NON SOLO FICTION

Marcela Serrano
Arrivederci Piccole donne

“È vero, a guardare le mie tre cugine dentro quella camera, distese sui tre lettini, sembra che nulla sia cambiato. È tipico di noi: passare dalla banalità quotidiana alle cose più importanti e poi ritornare indietro di colpo. Nel bel mezzo di una dichiarazione metafisica, ci capita di sfiorare la frivolezza e la futilità, ma non importa.”

Un omaggio? un superamento? una ipotesi? o semplicemente una continuazione? Difficile stabilire quale sia la chiave di lettura di questo romanzo, che rappresenta una sfida e al tempo stesso un’accattivante provocazione. Il “vecchio” Piccole donne è stato una colonna portante delle vostre letture infantili? Avete proseguito con Piccole donne crescono e I figli di Jo? Dovete, assolutamente dovete leggere questo libro. Non avete mai sopportato i romanzi della Alcott? Dovete, proprio dovete leggere questo libro. Perché ci sono sicuramente più piani di scrittura e più livelli di approfondimento e, se chi conosce le quattro protagoniste del Piccole donne originario si divertirà a riscoprirne tracce (sono tante e sparse in tutta la storia) nei personaggi della Serrano, chi non ha mai sentito parlare delle sorelle March si appassionerà nel medesimo modo seguendo le complesse vicende delle cugine cilene Nieves, Ada, Luz e Lola. Solo un’autrice che da sempre narra la condizione e l’animo femminile come Marcela Serrano poteva cimentarsi in questa impresa senza temere giudizi feroci e stroncature provocatorie. Tempi e luoghi sono diversi: il XIX secolo, gli Stati Uniti, la guerra civile, i sussulti di indipendenza prodromi di un femminismo futuro sono sostituiti dal Cile dei nostri anni, dal colpo di stato dell’11 settembre 1973 e da donne libere e autonome. Ma la caratterizzazione delle protagoniste riflette assolutamente l’originale: la bella e ambiziosa Lola è la piccola Amy della Alcott, la dolce e sensibile Luz rispecchia Beth anche nel suo triste destino, la ribelle ed energica Ada non può che essere Jo e, infine, Nieves, la più grande, ha i tratti di Meg.
Gli spazi in cui si svolge la storia si apre a luoghi lontani, a continenti differenti, lasciando il piccolo mondo provinciale della scrittrice statunitense per trasferirsi nel grande universo globalizzato dell’autrice cilena: Perù, Marocco, Uganda, Venezuela, l’Europa... Il privato si mescola con il pubblico, i drammi personali con quelli collettivi, per sopravvivere bisogna saper superare dolori e delusioni anche profonde. Come le sorelle March le tre cugine superstiti, oramai donne mature, dovranno fare i conti con la realtà e con la perdita.

Arrivederci Piccole donne di Marcela Serrano
Titolo originale: Hasta Siempre Mujercitas
Traduzione di Michela Finassi Parolo
238 pag., Euro 15,00 – Edizioni Feltrinelli (I narratori)
ISBN:88-07-01663-X

Le prime righe

VERSO UN CIELO AZZURRO
Arequipa, Perú, 1723

Come ogni signora aristocratica che si rispetti, Suor María Trinidad poteva contare in seno alla famiglia su una cugina caduta in disgrazia, la cui esistenza scialba e modesta avrebbe potuto governare e tenere sotto controllo in caso di necessità. Così, quando fece il suo ingresso nel convento di Santa Catalina e prese possesso dei vasti appartamenti, fece sistemare, come laica, anche Verónica de las Mercedes insieme alle domestiche; e il giorno del parto le mise fra le braccia il neonato come fosse stato partorito dal suo corpo arido; negletto e di dubbia fertilità, un corpo ermetico, senza ricordi e senza tracce di piaceri o concepimenti. Si limitò a comunicarlo alle madri superiori nel tono sicuro di chi sa di essere una persona insigne e stimata, e mise a tacere la loro irritata sorpresa raccontando la triste storia della cugina: costei si era innamorata di un commerciante forestiero (cileno, nel suo caso, la prima idea che le era venuta in mente forse per la vicinanza di quella terra), si era unita a lui nel sacro vincolo del matrimonio, aveva concepito un figlio e subito dopo era stata abbandonata. Da tale diserzione era sorta la necessità di entrare in convento, cosa che Suor María Trinidad, nella sua comprensiva protezione, aveva reso possibile offrendole un ambiente caldo all'interno del proprio seguito, una vera e propria corte che si era portata dietro in quel convento dove tutti erano lieti per quella sua fervida e pia vocazione.
Martínez, José Joaquín Martínez, così si chiamava il padre, era il primo nome che le era venuto in mente quando glielo avevano chiesto, senza sospettare che in quel momento stava dando origine a una lunga dinastia.

© 2004 Gianfranco Feltrinelli Editore


L’autrice

Marcela Serrano è nata a Santiago del Cile nel 1951, si è diplomata in incisione e ha lavorato in diversi settori di arti visive a Roma e nel suo paese.Marcela Serrano è una delle voci più importanti della narrativa sudamericana. Attualmente dirige l'Instituto Profesional de Arte "Vicente Pérez Rosales" dell'università di Santiago. Ha pubblicato in Italia Noi che ci vogliamo così bene (1996) che ha vinto in Francia il premio della casa editrice Côté des Femmes come miglior romanzo ispanoamericano scritto da una donna, Il tempo di Blanca (1998) e L'albergo delle donne tristi (1999), Antigua, vita mia (2000), Nostra Signora della Solitudine (2001) e Quel che c’è nel mio cuore (2002)


Di Giulia Mozzato


8 ottobre 2004