SAGGI

Fernando Savater
Il coraggio di scegliere

“Il concetto filosofico più serio che si oppone alla libertà umana, o che la relativizza, è quello di destino. Quando l’essere umano guarda in avanti, al futuro, considerando le sue diverse possibilità e pianificando la sua scelta, crede nella libertà; ma quando guarda indietro e contempla la sua vita non già come un compito ma come un risultato, allora gli sembra che tutto sia accaduto fatalmente, secondo un disegno prestabilito e necessario. Questo è il destino, il non scelto che sceglie per noi… proprio attraverso le nostre scelte apparenti. Anche se non crediamo nel concetto estremo di destino, secondo il quale tutti gli accadimenti sono predestinati (come immaginarono, fra gli altri, gli stoici), sembra inevitabile credere almeno in un destino ristretto ma inesorabile: la morte.”

Può sembrare superfluo fare riflessioni sulla libertà. Alle nostre latitudini siamo inguaribilmente convinti che questo bene sia diventato uno dei tanti generi di consumo la cui sovrabbondanza ci impone, per questioni economiche più che morali, di esportarlo. Siamo grandi fruitori di beni voluttuari, eppure le nostre scorte di libertà sembrano inesauribili, sarà forse questa la ragione per la quale periodicamente diventiamo inappetenti e desiderosi di “essere un po’ più liberi di non esserlo”? Non si spiegherebbe altrimenti come dalla Rivoluzione Francese in poi il fiorire delle aristocrazie, persino democratiche, non abbia avuto termine. Fernando Savater dovrebbe ritenere questo processo ineluttabile, quando afferma che la libertà assoluta è un’utopia, che esisterà sempre un uomo più libero di un altro, che qualunque tipo di società sarà asimmetrico, che le lotte per ottenere la libertà non hanno mai riguardato la totalità degli uomini bensì un allargamento del numero dei privilegiati, proprio perché il concetto stesso di essere liberi nasce dall’osservazione dei comportamenti tra titolari e non titolari di un privilegio. In definitiva, esemplificando, per riuscire a isolare l’atomo della libertà bisognerebbe partire da una cellula di due persone, delle quali la prima sarà libera rispetto alla seconda che non lo è, o se anche teoricamente lo fosse, risulterebbe comunque subordinata.
Rousseau, nel Contratto sociale, se la memoria non ci tradisce, non ammetteva che un individuo potesse rifiutare la libertà, e chiudeva l’incidente come segue: “Il che non significa altro che lo si costringerà a essere libero”, un ossimoro radicato indifferentemente sia nelle dittature sia nelle democrazie, ed equivale a una totale sottomissione alla volontà di potere che può essere espressa sia da un individuo sia da una maggioranza. Viene in mente che il concetto di schiavitù rispetto a quello di libertà è meno ambiguo, anche se in certi casi possono equivalersi. Una moltitudine di lotte per affrancarci dalla schiavitù ha dimostrato che un uomo ricco è meno schiavo del suo simile povero, ma in assoluto non del tutto libero nemmeno lui, perché qualcuno più ricco potrebbe limitarlo. Già, ma allora in che cosa consiste il “coraggio di scegliere” a cui si appellerebbe Savater? “Per quale scopo, per quale motivo?” titola uno dei capitoli del pamphlet, e saremmo curiosi di scoprirlo. Gli elenchi che vengono suggeriti in risposta ricalcano vecchi ingranaggi filosofici che stridono per mancanza di lubrificante; sentire parlare ancora di bene e di male, di libero arbitrio, e poi ancora di verità, di politica, di educazione civica, ci ha confusi più di quanto non lo fossimo da prima. Per fortuna uno spiraglio di chiarezza viene dalla vecchia predisposizione ispanica a ritenere il destino padrone del creato. Il Duque de Rivas ci aveva ammonito che “La fuerza de sino” era invincibile, lo ripete Savater cercando di tergiversare sul piano moralistico, passando dalle citazioni di Seneca a quelle di Montaigne, ma la conclusione a cui arriva è risaputa, cioè che non esiste libertà senza schiavitù, né verità senza menzogna, e sembra un po’ semplicistico affidarci alla politica, all’educazione civica sapendo che esse stesse non sono immuni da arbitri e confusioni, e che da qui emergono i nostri attuali deficit, in questo caso riguardo le possibilità di scelta, poiché proprio dalle oligarchie che impongono liste di comportamento, alle quali a quanto pare non si sottraggono nemmeno i filosofi, nasce l’inappetenza di cui sopra. Certo, se poi come normalizzatore delle nostre frustrazioni ricorriamo all’influenza del destino, tanto vale rassegnarci alle catene.
L’autore cita un apologo illuminante raccontato da Orson Welles in Mister Arkadin: “Uno scorpione chiede a una rana di portarlo sul dorso sull’altra sponda del fiume; la rana all’inizio si rifiuta, per paura della sua puntura mortale, ma lo scorpione la convince con un argomento logico: ‘Se ti pungessi, con la tua morte anche io morirei affogato’. A metà strada, dove l’acqua è più profonda, lo scorpione conficca il pungiglione velenoso nel povero batrace. Moribonda, la rana chiede il motivo di quell’assurdo comportamento: ‘Ora anche tu morirai!’. E lo scorpione sospira, rassegnato: ‘Non c’è nulla da fare, sono fatto così…’”. Un altro autore citato, Searle, secondo noi completa il quadro, dicendo: “La ragione è il fondamento del desiderio mentre il desiderio non è il fondamento della ragione”. Basta e avanza per rassegnarci all’evidenza che tra la libertà di fatto e di nome c’è un abisso incolmabile, ma soprattutto costringe a constatare quanto sia difficile dire qualcosa di originale su certi argomenti senza evitare l’abuso di potere intellettuale.
Fernando Savater è un filosofo, un noto docente universitario, scrive molto ed è molto tradotto, ma almeno in questo saggio non sfugge al cliché in cui rientrano i testi professorali nostrani, i quali pencolano sui versanti opposti dell’oscurità semantica e della divulgazione giornalistica, passando dall’anacoluto alla barzelletta o, come nel nostro caso, agli apologhi. Per lo meno le sue digressioni ci sembrano divertenti, infatti Savater è un affabulatore facondo e troviamo corretta la nota del risvolto di copertina quando parla di “riflessioni a voce alta”. Tuttavia il senso dei dodici capitoletti di cui è composto il libro viene un poco stravolto dal titolo proposto per l’edizione italiana, Il coraggio di scegliere, mentre il più vago El valor de elegir dell’edizione in castigliano meglio si attaglia alla rapsodica esposizione di controcampi che non intendono farsi sistema, bensì spunto per idee aperte al dibattito.

