TEORIA E FICTION ANTROPOLOGICHE

Bijan Zarmandili
La grande casa di Monirrieh

“Io la mia rivoluzione l’ho fatta tanti anni fa e ne sto ancora pagando il prezzo”.

La vita di Zahra e la storia dell’Iran. Il resoconto di un’esistenza tormentata fra sensi di colpa e insieme un bisogno quasi istintivo di libertà che attraversa il destino dell’Iran dagli anni Trenta alla guerra con l’Iraq.
È Zahra il centro intorno al quale ruota l’universo narrativo di Zarmandili: una pietra miliare e riconoscibile da cui dipendono tutti gli altri personaggi romanzeschi, peraltro privi di nome e allo stesso modo di una propria autonomia. Ribelle e anticonformista, passionale e sensibile, con le sue gesta Zahra tesse le fila del destino di questi personaggi-ombra, presenze fugaci che si illuminano soltanto alla luce della protagonista.
Di fronte a un mondo rassegnato e schiacciato sotto il peso di una tradizione millenaria e ingombrante Zahra opta coraggiosamente per la vita. La sua ribellione tacita e solitaria, appena sussurrata eppure inarrestabile, attrae e spaventa coloro che la circondano, soprattutto il marito e la figlia maggiore. E nell’atto estremo della sua personale battaglia Zahra riesce a schiudere dinnanzi a loro la parvenza di un mondo del tutto diverso, al di sopra di qualsiasi convenzione, inatteso forse, ma estremamente vitale. Un mondo non più condizionato da luoghi comuni e nel quale poter vivere finalmente senza doversi confrontare con leggi restrittive o con l’opinione della gente.
Allo stesso modo la storia dell’Iran, con tutti i suoi rivolgimenti e i suoi paradossi, cinge l’intimo universo di Zahra, le scorre velocemente accanto e ne rimane inaspettatamente avvolta.
La donna si mantiene estranea agli avvenimenti che interessano il suo paese e vive la propria storia personale ai margini di quella reale: la grande casa di Monirrieh segna questo confine. D’altra parte la sua insaziabile ansia di libertà la spinge a reagire di fronte alle rigide regole del suo ambiente e a respingere qualsiasi forma di condizionamento sociale: nel sacrificio di Zahra si incarna il dramma intimo dell’Iran. Nelle cicatrici che segnano per sempre il suo corpo si riflette la natura ambigua di un paese lacerato da divisioni profonde e apparentemente insuperabili.
La grande figura di Zahra si innalza al di sopra dei confini stessi della finzione: in lei riscopriamo quell’immagine antica e affascinante di donna integra e non disposta ai compromessi, carnale e tragica, forte e poco incline a parlare di sé, ma capace, infine, di vivere con consapevolezza la propria vita e di determinare il proprio destino. Attraverso questa immagine possente Zarmandili spalanca una prospettiva inedita sull’Iran, svincolandosi da pregiudizi e affondando le radici della sua opera nel cuore oppresso eppure irrequieto e ansioso di libertà del popolo iraniano.
L’intima rivoluzione di Zahra diviene il simbolo universale della lotta per la sopravvivenza in un mondo complesso e sfuggente: il prezzo da lei pagato è il necessario tributo richiesto a chi rivendica per sé il proprio spazio individuale e indipendente e insieme il diritto alla responsabilità sulla propria esistenza.

La grande casa di Monirrieh di Bijan Zarmandili
161 pag., Euro 14,00 – Edizioni Feltrinelli (I Narratori)
ISBN: 88-07-01660-5

Le prime righe

1
LA FINESTRA SUL MONTE ALBORZ


Zahra si spegne lentamente in un pomeriggio d’autunno durante i bombardamenti iracheni su Teheran. Nel momento del trapasso non sembra sorpresa, impreparata all’evento: sulle labbra aleggia una smorfia impercettibile che potrebbe essere un sorriso. Il marito le chiude gli occhi e sparisce anche quella leggera anomalia dello sguardo causata dall’ictus che l’ha colpita pochi giorni prima. Un foulard color nocciola le copre il capo e il corpo, steso nel letto della clinica, sembra più minuto di sempre.
Oltre la finestra si profila il Monte Alborz, le cime ampie e morbide già imbiancate dalla prima nevicata ottobrina. Zahra è accompagnata all’estremo limitare della vita dalla fragranza di quell’aria montana e dal vento che fruscia leggero dalla finestra appena socchiusa. Zahra era abituata ai rumori delle stagioni, vaghi e rassicuranti. Il tempo contratto delle sue ultime ore le aveva consentito di rivedersi seduta alla finestra della cucina della grande casa di Monirrieh a guardare i rami del gelso che si protendevano verso il cielo muovendosi disordinatamente ai primi venti d’autunno. Nel giardino giocavano le due figlie più grandi, mentre il piccolo, ancora in fasce, dormiva nella stanza accanto. Zahra guardava le bambine attraverso i rami, i movimenti che si confondevano nel tremolio delle foglie.

© 2004 Giangiacomo Feltrinelli Editore


L’autore

Bijan Zarmandili è nato a Teheran e si è trasferito a Roma nel 1960. Da oltre vent’anni si occupa del Medio Oriente per il gruppo Espresso-Repubblica.
È il corrispondente per l’Iran della rivista di geopolitica “Limes” e tiene una rubrica di analisi delle vicende iraniane e mediorientali per Rainews24. Ha scritto biografie di Mohammed Mossadegh e dell’ayatollah Khomeini. La grande casa di Monirrieh è il suo primo romanzo.


Di Paola Bonfanti


22 ottobre 2004