DELILLO E PENNAC

Don DeLillo
I nomi

“Gli uomini si creavano dei ricordi per sopire la loro inquietudine per le cose che facevano in quanto uomini. Il passato remoto rappresenta l’unica innocenza e pertanto è necessario conservarlo.”

Il ricordo, la memoria, il passato e segni tangibili di questo passato, la Grecia antica e il suo Partenone. De Lillo, con questo romanzo, ci riporta alle origini. Alle origini della storia, alle origini della civiltà; quando la lingua era soltanto un mezzo di comunicazione, quando il semplice gesto di pronunciare il proprio nome indicava il fatto stesso di esistere.
La lingua non è un qualcosa da studiare, ma da sentire. Vive e pulsa, proprio come vive e pulsa il popolo che la parla.
Ci sono un uomo e una donna. Lui, analista di rischio per un’importante società americana, costretto a ramingare tra la Grecia e i Paesi Arabi, strettamente ancorato alla realtà in cui vive attraverso dati, informazioni, investimenti, soldi. Lei, la moglie, novella archeologa, alla ricerca di un passato nel quale avrebbe voluto vivere e del quale desidera essere parte.
De Lillo ci conduce, delicatamente e sapientemente, proprio attraverso i viaggi di James e Kathryn.
Il viaggio reale, compiuto in Medio Oriente verso la fine degli anni ’70, di James Axton e di un gruppo di persone, ma potremmo definirle ombre, che si muovono all’interno del sistema capitalistico americano, o più semplicemente nomi a cui dare un volto. Il viaggio virtuale nella sua memoria… in quel che resta del suo matrimonio, ormai lontano e sbiadito; un cammino alla ricerca di sé, di una propria dimensione, di un proprio linguaggio.
Tutti siamo alla ricerca di un’unica lingua; c’è addirittura chi, sul suo altare sacrifica uomini. Uomini incapaci di vivere, uomini incapaci di muoversi e quindi, incapaci di essere; perché “è questo che portiamo al tempio, non preghiera o canti o agnelli sgozzati. La nostra offerta è la lingua”.
Solo chi fa rivivere la lingua, può proseguire il cammino; solo chi ne ritrova il senso, ha libero accesso ai luoghi sacri della storia; solo chi riesce ancora a parlarla, ritrova le file della propria vita.
Un romanzo intenso, ricco di sfumature sensuali; un romanzo solitario, alla ricerca inconsapevole di qualcosa. De Lillo ci rende partecipi di un segreto, anzi il segreto di tutti i segreti: qual è l’origine? E, quindi, quale lo scopo?
Non è necessario trovarlo, non è indispensabile uscirne vincitori, basta capirne il meccanismo, basta essere capaci di pensarlo, di pronunciarlo.
Un romanzo, fatto di parole, sulle parole stesse. Parole che non hanno bisogno di vocabolario, che forse non hanno neanche dei significati; semplici segni, arcani simboli, vani nomi che necessitano di essere sostanziati. Questo è ciò che DeLillo ricerca: il senso di una vita.

I nomi di Don DeLillo
Titolo originale: The Names
Traduzione di Amalia Pistilli
393 pag., 11 Euro. Edizioni Einaudi (Einaudi Tascabili Letteratura n.1276)
ISBN 88-06-16160-1

Le prime righe

Uno


Per molto tempo mi tenni lontano dall'Acropoli. Mi intimidiva, quella rocca tetra. Preferivo vagare nella città moderna, imperfetta, chiassosa. Il peso e l'importanza di quelle pietre lavorate rendevano arduo il compito di visitarle. Cosi tante cose convergono in quel punto, tutto ciò che abbiamo salvato dalla follia: bellezza, dignità, ordine, proporzione. Una visita del genere era molto impegnativa.
Poi c'era la questione della sua fama. Mi immaginavo arrancare per le strade sconnesse della Plaka, oltre le discoteche, i negozi di borse, le file di sedie di bambù. Lenti, da ogni curva, in ondate di suono e colore, apparivano turisti con scarpette da ginnastica a righe, sventolandosi con cartoline, i cultori dell'ellenismo, che si affaticavano a salire, visibilmente scontenti, che si mischiavano in una sola fila ininterrotta su fino all'ingresso monumentale.
Quanta ambivalenza nelle cose che esaltiamo. Le disprezziamo sempre un po'.
E io continuavo a rimandare la visita. Le rovine si ergevano al di sopra del traffico sibilante come un monumento alle speranze fallite. Se svoltavo un angolo segnando il passo tra compratori che si facevano largo a gomitate, era lì, quel marmo abbronzato a cavallo della sua massa di schisto e calcare. Se scansavo un autobus stracolmo, era lì, al limite del mio campo visivo.

© 2004 Giulio Einaudi editore


L’autore

Don DeLillo, il grande maestro della narrativa postmoderna americana, ha esordito nel 1971 con Americana. Tra i suoi titoli pubblicati in Italia ricordiamo: Libra, Underworld, Rumore bianco, Body Art, Cosmopolis, La stanza bianca, Valparaiso e Mao II.


Di Simona Incerto


29 ottobre 2004