DELILLO E PENNAC

Daniel Pennac
Grazie

“No, più ci penso, più questi ringraziamenti alla giuria, allo staff, al pubblico mi sembrano… una formalità. Una specie di deviazione obbligatoria per non dover ringraziare ufficialmente se stessi. È assolutamente impossibile ringraziarsi da soli se non si è ministri.”

Un lungo monologo, scritto per il teatro, ed è inevitabile, durante la lettura, immaginarne la recitazione di Claudio Bisio, almeno per quanto riguarda il pubblico italiano che ha già visto il bravo attore milanese come perfetto Monsieur Malaussène. La traduzione di questo breve testo di Pennac della sempre efficace e brillante Yasmina Melaouah permette ai fans dello scrittore francese di riaccostarsi, dopo un lungo periodo di astinenza, a una sua opera.
La dedica a Stefano Benni, sicuramente dovuta ad amicizia, fa anche pensare a una specie di omaggio rivolto a un autore davvero capace non solo di ironia, ma anche di autoironia. Viste la nevrosi e la confusione mentale del protagonista di Grazie, uno scrittore a cui viene assegnato un prestigioso Premio “per l’insieme della sua opera”, indubbiamente anche Pennac cerca di sorridere su di una professione presa troppo spesso sul serio.
Ma questo libro non suscita, né intende farlo, solo sorrisi, anzi il messaggio che lancia è piuttosto amaro: ci è capitato di vivere, sembra volerci dire, in un mondo che tutto spettacolarizza, in cui è difficile salvarsi dal prevedibile e dallo scontato, in cui anche chi svolge un’attività intellettuale è quotidianamente preda della maldicenza da rotocalco o della banalità.
L’ironia di Pennac poi si sofferma sulla ritualità dei tanti premi, sia che siano assegnati ai benemeriti della letteratura che ai grandi del cinema o dell’arte: esistono modalità di ringraziamento, scontate e un po’ ridicole, a cui il vincitore non riesce quasi mai a sottrarsi (sarà difficile però, dopo questo libro, fare un discorso di ringraziamento senza sentirsi un po’ grotteschi) perché c’è l’attesa degli spettatori che va confortata. Esiste poi la categoria dei “provocatori” quelli “che se la prendono con la giuria, quelli che insultano il pubblico, quelli che ne dicono quattro proprio al famoso staff, quelli che arrivano sul palco nudi, o completamente ubriachi, quelli che usano il trofeo per scopi… chiaramente distorti… quelli che vengono di persona a far sapere che rifiutano il premio…”: insomma tutto è già accaduto e tutto è prevedibile. Da qui la nevrosi: come non cadere nella trappola della banalità? Forse ricordando i soprusi subiti da bambini, forse parlando del proprio privato e della scontentezza di sé?
Una settantina di pagine per non fare un discorso di ringraziamento, ma per mettere a nudo tutti i luoghi comuni sul tema, e per mostrare come dietro ad ogni trofeo ci sia spesso un poveraccio, confuso e incapace di liberarsi dai lacci del ruolo che gli viene assegnato dagli implacabili meccanismi sociali.

Grazie di Daniel Pennac
Titolo originale: Merci
Traduzione di Yasmina Melaouah
68 pag., Euro 6,50 – Edizioni Feltrinelli (Super universale economica)
ISBN: 88-07-84046-4

Le prime righe

1.


Siamo a teatro, noi in platea, lui sul palcoscenico.
Quando si alza il sipario lui è di schiena, in controluce, di fronte a un'altra sala dirimpetto a noi che lo applaude fragorosamente. Lo vediamo profilarsi come un'ombra cinese nell'alone abbagliante dei riflettori e ringraziare l'altra sala che lo acclama.
Grida:
- Grazie!
Indossa uno smoking.
Una lucina rossa lampeggia in alto sopra la sua testa.
Si sgola, per sovrastare l'entusiasmo del pubblico:
- Grazieee!
Con le due mani brandisce un trofeo agitandolo come uno shaker.
- Grazie!
Gli applausi raddoppiano.
Raddoppiano i ringraziamenti.
- Grazie! Grazie!
Una luce sempre più cruda rende la sua ombra iridescente. La lucina rossa continua a lampeggiare. Il pubblico lo acclama, fischia, batte i piedi, un'ovazione incredibile. E lui:
-Grazie! Grazie! Grazie! Grazie!
Il trofeo deve essere pesante; abbassa un braccio e se lo sistema nell'incavo del gomito.
- Grazie, siete davvero... Grazie...! Con la testa inclinata di lato, la mano alzata, aspetta che cali l'entusiasmo della folla.
- Grazie, vorrei... Graz... gra...
Tenta con la mano di placare il frastuono.
- Per favore, vorrei...
Rimane a lungo immobile, con il braccio alzato, finché la lucina rossa non cessa di lampeggiare. L'entusiasmo si smorza, e anche la lucina.
-Per fav...
Sembra stanco. La testa è inclinata dal lato in cui pesa il trofeo. La mano alzata sembra sul punto di ricadere.
- Grazie...
Le luci si abbassano. La sua sagoma sfuma fino a confondersi con il buio completo che cala insieme al silenzio.
Buio.
Silenzio.
Si sente solo qualche colpo di tosse, lo scricchiolio di qualche poltrona, che pian piano diventano i nostri colpi di tosse, gli scricchiolii delle nostre poltrone...

© 2004 Giangiacomo Feltrinelli Editore


L’autore

Daniel Pennac, professore di francese in un liceo parigino, è autore della serie di romanzi di straordinario successo centrati sulla figura di Benjamin Malaussène, di professione capro espiatorio, e della sua colorita famiglia.
Il paradiso degli orchi, La fata carabina, La prosivendola, Signor Malaussène e La passione secondo Thérèse oltre a Ultime notizie dalla famiglia e un saggio sulla lettura Come un romanzo, del romanzo Signori bambini della storia a fumetti Gli esuberati, con disegni di Jacques Tardi e del romanzo Ecco la storia.
Pennac ha vinto il Premio internazionale Grinzane Cavour "Una vita per la letteratura" nel 2002.


Di Grazia Casagrande


29 ottobre 2004