Il coraggio di scegliere. Riflessioni sulla libertà di Fernando Savater
Titolo originale: El valor de elegir
Traduzione di Francesca Saltarelli
XI- 161 pag., Euro 15,00 – Edizioni Laterza (I Robinson. Letture)
ISBN: 88- 420-7266-4

Le prime righe

Introduzione
Le scelte e la vita


Il tema di questo libro è una domanda che mi ossessiona, credo, da quando possiedo l'uso della ragione. Anzi, e forse peggio: è la domanda che ha dato senso all'uso della mia ragione, e anche quella che mi ha rivelato i limiti della mia razionalità. Per cominciare posso porla, in modo ingenuo, in questi termini: in che cosa consiste la libertà? Ma ecco che, appena formulata, la domanda mi s'intreccia con altri interrogativi - come accade di solito con le vere questioni filosofiche - che intralciano e rimandano la risposta diretta: esiste davvero la libertà? È una cosa che possiedo ancor prima di saperlo, una cosa che acquisisco quando so di averla o una cosa che, per poter essere mia, mi obbliga a rinunciare a sapere con certezza che cosa sia? Sono capace di libertà oppure sono libertà e, per questo, sono capace di essere umano? E così tante altre domande: troppe. Per ottimismo o per pigrizia, a mio tempo immaginai che le risposte sarebbero venute con l'esperienza degli anni ed è per questo che ho sempre rimandato la stesura di quest' opera, che considero come il nucleo essenziale di tutto ciò che ho scritto. Ma adesso ho capito che né il tempo né lo spazio servono a dissipare le nostre perplessità. È inutile rimandare a domani ciò che domani sarà difficile e impossibile da fare esattamente come oggi. Senza avere, pertanto, risposte definitive, mi decido a tentare di rispondere. È la prima e più decisiva delle scelte di cui parlerò nelle pagine seguenti.

© 2004 Edizione Laterza


L’autore

Fernando Savater (San Sebastián, 1947), uno dei maggiori intellettuali spagnoli di oggi, insegna filosofia all’Università di Madrid. Ha pubblicato Etica per un figlio, Il giardino dei dubbi, Cattivi e maledetti, Etica come amor proprio, Brevissime teorie, L’infanzia recuperata, A cavallo tra due millenni, Borges, Le domande della vita, Politica per un figlio, Dizionario filosofico, A mia madre, mia prima maestra e A briglia sciolta.


Di Alvaro Strada


29 ottobre 2004