La biografia


Wolfram Fleischhauer
Un enigma color porpora

“Osservai stupito la singolare simmetria delle possibilità che intanto avevo tracciato davanti a me sulla carta. Le circostanze oscure della morte di Gabrielle e quei ritratti misteriosi formavano un’equazione con quattro soluzioni ignote e due possibili. Le linee tra le quattro possibilità sembravano formare un mirino.”

L’entusiasmante scoperta di antichi documenti inediti, un giallo storico dai molteplici interrogativi, una grande storia d’amore ambientata nella Francia del Cinquecento: sia come studioso che come romanziere, il tedesco Wolfram Fleischhauer si è trovato tra le mani del materiale incandescente, utilizzandolo per costruire un libro che unisce l’attendibilità del saggio storico al fascino della fiction d’avventura.
Tutto è incominciato con una visita dell’autore al Louvre e con la sua curiosità davanti a un dipinto della cosiddetta Scuola di Fontainebleau, in cui due donne nude, immerse per metà in una vasca da bagno, compiono misteriosi gesti simbolici; il titolo del quadro, “Gabrielle d’Estrées e una delle sue sorelle” indusse Fleischhauer a documentarsi su quella bellissima amante del re Enrico IV, morta nel 1599 improvvisamente, fra atroci tormenti, pochi giorni prima del matrimonio con il sovrano, osteggiato dalla corte e dal popolo. Erano subito corsi sospetti di avvelenamento, ma dove cercare il mandante? Tra i nemici del re oppure tra i suoi amici, convinti che le nozze l’avrebbero danneggiato politicamente ? O addirittura il re stesso avrebbe preferito liberarsi drasticamente dall’amante scomoda? Come un detective a ritroso nel tempo, Fleischhauer ha setacciato le biblioteche di mezza Europa alla ricerca di epistolari, relazioni e documenti che facessero luce su questa morte misteriosa, finché si è imbattuto in un carteggio inedito dell’ambasciatore fiorentino a Parigi, di cui non si sapeva nulla, che gli ha aperto una pista plausibile. Dall’euforia per questa scoperta casuale è nato il libro. Scrive l’autore nella post-fazione: “Mi viene spesso posta la domanda sul motivo per cui non ho scritto un articolo scientifico sull’argomento: ma io l’ho scritto, un articolo storico-artistico!
Solo, in forma di romanzo. Un’interpretazione romanzata di un quadro. Non siete d’accordo anche voi che trattare una simile materia in una rivista scientifica, con tanto di note al piede e bibliografia, solo per una manciata di professori e dottorandi, sarebbe stato davvero un peccato?”

Un enigma color porpora di Wolfram Fleischhauer
Titolo originale: Die Purpurlinie
Traduzione di Riccardo Cravero
446 pag., euro 16.50 – Edizioni Longanesi & C. (La Gaja scienza n. 737)
ISBN 88-304-2199-5

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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PROLOGO

IERI l'ho rivista sul suo quadro.
Nella semioscurità, debolmente illuminata dalla luce smorzata del museo, lei non guarda me ma la sala che si allarga alle mie spalle.
Sta lì alla mia destra, e sembra ancora più inerte del quadro stesso, da cui è bandito ogni movimento. Tiene la testa alta, sollevata al di sopra del corpo nudo, bianco come gesso, investito da una forte luce laterale. Sotto i capelli pettinati verso l'alto, simili a una parrucca, il suo volto esprime stupore, e si ha l'impressione che di lì a un momento su di esso si sarebbe letta una sensazione. Ma il pittore non ha voluto mostrarcela.
La bocca piccola, chiusa come per un bacio - anche questo, solo un desiderio che il nostro sguardo vorrebbe esaudire -, ha lo stesso rosso delle pesanti tende che gravano tra pieghe imponenti sullo sfondo del quadro, ed evocano un palcoscenico appena aperto. Una perla a forma di lacrima orna l'anello d'oro al suo orecchio, da dove parte una lunga ombra che dalla spalla passa sul braccio e scende fino alla mano sinistra. L'avambraccio piegato all'altezza dell'ombelico poggia sul bordo, coperto da un panno, di una vasca di pietra dentro cui la donna sta ritta. Davanti le fluttua la mano sinistra, che solo in apparenza sembra nell'atto di respingere e in realtà ci mostra qualcosa: tra pollice e indice si vede un anello d'oro in cui è incastonato uno zaffiro. Ma in che modo lo tiene? Appena sfiorato con la punta delle dita, l'anello sembra sorretto cautamente tra le unghie, come se l'oro fosse rovente o lo zaffiro avvelenato. Cerchiamo una spiegazione, forse nella mano destra, ma questa pende mollemente dal bordo della vasca, con il mignolo stranamente scostato.
Appena sopra le dita che reggono l'anello vediamo i capezzoli color nocciola della dama che prende il bagno. Ora crediamo anche di capire la sua espressione di sfinge, un primo presentimento ci percorre l'anima, perché il pollice e l'indice di un'altra mano afferrano quel capezzolo, come a estrarre una spina. Lunghe e affusolate sono queste dita, ma rese in un rosso brunastro, un tono di gran lunga più caldo del bianco algido delle membra della dama con l'anello. Eccolo di nuovo, quel presentimento che striscia dentro di noi come un pensiero cui mancano le parole. O è solo suggestione?
Due donne. Se le si immagina senza testa, entrambe le figure sono in tutto somiglianti: due busti nudi in una vasca, legati da un gioco di mani, le destre a riposo sul bordo, mentre le sinistre stringono in punta di dita un anello e un capezzolo. Ma il volto della dama a sinistra ha uno sguardo trionfante, di astuzia. Sulla sua pelle è distesa una patina di rosso vitale.
A poco a poco ora si schiude lo spazio, lo sfondo del dipinto che ha tante cose da dire e tra due tende rosso scuro aperte solo per metà offre alla vista un'altra donna, forse una dama di camera, che siede là dietro accanto a un camino. È china su qualche lavoro di cucito, su una sciarpa bianca che le ricade ai due lati del grembo. Sulla parete dietro di lei è appeso uno specchio, che nella sua cornice d'oro non riluce argenteo, ma nero. Accanto alla donna, nel vero centro del quadro, fluttuante sopra il gioco enigmatico delle mani, spunta nella stanza un tavolo coperto da un panno di velluto verde. Vediamo le lunghe pieghe della stoffa verde che - quasi lo si avverte - è appena stata gettata sul tavolo.

© 2004 Edizioni Longanesi & C.

biografia dell'autore
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Wolfram Fleischhauer, nato nel 1961, ha studiato in Germania, Francia, Spagna e negli Stati Uniti. Ha lavorato per nove anni a Bruxelles come interprete parlamentare. Autore di altri tre romanzi, con questo romanzo ha raggiunto il successo presso il grande pubblico.




15 ottobre 2004