SAGGI

Vittorino Andreoli
I miei matti
Ricordi e storie di un medico della mente

“Alla fine, anche lo psichiatra abitava il manicomio come gli altri matti. Una vita strana, forse paradossale, forse assurda, ma tutto sommato vera. Quando si doveva stabilire che le cose non andavano, il confronto era con la vita dei sani. Una normalità che, dovendo definirlo, saprei descrivere solo come patologia, in quanto per gli abitanti del manicomio è il ‘fuori’ ad essere anomalo.”

Il termine “matto” potrebbe apparire un po’ crudo per designare i malati di mente, invece indica un rapporto affettivamente caldo e non è un caso che lo utilizzasse spesso, parlando dei suoi pazienti, anche un maestro come Cesare Musatti. Così questa autobiografia professionale di Andreoli è interessante proprio perché mette al centro dell’analisi i malati, le loro storie e le loro vite, non se stesso.
La scelta di fare lo psichiatra è precoce, Andreoli decide all’ultimo anno di liceo, quando ha l’opportunità di visitare un manicomio, una vera e propria cittadella circondata da mura. “Mura altissime e irte, sulla sommità, di cocci di bottiglie rotte, per scoraggiare eventuali evasioni”. È il manicomio degli elettroshock e dei getti violenti di acqua fredda o dell’insulinoterapia, ma anche quello che stava rapidamente trasformandosi e che iniziava a utilizzare farmaci antidepressivi o sedativi.
Dal secondo capitolo iniziano a srotolarsi storie individuali, di uomini e donne affetti da quella misteriosa malattia che è la follia, così come di medici importanti, psichiatri e ricercatori più o meno noti, con i quali il giovane Andreoli viene in contatto. Poi il soggiorno americano, la fatica di un lavoro che assorbe e di una famiglia in crescita che non può essere trascurata e il ritorno a casa diventa un’esigenza di equilibrio personale e familiare. Ha avvio la professione di psichiatra all’interno di un manicomio, dimensione che non sarà più lasciata fino al pensionamento . Nel frattempo i mutamenti nella psichiatria sono radicali, arriva la legge cosiddetta Basaglia, la chiusura dei manicomi e i nuovi problemi di gestione dei malati.
A metà degli anni Settanta Vittorino Andreoli aveva anche soggiornato per un certo periodo in Africa per approfondire i suoi studi sulla psichiatria transculturale: giunto là per una serie di conferenze aveva deciso di rimanervi per studiare le immense differenze tra la visione occidentale della follia e quella africana, studi che gli amplieranno ulteriormente il punto di vista sulla specialità che pratica .
Ma la parte maggiore di questa biografia è dedicata alla vita nel manicomio di Marzana, ai cambiamenti da lui attuati al suo arrivo, ai rapporti con i malati, con le suore e con gli infermieri fino alle trasformazioni determinate da quella legge che lui considera molto discutibile, ma a cui ubbidisce per il grande rispetto che ha per le istituzioni. Per legge restano in piedi solo i centri per malati acuti, come quello di Soave, di cui diventa direttore e che rappresenta la testimonianza di una buona applicazione della “Basaglia”.
“Il 17 maggio 1999 sono morto come psichiatra”: lascia cioè del tutto l’attività perché va in pensione scegliendo di staccarsi totalmente dal ruolo prima rivestito e tornando a guardare gli uomini come persone e non più come pazienti.

I miei matti. Ricordi e storie di un medico della mente di Vittorino Andreoli di Vittorino Andreoli
262 pag., Euro 16,50 – Edizioni Rizzoli (Saggi italiani)
ISBN: 88 -17- 00371-9

Le prime righe

1


Ho deciso di fare lo psichiatra nel 1959.
Avevo terminato gli studi liceali e, come tutti i miei compagni, stavo pensando a quale indirizzo prendere all'università. Scegliere una facoltà, a quei tempi, significava scegliere il proprio futuro. E io mi sentivo piuttosto combattuto.
Ero un "secchione", un "secchione" orrendo anche se bene integrato tra i miei coetanei. Al di là dei voti che erano i più alti e non differenziavano nulla, io adoravo la filosofia.
Pur avendo ricevuto un'educazione cattolica molto rigida, fondata sul mistero e sul senso dell'uomo e del mondo che non sono traducibili in formule matematiche, ero affascinato dai sistemi filosofici razionali. Amavo Aristotele, Immanuel Kant. Persino Friedrich Hegel cominciava a non essere sufficientemente "quadrato" per i miei gusti. Il legame con il cristianesimo si ridusse a san Tommaso, con l'imperio della ragione anche per rapportarmi a Dio.
Il mio insegnante di filosofia, il professor Arturo Pasa, era marxista e quando si trattava di affrontare questioni che coinvolgevano la teologia o, più generalmente, avevano riferimenti con il pensiero cattolico, mi sfidava e mi lasciava salire in cattedra per fare lezione nel rispetto della mia rigida visione del mondo soprannaturale.

© 2004 RCS Libri Editore


L’autore

Vittorino Andreoli è uno dei più autorevoli studiosi italiani della psiche. Tra i suoi libri più recenti ricordiamo: Il matto inventato, Yono-cho, Camice matto, Voglia di ammazzare, E la luna daràa ancora luce, E vivremo per sempre liberi dall'ansia, Dalla parte dei bambini, Istruzioni per essere normali, Giovani, Tra un’ora, la follia, Lettera a un adolescente.


Di Grazia Casagrande


29 ottobre 2004