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Andrea De Carlo Giro di vento “Potresti anche smetterla di trattarli come se fossero i rappresentanti di una piccola nazione straniera con i suoi usi e costumi e la sua storia e la sua dignità di Stato. Sono solo dei poveracci, Luisa. Dei poveracci fuori dal tempo e fuori dalla realtà, che ci hanno coinvolti nel loro incubo di vita.” Dopo la Milano da bere, ecco la Milano “senz’anima”. Come le periferie dimenticate da tutti, anche il mondo del centrocittà, quello dei professionisti e della ricchezza, appare dominato dalla nevrosi e dall’infelicità. Due coppie di amici da lunga data, assolutamente esemplari della classe medio-altoborghese cittadina, si mettono in viaggio con un agente immobiliare verso un paese dell’Italia centrale in cui intendono investire denaro, comprando delle case. Il romanzo si apre con la descrizione dei preparativi per la partenza di Alessio Cingaro, l’agente immobiliare: questa prima scena assume subito un forte valore simbolico di tutto il mondo protagonista del libro, attento all’apparire e terribilmente vuoto di valori, convinto che la realtà sia tutta uguale a quella che li circonda. Siamo nel bagno di casa sua e il giovane uomo è fornito di tutti quegli “strumenti” (lampada Uva, elettrostimolatori) atti a rendere il suo corpo (così come la depilazione del petto) perfettamente adeguato ai canoni di bellezza maschile dominanti; vive con la madre perché oggi, a Milano, si esce di casa dopo i trent’anni; si veste come il Presidente del Consiglio, perché quello gli appare un modello vincente; è sgarbato con la madre perché non giudica, lui e tanti in questa città, i buoni rapporti familiari, in generale la famiglia, un luogo di affetti e non di interessi. Poi, nei capitoli successivi, vengono presentati gli altri ospiti della monovolume che trasporta questi esemplari di buona società milanese verso il centro Italia. Iniziano i guai, un incidente, i cellulari che non prendono, il freddo, la pioggia ed esplodono le contraddizioni. Fuori dal loro habitat questi uomini e donne di successo sono degli sprovveduti e la paura di ciò che non conoscono diventa spesso panico o disgusto. Anche i rapporti umani vengono alla luce nella loro realtà, fittizi spesso, dolorosi talvolta. Il tono dell’autore passa dall’ironico al drammatico e il quadro d’insieme che propone al lettore è abbastanza desolante. Il percorso autoriale di De Carlo che ha, a mano a mano, visto crescere d’età e di delusione i suoi protagonisti, ha, in quest’ultimo romanzo, la capacità di fissare con spietata sincerità un mondo povero di valori e di forza interiore, purtroppo quello che ci circonda.
Giro di vento di Andrea De Carlo Alessio Cingaro è seduto nel suo bagno © 2004 RCS Libri Editore
Andrea De Carlo è nato a Milano, vive a Roma. Poco più che quarantenne, ha esperienze di cinema e la passione per i viaggi. Ha lavorato come aiuto regista per Federico Fellini e Michelangelo Antonioni. I suoi romanzi sono tradotti in 18 lingue. Di Grazia Casagrande |
1 ottobre 2004