ha conosciuto in un passato non troppo lontano troppi denigratori.

Per cosa si uccide di Gianni Biondillo
285 pag., Euro 14,50 – Edizioni Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN: 88-8246-652-3

Le prime righe



Tutto cominciò con quel cane sgozzato.
Se l'era fatto raccontare con calma da Comaschi. Pare che il padrone l'avesse relegato sul balcone. Non lo muoveva mai da lì,di giorno di notte, sempre. Cagava, pisciava,ululava a qualunque ora del giorno, un cagnone enorme, nero, spaventoso. I vicini non ce la facevano più........."

© 2004 Guanda Edizioni


L’autore

Gianni Biondillo è nato a Milano nel 1966. È architetto, vive e lavora a Milano. Ha scritto per la televisione e per il cinema. "Per cosa si uccide" è il suo primo romanzo.


Di Maria Antonella Bosi


12 novembre 2004