SCRITTURA AL MASCHILE

Enrique Vila-Matas
Suicidi Esemplari

“Per questo ora sto aspettando che giunga la notte e il barone torni nel suo armadio. Ho già preparato tutto. La stricnina con cui farò quest’ultimo passo fondamentale che permetterà di fondare un duo artistico ad alto voltaggio, una coppia che presto andrà in tournée, una tournée trionfale nello spazio siderale.”

Non è una vera novità questo libro, bisogna dirlo subito. Era stato già pubblicato da Sellerio nel 1994 e, anche se ora non è facilmente reperibile e va in esaurimento, qualcuno potrebbe facilmente averlo già nello scaffale di casa. Ma a chi invece l’avesse perso in quella prima versione, suggerisco di non distrarsi questa volta e di mettere Suicidi esemplari nella lista dei prossimi acquisti in libreria, magari accanto all’antitetico Delitti esemplari di Max Aub che sempre Sellerio ha da moltissimi anni in catalogo.
Spesso sono piccole, semplici le motivazioni che legano i protagonisti dei racconti di Vila-Matas alla vita, come altrettanto minimali possono essere quelle che li spingono verso la morte. Sono donne con una vita normale come Rosa Schwarzer, casalinga annoiata che “sente il richiamo struggente del tam-tam del paese dei suicidi”; sono uomini che sfuggono dal protagonismo, come Anatol, “persone che si trovano sempre bene altrove”, in un altro luogo qualunque esso sia; sono paradossalmente aspiranti suicidi che muoiono prima di riuscire a mettere in pratica i loro propositi.
A volte struggenti, a volte ironici, i racconti di Vila-Matas non superano mai il limite, non trabordano verso l’eccesso. La sua scrittura è lineare, semplice, diretta e proprio per questo ancor più efficace. Il suicidio è al centro dell’attenzione dei suoi protagonisti ma noi lo dimentichiamo, seguendo i loro pensieri in un susseguirsi altalenante di stati d’animo. E al termine del racconto li accompagniamo tranquillamente verso il loro destino in un gioco tra lo scrittore e i suoi lettori alla ricerca di una inesistente spiegazione finale.

Suicidi esemplari di Enrique Vila-Matas
Traduzione di Lucrezia Panunzio Cipriani
Revisione di Fiammetta Biancatelli
237 pag., Euro 13,00 – Edizioni Nottetempo
ISBN: 88-7452-036-0

Le prime righe

Viaggiare, perdere paesi

Alcuni anni fa cominciarono ad apparire graffiti misteriosi sui muri della città nuova a Fez, in Marocco. Si scoprí che li faceva un vagabondo, un contadino emigrato che non si era inserito nella vita urbana e che per orientarsi doveva tracciare itinerari di una sua mappa segreta, sovrapponendoli alla topografia della città moderna che gli era estranea e ostile.
La mia idea, nell'iniziare questo libro contro la vita estranea e ostile, è di agire in modo analogo a quello del vagabondo di Fez, cioè cercare di orientarmi nel labirinto del suicidio tracciando l'itinerario della mia mappa segreta e letteraria e sperare che questa coincida con quella che tanto affascinò il mio personaggio preferito, quel romano di cui Savinio, in Melanconia ermetica, ci dice a grandi linee che in un primo momento viaggiava sprofondato nella nostalgia, poi fu invaso da una tristezza molto umoristica, più tardi cercò la serenità ellenica e alla fine - "Cercate, se potete, di fermare un uomo che viaggia con il suo suicidio all'occhiello," diceva Rigaut - diede degna morte a se stesso, e lo fece in maniera audace, come protesta per tanta stupidità e nella pienezza di una passione, perché non voleva dissolversi oscuramente col passare degli anni.

© 2004 Nottetempo Edizione


L’autore

Enrique Vila-Matas, nato a Barcellona nel 1948, è considerato uno dei più importanti scrittori europei del momento. Tradotto in sedici lingue, ha ricevuto premi in tutto il mondo per la sua opera letteraria, fra cui, nel 2002 il Premio Nacional de la Crítica e nel 2003, il Prix Médicis Etranger.
I suoi libri pubblicati in italiano sono Storia abbreviata della letteratura portatile, Il mal di Montano e Bartleby e compagnia.


Di Giulia Mozzato


1 ottobre 2004