La biografia


Javier Cercas
Il movente

“Alvaro si sorprese nel rammaricarsi – all’inizio con una certa perplessità – che non vi fossero contrasti tra i coniugi accanto. Ogni coppia attraversa i suoi momenti difficili e non gli sembrava troppo chiedere che anche loro si attenessero alla norma. Adesso che aveva imbastito il libro, adesso che i nodi della trama stavano incominciando a stringersi saldamente, aveva bisogno più che mai di un punto d’appoggio reale che gli consentisse di condurre con mano ferma l’argomento verso il pieno sviluppo.”

Scoprire i primordi un autore di successo è un’avventura che un lettore avveduto non si deve lasciar sfuggire, specialmente se il nesso fra il romanzo d’esordio e il best seller acclamato è a prima vista sfuggente, per poi apparire, a una lettura più approfondita, fondamentale e chiarificatore, come avviene nei due libri di Javier Cercas, oggi accomunati anche dall’iniziativa editoriale della Guanda che ha pubblicato in contemporanea il romanzo breve Il movente e l’edizione economica di Soldati di Salamina, che anche da noi ha avuto un grande successo, coronato dal premio Grinzane Cavour nel 2003.
Il movente ha una struttura da romanzo giallo, in quanto racconta un assassinio premeditato, anzi si può dire letteralmente “studiato a tavolino”, perché l’autore è un aspirante romanziere che vuole riprodurre il più fedelmente possibile la realtà per scrivere un libro perfetto. Per poter osservare quotidianamente i modelli cui ispirarsi, li cerca tra i suoi coinquilini: come vittima sceglie un vecchio avaro, reduce franchista, mentre identifica come potenziali assassini due sposi in difficoltà economiche. Introducendosi surrettiziamente nella vita di queste persone, l’autore in cerca di personaggi scoprirà a sue spese che il ruolo del grande burattinaio non è privo di inconvenienti.
Al di là della trama, che è pura fiction, si affaccia il vero volto del libro, una metafora sulla funzione e sulla responsabilità dello scrittore e della letteratura, la stessa ricerca portata avanti da Cercas in Soldati di Salamina, che con il pretesto dell’inchiesta sulla mancata fucilazione del poeta franchista Sànchez Mazas indaga sul ruolo degli intellettuali nelle grandi svolte della Storia, su come un’utopia da poeti possa incarnarsi nella più brutale aberrazione.

Il movente di Javier Cercas
Titolo originale: El móvil
Traduzione di Pino Cacucci
Pag. 99., Euro 9,50 - Edizioni Guanda (Prosa contemporanea)
ISBN: 88-8246-690-6

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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1

Àlvaro prendeva seriamente il suo lavoro. Si alzava ogni giorno alle otto in punto. Si liberava dal torpore con una doccia fredda e andava al supermercato a comprare il pane e il giornale. Al ritorno, preparava il caffè, il pane tostato con burro e marmellata e faceva colazione in cucina, sfogliando il giornale e ascoltando la radio. Alle nove si sedeva alla scrivania nello studio, pronto a iniziare la giornata lavorativa.
Aveva subordinato la propria vita alla letteratura; amicizie, interessi, ambizioni, possibilità di miglioramenti economici o nell'attività lavorativa, le uscite serali o diurne, tutto era in funzione di quella. Disdegnava qualunque cosa non costituisse uno stimolo per il suo fine. E dato che la maggior parte dei lavori ben renumerati ai quali, come laureato in legge, avrebbe potuto accedere esigeva un impegno pressoché esclusivo, Álvaro aveva preferito un modesto impiego da consulente legale in un modesto studio di commercialisti. Quel posto gli consentiva di disporre delle mattine per dedicarle al suo compito principale e lo liberava da ogni responsabilità che potesse distrarlo dalla scrittura; e gli offriva anche l’indispensabile tranquillità economica.
Considerava la letteratura come un’amante esclusiva. O la serviva con attenzione e devozione assolute o lei lo avrebbe abbandonato al proprio destino. Tertium non datur. Come tutte le arti, la letteratura è una questione di tempo e lavoro, diceva a se stesso. Ricordando la celebre sentenza sull’amore emessa da un severo moralista francese, Álvaro pensava che l’ispirazione è come i fantasmi: tutti ne parlano, ma nessuno l’ha vista. Quindi accettava il fatto che ogni creazione è il risultato di uno per cento di ispirazione e di un novantanove per cento di traspirazione. In caso contrario, significava abbandonarla nelle mani del dilettante, dello scrittore del fine settimana, affidata all’improvvisazione e al caos, alla più detestabile mancanza di rigore.
Riteneva che in effetti la letteratura era stata abbandonata nelle mani dei dilettanti. Una prova inconfutabile: solo i meno illustri dei suoi contemporanei erano totalmente dediti a lei. Imperversavano senza ritegno la frivolezza, l’assenza di un’ambizione autentica, il mercimonio conformista nei confronti della tradizione, la miopia e addirittura il disprezzo per qualunque alternativa ai consolidati percorsi di un gretto provincialismo.

© 2004 Ugo Guanda Editore

biografia dell'autore
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Javier Cercas, nato nel 1962 a Ibahernando, Cáceres, collabora abitualmente con “El País” e dal 1989 è docente di letteratura spagnola all’Università di Gerona. Fra i suoi libri: El inquilino, El vientre de la ballena e, accolto da uno straordinario successo internazionale, Soldati di Salamina (Premio Grinzane Cavour).




1 ottobre 2004