STORIE DI DONNE

Leila Marouane
Doppio ripudio

“Nella casa di fronte, in presenza del fidanzato di mia madre, dell’imam e dei due testimoni, Omar, consacrato tutore legale, benediceva il matrimonio. Come il giorno dopo un brutto sogno, mio padre mostrava tutti i segni dell’inquietudine che sconvolge. Eppure non era forse stato lui stesso a organizzare quel matrimonio? Non aveva forse scovato e abbondantemente retribuito i due testimoni? Assunto la giovane vedova che abitava all’angolo della nostra via per assistere mia madre?”

Stiamo scoprendo in questi anni la grande ricchezza della letteratura nordafricana al femminile. Quasi sempre è una narrativa sofferta, densa di tematiche antiche sulla condizione della donna e, allargando lo sguardo, sulla società tradizionale dei popoli dell’altra sponda del Mediterraneo.
Che l’affresco sia fatto in forma di testimonianza, come nei libri di Fatema Mernissi, o l’approccio sia più letterario come nelle opere di Assia Djebar, algerina come la Marouane, abbiamo ormai imparato a conoscere una forma di scrittura-documento che in maniera più o meno romanzata entra nel cuore dei temi trattati, tirando fuori l’anima di una società senza tuttavia trascurare le tracce autobiografiche di esistenze difficili. È ciò che accade anche con Doppio ripudio, una storia imprevedibile legata a una terra, l’Algeria, e ai codici morali ad essa attribuiti, che si dipana tra pubblico e privato, tra giudizi collettivi e intimità segrete. Attraverso il rito del ripudio l’autrice racconta la vicenda di una coppia di sposi apparentemente tranquilla, con figli, in cui l’uomo, il ricco pescatore Aziz Zeitoun, improvvisamente decide, per le sue convinzioni morali e comportamentali, di ripudiare la moglie trentasettenne rea di essere uscita di casa da sola, senza il suo permesso. Ripudiata per questo, per aver preso un taxi per recarsi in ospedale a visitare il nipotino neonato, ed essersi fatta accompagnare dal cortese vicino di casa, la donna viene obbligata a sposare quest’uomo con l’intesa di essere da lui a sua volta ripudiata e tornare, ormai riscattata, dal precedente marito.
Ma le cose non vanno esattamente come Aziz aveva programmato: dopo i tempi stabiliti la moglie, ancora bella malgrado le molte gravidanze, non torna nella vecchia casa e, anzi, sparisce con il nuovo marito. Naturalmente la vicenda si sviluppa ancora, costruendo un inevitabile dramma familiare, pur con aspetti talvolta quasi comici, narrato da una figlia della coppia, attenta osservatrice e anche vittima diretta degli eventi insieme alle sorelle.

Doppio ripudio di Leila Marouane
Titolo originale: Ravisseur
Prefazione di Maria Pace Ottieri
Traduzione di Gaia Amaducci
Pag. 173, Euro 12.00 – Epochè (Togu-na n.7)
ISBN:88-88983-04-X

Le prime righe

Uno

Mentre mia madre convolava a giuste nozze con Youssef Allouchi, mio padre giaceva sul divano.
Il marito di mia madre abitava nella piccola casa di fronte. Godevamo di un'ampia visuale sul suo giardino, che ci profumava i balconi, e né le interruzioni dell'acqua né la siccità l'ebbero mai vinta sui suoi fiori, celebrati dalle instancabili melodie di un usignolo durante tutte le notti che Dio creava.
Una volta, tanto tempo fa, quando ai miei genitori capitava di tornare al villaggio natale, mio fratello faceva venire a casa nostra i suoi amici e permetteva loro, in cambio di qualche moneta, di contemplare quello che all'epoca chiamavamo «il giardino dei mille sentori e colori». O qualcosa del genere.
Youssef Allouchi aveva cinquant'anni e non si era mai sposato. Nel quartiere si raccontava che fosse posseduto da una donna dell'altro mondo, una djinnia, e le malelingue lo sospettavano d'impotenza sessuale. Qualunque fosse la ragione del suo celibato, a mio padre parve sufficiente per fidanzarlo con mia madre.
Youssef Allouchi era bello — aveva la carnagione chiara, le mani morbide, le gambe di un giovanotto e gli occhi che si allungavano verso l'alto quando sorrideva. Era anche di gran lunga il nostro vicino più raffinato e più colto. Scrivano pubblico, poeta, un po' filosofo, padroneggiava il francese come l'arabo, e forse anche altre lingue.

© 2004 Epoché srl


L’autrice

Leila Marouane nasce nel 1960 ad Algeri, dove ha vissuto e svolto una coraggiosa attività giornalistica che le ha procurato una grave aggressione nel 1989. Nel 1990 si trasferisce in Francia. Attualmente vive a Parigi ed è considerata una delle scrittici nordafricane più promettenti.


Di Giulia Mozzato


24 settembre 2004