PERCORSI TRA I GENERI

Catherine Cusset
Confessioni di una spilorcia

“Con Nathalie, a dieci anni, si ruba. Tutti i giorni, all’uscita di scuola, facciamo delle spedizioni all’Euromarché. Ciò che mi piace, nel furto, è l’idea di non pagare: di avere gratuitamente quella cosa nuova avvolta nella sua confezione. Invece non amo la paura che il furto genera, nei minuti in cui usciamo dal negozio cercando di passare il più possibile inosservate. Il cuore batte forte come all’inizio di Midnight Express, della cui musica mi sono innamorata a sedici anni; le dita tremano e un finto sorriso contrae le labbra mentre la mano, con movimento meccanico, spinge sul rullo nero la barretta di cioccolato da cinquanta centesimi che paghiamo per passare impunemente davanti alle casse, con le tasche e le cartelle piene di oggetti rubati.”

È l’autoironia la forza propulsiva di questo insolito libro, che ripercorre la vita della scrittrice per tappe scandite dalle figuracce in cui è incappata per la sua taccagneria. L’avarizia, che non per nulla è uno dei vizi capitali, non si apprende per caso, ma ha radici genetiche: in famiglia la Cusset ha trovato sia nella madre che nel padre due modelli di tirchieria, lei selettiva, cioè spendacciona per sé e tirata con gli altri, lui tenace risparmiatore a mo’ di formica. L’unica generosa era la nonna, e la piccola Catherine ne approfittava per derubarla dei cioccolatini.
Suddiviso per argomenti, questo diario esilarante e nello stesso tempo imbarazzante – perché ognuno può ritrovare qualcuna delle sue piccinerie - racconta meticolosi itinerari per mercatini, confezioni di regali fai da te, menù appariscenti con cibi in scadenza, viaggi difficoltosi su mezzi fatiscenti, amicizie in pericolo, tutto a causa dell’ossessione per il minor costo possibile.
Ma poi c’è anche l’altra faccia del problema: “Sono brava a comprare, ma non a vendere. Mettere ciò che è mio in vendita mi angoscia”. Diventare scrittrice di professione procura un trauma a Catherine, perché non riesce a quantificare il suo valore, abituata com’è a deprezzare ogni cosa, per poter spuntare il prezzo inferiore. Ma alla fine del libro ammette che la soddisfazione che le dà la scrittura è impagabile: “Niente e nessuno può competere con il piacere, così economico, della scrittura. Tutto ciò che è negativo, convertito in scrittura, diventa positivo”. E lo ha dimostrato anche con questo brillante e coraggioso pezzo di bravura.

Confessioni di una spilorcia di Catherine Cusset
Traduzione di Domitilla Marchi
Pag. 101, 10,00 euro - edizioni Le Lettere
ISBN 88 7166 829 4

Le prime righe

1
Infanzia di una spilorcia


“Mi piacciono i divertimenti a buon mercato: la lettura (di libri presi in prestito nelle biblioteche); la bici (su vecchi macinini pagati due soldi); le camminate (con lo stesso paio di scarpe da ginnastica da sette o otto anni); il nuoto (nella piscina comunale, ingresso due euro); i bagni di mare (gratuiti) in una spiaggia per nudisti (neanche il problema di comprare il costume).”

© 2004 Edizioni Le Lettere


L’autrice

Catherine Cusset è nata a Parigi nel 1963 e vive a New York. E’ autrice di otto romanzi, non ancora tradotti in italiano, fra cui Le problème avec Jane che nel 2000 ha vinto il premio delle lettrici di Elle, e Amours transversales (2004).


Di Daniela Pizzagalli


12 novembre 2004