REALE E SURREALE

John Haskell
Io non sono Jackson Pollock

“Aristotele diceva che l’abitudine è il fondamento della virtù, e io credo intendesse dire che il valore di un’azione risiede in parte nella sua capacità di ripetersi, di diventare qualcosa di più di un atto casuale. Oggigiorno la parola virtù si sente sempre meno, e la parola “abitudine” è di solito riferita a qualcosa di non necessariamente voluto, o indipendente dalla volontà. Aristotele, invece, dal punto di vista avvantaggiato dell’antichità, vide lo sviluppo di un’abitudine come un passo verso la felicità.”

Se vi chiedessero che differenza c’è tra una elefantessa di nome Topsy e una donna africana chiamata Venere ottentotta, cosa rispondereste? Probabilmente nulla. Ci prova John Haskell, con molta ironia e una visione surrealista.
Innanzitutto bisogna capire chi o cos’è un elefante e chi o cosa è una donna chiamata Venere ottentotta. Quindi chi siamo e, soprattutto, quale idea abbiamo di noi stessi.
Domanda difficile. Allora Haskell, prova a chiedersi chi o cosa non siamo.
Non siamo chi vorremmo essere. Non esprimiamo mai quello che vorremmo esprimere. Diamo di noi un’idea talmente lontana da quella che abbiamo di noi stessi che, incapaci di comunicare con il mondo esterno e frustrati dall’impossibilità di influenzarlo, cominciamo ad odiarlo.
Il raggiungimento della felicità, di un senso di benessere e di completezza; è verso questa sensazione che tutti noi tendiamo. Ma riusciamo ad ottenerla realmente, o ci accontentiamo di un surrogato di esistenza che, ammiccante, si avvicina alla nostra idea? E cosa vuol dire, realmente, essere “felici”?
La felicità, i rapporti umani, l’amore, l’affetto, il benessere; li ricerchiamo disperatamente, come se si trattasse di un qualcosa talmente lontano da noi. Impossibili da raggiungere, perché all’interno di abitudini convenzionali da cui vogliamo allontanarci, e, d’altro canto, a cui rimaniamo aggrappati, perché isola felice, perché noto e certo, perché l’abitudine è “reale” e “umana”.
Haskell invita un po’ di ospiti, li fa accomodare in varie stanze del suo libro e ci permette di osservarli, di nascosto e indisturbati.
Cosa ci fa Jackson Pollock, il pittore alla perenne ricerca di una rappresentazione veritiera del suo inconscio, nella Cedar Tavern?
E chi è la misteriosa donna che tocca le celebri dita di Glenn Gould?
Perché la modella Lisa Fonssagrives è curva sul water?
“Tutti qualche volta perdiamo un po’ la testa”, bisbiglia Anthony Perkins, accingendosi ad accoltellare Janet Leigh.
Ma, alla fine, è così vitale ritrovarla?

Io non sono Jackson Pollock di John Haskell
Titolo originale: I am not Jackson Pollock
Traduzione di Matteo Colombo
175 pag., Euro 14.00 – Edizioni Bookever
ISBN: 88-89212-02-0

Le prime righe

Sognando una tabula rasa


Io non sono Jackson Pollock. O meglio, non sono Jackson Pollock, il famoso artista, quando entrò nella Cedar Tavern e vide una ragazza seduta in un separé in fondo al bar ed ebbe voglia di andare da lei. E lo fece. O meglio, fece per andare da lei, ma provava una cosa che lui definiva agitazione, una sensazione dentro il corpo che non gli piaceva, e così si fermò davanti al bancone per bere qualcosa, un whisky. Continuò a provare quella stessa agitazione anche dopo il whisky, perciò ne bevve un altro. Ma la sensazione non se ne andò, anzi, si fece più intensa, lo distraeva, e quando tentava di controllarla, trattenendola o reprimendola, il suo corpo si ribellava contro di lui e contro se stesso, e lui non seppe far altro che bere di nuovo, un altro whisky, e anche una birra, e anche un altro whisky, e una birra...
È in piedi, coi gomiti appoggiati sul bancone, e la distanza tra il punto in cui si trova lui, con il suo bicchiere vuoto, e quello in cui siede la ragazza, con i suoi capelli scuri, si espande come un universo in espansione. Lei si allontana sempre di più, e una parte di lui - il desiderio - va verso di lei, mentre l'altra resta al bancone, a bere e a tremare. E mentre la distanza tra il punto in cui si trova e quello in cui vorrebbe trovarsi si espande, sente che anche lui si sta allontanando, non solo da lei, ma anche da se stesso, o da quella parte di se stesso che agirebbe secondo i suoi desideri.

© 2004 Bookever


L’autore

Nato in California, poco più che trentenne, John Haskell vive e lavora a Brooklyn. Ha da poco terminato il suo nuovo romanzo, American Purgatorio.


Di Simona Incerto


5 novembre 2004