SCUOLA, POLITICA E SOCIETA'

Ettore Mo
Treni
Nove viaggi ai confini del mondo e della storia

“Libri e manoscritti sono nelle mani di venerabili famiglie che se li tramandano di generazione in generazione, memori del tempo in cui, scaricati dalla gobba dei cammelli dopo miglia e miglia di deserto, costavano più dell’oro e del sale.”

Un particolare viaggio in giro per il mondo: il mezzo di trasporto che Ettore Mo ha scelto di adottare non è certo dei più avveniristici o dei più veloci, ma è uno dei più diffusi, presente anche nei luoghi dimenticati dalla modernità (ai confini del mondo e della storia, dichiara il sottotitolo del saggio), stiamo parlando del treno. Attraversa, con il treno più lungo della terra, le zone desertiche e sconfinate della Mauritania con le sue infernali miniere, dove si spera e si sogna la ricchezza in virtù del probabile petrolio del sottosuolo, dove esiste un islam tollerante, e un patrimonio di manoscritti raccolti in biblioteche pubbliche e private poste sotto la protezione dell’Unesco. Oppure stipato su improbabili carrozze insieme a una folla chiassosa, sul treno più lento che si possa annoverare, percorre una linea ferroviaria che in passato aveva visto i velluti e gli agi del treno del Negus, quindi la tragedia della più recente guerra tra Etiopia ed Eritrea di cui ancora restano aperte le ferite. Ettore Mo passa poi in Europa, anzi nel cuore della Mitteleuropa, in Polonia, dove tuttora esiste una locomotiva a vapore che continua a suscitare nel suo vecchio macchinista in pensione un sentimento di vero amore. Impossibile però non ripensare ad altri e ben più drammatici viaggi che da quel luogo partivano, quelli che i deportati ebrei erano costretti a compiere, stipati in carri bestiame, per raggiungere i luoghi della loro morte. Si passa poi in Grecia e si rievoca, con un vero testimone che, solo grazie a quella linea ferroviaria e alla rocambolesca fuga ad Atene era riuscito a sopravvivere, lo sterminio nazista degli ebrei di Salonicco. Ci si sposta su di un altro percorso e su di un altro treno: siamo tra Cile e Bolivia ad altissima quota. Qui il ricordo del Che, del giovane Ernesto in viaggio sulla motocicletta per l’America Latina o dell’eroe giovane e bello trucidato mentre cercava la libertà per i popoli oppressi, è così vivo che sembra di averlo seduto accanto sul treno. Ecco il Messico: 16 ore per percorrere 653 km, tanti ne occorrono per raggiungere Chihuahua da dove era partita la rivoluzione del 1910 quella di “Pancho” Villa e di Zapata, di cui è tracciato un rapido ma efficace ritratto. Più angosciante la realtà che il Birmania-Express attraversa: 700 km in 17 ore, e il pensiero corre al sanguinario regime militare che lì vige. In Thailandia la ferrovia che entra nella giungla, realizzata a tempo di record dai prigionieri di guerra (ricordate Il ponte sul fiume Kwai?), sembra ancora denunciare il costo delle innumerevoli morti provocate da quell’infame “record”. Poi l’India, la bellissima Darjeeling, il generoso trasferimento a Calcutta di madre Teresa. Quando si passa in Afghanistan sentiamo che dalla Storia si entra nella cronaca e osserviamo, attraverso gli occhi dell’autore, Kabul, gli spiragli di pace e di serenità dopo anni di guerra. Ovunque forte è la contrarietà per l’intervento americano in Iraq, sia che Mo discuta con lo scrittore Mohammed Khaleeq, con il semplice cittadino o con il neoministro. Qui ci si muove in macchina, circondati da un agro sapore di morte.
Le Ande, il Perù, sono lo scenario di un altro capitolo. Mo racconta la festa di fine luglio a Catabambas, la battaglia fra condor e toro e la miseria, la fame domata dalle foglie di coca, la promiscuità, l’alcolismo, il machismo, la tragica realtà di questo poverissimo pueblecito. I passaggi sono rapidi, da una parte all’altra del mondo dalla miniera d’argento di Potosì in Bolivia alla Siberia, dall’odissea dei dissidenti a Volgograd l’ex Stalingrado con la maestosità del Volga e il ricordo della mitica battaglia di Stalingrado.
Un ultimo capitolo parla di una dimensione diversa, ma altrettanto interessante: siamo a Mansfield in Ohio, qui ai carcerati è data la possibilità di allevare cani e i “cell dogs” hanno abbassato la violenza del 40% e dimostrato come sentimenti e tenerezza possono nascere nei luoghi meno prevedibili.

Treni. Nove viaggi ai confini del mondo e della storia di Ettore Mo
228 pag., Euro 15,00 – Edizioni Rizzoli (Saggi italiani)
ISBN: 88-17-00434-0

Le prime righe

PREMESSA


Dopo il leggendario volo di Lindbergh, l'aereo ha esercitato grande fascino sulle generazioni del primo Novecento: fascino che è via via aumentato di intensità seguendo il ritmo di produzione dell'industria aeronautica, instancabile nello sfornare modelli sempre nuovi e più efficienti, fino al miracolo dei super-jet e dell'era spaziale.
Abitando sulla sponda del Ticino, proprio davanti agli hangar della S.I.A.I. Marchetti (allora Savoia), anche la mia infanzia venne cullata dal rombo degli idrovolanti che decollavano dal fiume. Ma per quelli della mia generazione, cioè per le classi (tutte di ferro) degli anni Trenta, non poteva che essere il treno il più comune e normale mezzo di trasporto.
Dietro questa carrellata di reportage sui treni, apparsi sul «Corriere della Sera» e ora qui raccolti e rielaborati, c'è forse anche un moto di nostalgia per gli anni dell'adolescenza e della giovinezza quando, ogni giorno, si raggiungeva la scuola — nel capoluogo di provincia - a bordo di lenti e fumosissimi convogli, allegri di stupidaggine.


© 2004 RCS Libri


L’autore

Ettore Mo è stato per vent’anni inviato speciale del “Corriere della Sera”. Anche adesso, in pensione, continua a girare il mondo in cerca di storie da raccontare. Ha pubblicato: Sporche guerre, Gulag e altri inferni, Kabul e I dimenticati (finalista del Premio Estense 2004). I reportage raccolti in Treni sono usciti sul “ Corriere della Sera”.


Di Grazia Casagrande


12 novembre 2004