DAL MONDO: Cina, Israele, Russia, Zimbabwe

Yvonne Vera
Le vergini delle rocce

“Queste donne vitali e impazienti, si sono procurate una libertà che fa risplendere le loro voci. Conoscono tutto quanto ci sia da conoscere su qualunque cosa ci sia da conoscere, e hanno assaggiato la propria libertà matura, perché è veramente loro, questa libertà. Loro non hanno frainteso.”

Un romanzo che apre uno squarcio veritiero sulla tragica realtà delle guerre africane, troppo spesso dimenticate dal mondo occidentale. La vicenda si svolge in Zimbabwe e copre un lungo periodo, dall’anno che precede la guerra d’indipendenza (1979) agli anni della guerra civile e all’immediato dopoguerra (1986). All’inizio è la felicità: una giovane donna ama riamata un uomo, progetta con lui il proprio futuro e attende con ansia l’arrivo a Kezi, il suo paese, della sorella più piccola che studia in collegio in città. Da questo quadro di serenità si passa poi violentemente ad un’altra scena, diametralmente opposta. La guerra d’indipendenza e la libertà conquistata hanno lasciato dietro di sé una lunga scia di sangue. È esplosa, violentissima, una guerra civile spietata che travolge ogni sentimento di pietà e che trasforma gli uomini in macellai dei propri simili. “Durante una guerra, noi siamo esseri senza una vita. Siamo delegati, le nostre vite un intervallo di disperazione”. Le vittime più facili sono le donne, in particolare quelle che vivono sole, senza una protezione maschile. Così Yvonne Vera descrive, con un’efficacia e una durezza veramente sconvolgenti, la scena che vede la sorella minore, Nonceba, violentata e la maggiore, Thenjiwe, uccisa in modo brutale. Nonceba non subisce solo la violenza ma anche una mutilazione, le vengono infatti tagliate le labbra perché taccia, perché non possa gridare il proprio orrore. Quando la vita sembra interrompersi per sempre però, avverte l’autrice, quando la morte vicina ci rende chiusi alle sollecitazioni affettive, esiste sempre la possibilità di risorgere. Un uomo, che sedeva silenzioso vicino al suo letto in ospedale, va a cercare Nonceba quando, guarita nel corpo, ritorna al suo villaggio e alla sua casa (la stessa in cui si era svolto l’assassinio e la violenza). È l’uomo che Thenjiwe amava e che sente suo compito aiutare la sorella sopravvissuta a vivere e ad affrontare il futuro. Ci riuscirà: nell’ultimo capitolo infatti vediamo che sta nascendo sempre più esplicito un nuovo sentimento tra i due, che la speranza riprende vigore e che la vita sta vincendo sulla morte.

Le vergini delle rocce di Yvonne Vera
Titolo originale: The Stone Virgins
Traduzione e postfazione di Francesca Romana Pace
246 pag., Euro 16,00 – Edizioni Frassinelli (Narrativa)
ISBN: 88-7684-794-4

Le prime righe

1950-1980

1


Selborne Avenue nella città di Bulawayo parte da Fort Street (all'altezza della Charter House), taglia Jameson Road (Jameson, quello delle scorrerie), in linea retta fino a Main Street, poi a Grey Street, a Abercorn Street, a Fife Street, a Rhodes Street, a Borrow Street, e si apre nel rigoglio dei Giardini del Centenario, con la loro profusione di dalie, petunie, aster, salvia rossa e cespugli di petrea violetta, poi avanti fino al Museo Nazionale, sul lato sinistro. Sul lato destro, proprio di fronte al Museo c'è una fontana che rinfresca l'aria; l'acqua sgorga e scorre sulle braccia di due grandi sirene. Davanti alla fontana sopra un piedestallo rialzato è collocata una targa che ricorda coloro che morirono nella Ronda Wilson, in Wilson Street. Più avanti lungo il viale procede una schiera olezzante di alberi di eucalipto; l'aroma un'euforia. Selborne Avenue è una strada diritta, risoluta, orgogliosa della sua magnificenza. La prima metà, che comincia dal centro della città, è ricoperta dai fiori azzurro violetto degli iacaranda.

© 2004 Edizioni Frassinelli


L’autrice

Yvonne Vera, una delle scrittrici più acclamate dello Zimbabwe, è nata a Bulawayo, dove vive, viaggiando frequentemente in tutto il mondo. Ha conseguito un dottorato in Canada alla York University di Toronto; è autrice di racconti e romanzi, pubblicati in molti paesi,che le hanno valso numerosi premi, come nel 1997 il Commonwealth Writer’s Prize, nel 2002 il Berlin Literature Prize per Il fuoco e la farfalla, edito in Italia da Frassinelli, nel 2003 lo Zimbabwe Publisher’s Literary Award e il MacMillian Writer’s Prize for Africa per Le vergini delle rocce. In Italia ha vinto il premio Ferocia nel 2003.


Di Grazia Casagrande


15 ottobre 2004