ITALIA

Carla Cerati
L’intruso

“Ero piccola, allora, non certo in grado di fare considerazioni complesse; però sono cresciuta con la sensazione di non esistere per lui, di contare meno di niente. Naturalmente lo ripagavo d’egual moneta: per me mio padre era un mobile ingombrante che mi dava fastidio, anziché essere necessario; se non fosse esistito sarei stata più contenta.”

Una figlia e un padre che non si capiscono, non si piacciono, non si amano, ma forse solo non si conoscono. Il padre è molto anziano, addirittura centenario, la figlia non è più giovane da molti anni: anche lei è arrivata a quell’età in cui “non è più tempo di seminare, è tempo di raccogliere”. Il loro già flebile legame si è ancor più sfilacciato sino a renderli estranei. Cosa c’è dietro quel rapporto interrotto, o meglio mai avviato, come non dovrebbe essere mai tra un padre e una figlia? C’è l’amore di Adriana per sua madre, intenso e coinvolgente nella prima infanzia e poi più difficile sino alla drastica interruzione di una morte non capita e non “partecipata” da quella figlia ancora adolescente. C’è anche la consapevolezza di una bambina del difficile rapporto di coppia dei genitori, alla luce dei tanti litigi e della divisione delle camere da letto, nonché dell’incomunicabilità evidente tra i due. Adriana ricostruisce il sui percorso affettivo con il padre attraverso un dialogo intenso con l’amica Delia, che l’aiuta a ricostruire il passato, decodificare episodi irrisolti, comprendere le ragioni dell’odio. E quel lavoro di ricerca, di analisi, si allarga ad altri momenti della vita di Adriana e anche di Delia, che con lei ne ha condiviso lunghi tratti. La figlia, il matrimonio fallito, le estati trascorse insieme, al mare con i rispettivi bambini, “prima, durante e dopo le nostre crisi matrimoniali e sentimentali...”.
E adesso, che quel padre così anziano si ritrova solo, dopo la morte di Gina, la sua seconda moglie che di fatto ha svolto un ruolo di domestica a tutto servizio; Adriana si sente comunque in dovere di occuparsi di lui. Ma come si può accudire un uomo che si è sempre disprezzato, con il quale non solo non c’è un rapporto legato a ricordi e sentimenti, ma che è stato causa di molti problemi e ostacoli psicologici per la figlia? Un uomo privo di gratitudine, incapace di amare, con abitudini personali pessime ma senza alcuna volontà di modificarle che “davanti alla minima contrarietà si alterava, bestemmiava, le gridava ‘maledetta’”? Può il semplice senso del dovere superare tutto ciò? E, soprattutto, può far cambiare una donna non più giovane?
Un romanzo intenso su un tema di grande attualità. Sempre più anziani devono forzatamente appoggiarsi a figli anch’essi in età avanzata che, dopo aver passato un’intera esistenza tra famiglia, lavoro, impegni e bambini potrebbero finalmente riposare e dedicarsi alle attività preferite e invece non possono farlo dovendo, per amore o per forza, sobbarcarsi l’onere della vecchiaia dei genitori. Tra senso del dovere e legami affettivi queste storie si dipanano in mezzo a fatiche e dolori, corrodendo rapporti e consumando esistenze, come Carla Cerati ci racconta con grande efficacia.

L’intruso di Carla Cerati
171., Euro 13,00 – Edizioni Marsilio (Romanzi e racconti)
ISBN: 88-317-8401-3

Le prime righe

Parte prima


"Mio padre è un uomo odioso: autoritario, insolente, egocentrico, prevaricatore, pieno di sé, incurante dei diritti altrui, attento solo alle proprie necessità; un despota, un padrone. Per gran parte della mia vita sono riuscita a evitare ogni contatto con lui pur sapendo che presto o tardi avrei dovuto dedicargli la mia attenzione, il mio tempo, le mie energie. Avendo sempre previsto il mio futuro non mi sorprende di dovermi occupare di lui che ormai ha quasi cent'anni e gode ottima salute, mentre io devo già fare i conti con diversi acciacchi."
Questa l'autodifesa che Adriana immaginava di opporre a chiunque intendesse accusarla di non fare abbastanza per suo padre, rimasto solo dopo la morte della seconda moglie.
Sempre, tornando a Milano e rimettendo piede nella propria casa dopo aver trascorso qualche giorno con lui, avrebbe voluto poterne dimenticare l'esistenza: era stanca e affamata, faceva tostare qualche fetta di pane su cui strofinava del pomodoro fresco spolverato di sale, vi faceva colare un filo d'olio e trangugiava tutto in fretta bevendoci sopra un bicchiere di vino; poi telefonava a Delia, certa com'era che attendeva i suoi resoconti, li stimolava, a volte addirittura sembrava pretenderli. Discutevano, come sempre, nella diversità stava il nucleo del reciproco interesse: raramente condividevano le ragioni e le scelte l'una dell'altra; eppure, per il bisogno di analizzare ogni gesto, ogni frase, scavavano, soprattutto Delia, cercando di arrivare al fondo.

© 2004 Marsilio Editori


L’autrice

Carla Cerati, nata a Bergamo, vive e lavora a Milano. Fotografa di fama internazionale, ha esordito come scrittrice nel 1973 con Un amore fraterno (finalista al Premio Strega).
Tra i suoi libri, tutti accolti con grande favore da pubblico e critica, vincitori di numerosi premi e tradotti in diverse lingue, ricordiamo Un matrimonio perfetto (1975 - Premio selezione Campiello, ripubblicato nel 1991) e La condizione sentimentale (1977 – Premio Radio Montecarlo, ripubblicato nel 1999), Uno e l’altro (1983 – Premio Milano e Città della Scala, ripubblicato nel 1997 con il titolo Il sogno della bambina), La cattiva figlia (1990 – Premio Comisso), La perdita di Diego (1992 – finalista al Premio Strega), Legami molto stretti, L’amica della modellista, Grand Hotel Riviera e La seconda occasione.


Di Giulia Mozzato


15 ottobre 2004