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Yehuda Gur-Arye
Vetro di Hebron
Racconti israeliani

“Un silenzio teso regnava ora in casa. I famigliari parlavano sussurrando, come per paura di svegliare qualcuno dal sonno. La madre era stesa sul letto, con uno straccio bagnato sulla fronte. Quando si fece buio, Muhssein mise alcune cose in una borsa e uscì per far ritorno alla grotta.”

Se c’è una dote che accomuna gli scrittori israeliani è la capacità di presentare le lacerazioni dell’animo umano in tutte le sue possibili manifestazioni. Si può vedere un interno familiare, la grotta di un monaco eremita, lo spaesamento di un soldato israeliano o la pietà colpevole di un giovane palestinese, si è calati totalmente nell’oggi e nelle sue tragedie o si hanno ancora addosso le ferite del passato, brucianti e sconvolgenti: ogni brandello del cuore e della mente degli uomini e delle donne protagonisti di questi racconti penetra nella mente del lettore con la forza della verità, delle mille verità che ognuno dei personaggi incarna.
Un libro da leggere per capire un po’ di più la tragedia di un Medio Oriente che vede solo vittime e in cui la dimensione del privato è altrettanto sconvolta quanto quella della vita pubblica, in cui il senso della morte sembra sempre (anche nelle vicende apparentemente più estranee alla dimensione politica) incombere. Un altro elemento colpisce nella lettura: sembra che nello stesso luogo geografico possano convivano epoche diverse, un passato pieno di pregiudizi, comportamenti arcaici e terribili e la modernità, gli aerei, i computer, la tecnologia più avanzata.
L’autore, conosciuto principalmente come poeta, ha forse tratto da questa sua pratica letteraria prevalente una sensibilità particolare, un terzo occhio che sa vedere con pari empatia il dolore del proprio popolo e quello del nemico, insomma il dolore dell’essere umano, che in questi racconti appare solo un animale disperato e perennemente in fuga.

Vetro di Hebron. Racconti israeliani di Yehuda Gur-Arye
Titolo originale: Reah oranim
Traduzione di Davide Mano
177 pag., Euro 8,00 – Edizioni Garzanti (Gli elefanti)
ISBN: 88-11-67796-3

Le prime righe

Profumo di pino, nebbie di mezzanotte


Una salita impervia. Curve secche, pericolose. Discese ripide. E quest'auto... È tempo di cambiarla, davvero. Rumorosa, ingolfata e con il motore truccato, espelle un fumo bianco simile ad un piccolo grumo di nebbia. Il rumore del motore a tratti ricorda il ticchettio di una vecchia macchina da cucire, come quella che aveva zia Shifra, allora, quand'ero un bambino, in quel villaggio così piccolo e polveroso. Amavamo andare da lei, io e mia sorella Dina, scalzi lungo la strada sterrata sul limitare della moshavà. Osservavamo la macchina da cucire, con il nome Singer impresso al centro, e la rotella, che la zia muoveva con i piedi premendo su un pedale, mentre con una mano tendeva il tessuto color cachi (su un polso era inciso un numero in cifre blu, grandi) e cuciva divise per l'esercito dello Stato appena fondato. Nella casupola regnava un lieve calore primaverile e le brevi domande della zia, con quell'accento yiddish polacco così divertente, si confondevano con il chiassoso trac trac della macchina da cucire.
Com'è che proprio ora mi è venuta in mente zia Shifra?
La sua memoria sia benedetta...
Simile ad un cavallo fidato ma vecchio, questo «maggiolino», che sembra attingere alle sue ultime forze, curiosamente mi ricorda La cavalla, il romanzo di Mendele Moicher Sfurim. In yiddish il titolo suona molto meglio: Di kliatshe. Che accostamento! Lunedì lo racconto a Efri.

© 2004 Garzanti Libri


L’autore

Yehuda Gur-Arye è un noto scrittore israeliano, conosciuto soprattutto come poeta.


Di Grazia Casagrande


15 ottobre 2004