RELIGIONI

René Girard
Il Sacrificio

“Il sacrificio è l’istituzione primordiale della cultura umana. Esso affonda le proprie radici nel mimetismo – più intenso negli uomini che negli animali, anche i più mimetici, e conseguentemente più conflittuale. Il rapporto dominante-dominato, costruttivo delle società animali, non riesce più a stabilizzarsi, e si producono conseguentemente delle crisi mimetiche risolte dai primi fenomeni di capro espiatorio e dalle prime ripetizioni rituali. È così che probabilmente si è originata la società specificamente umana, fondata sui sacrifici e sulle istituzioni che ne derivano.”

Perché “nelle culture più diverse – a eccezione di quella cristiana e del mondo moderno che ne è derivato – gli uomini hanno sempre immolato delle vittime alle proprie divinità?” Per rispondere a questa forte domanda, secondo René Girard, è necessario “ridestare quella curiosità che è il vero motore dell’antropologia”. Accennando brevemente nella parte iniziale di questo saggio alle teorie antropologiche sul tema che hanno tentato di analizzare e spigare il senso e la particolarità del sacrificio religioso, Girard parte poi dal presupposto che sin dalle religioni più arcaiche è stato fatto un tentativo costante di minimizzare la violenza di questi riti e focalizza la sua attenzione sui Veda, libri sacri sul principio unificatore del sacrificio, e in particolare sulle compilazioni rituali e i commentari sul sacrificio: i Br_hmana. Questi ultimi, brevi racconti sulla rivalità tra dèi e démoni (ben lungi da essere intesi nel senso comune di bene e male), sono interamente incentrati sul sacrificio, principio generatore del più grande di tutti gli dèi Prajâpati, ma anche unico mezzo per “pacificare le rivalità”. Particolarmente interessante l’analisi sui meccanismi di confronto dei due gruppi, basati sul mimetismo e sul desiderio, con rivalità sempre nuove in relazione a nuovi oggetti del desiderio acquisiti solo attraverso un sacrificio finale. La vittima sacrificale, il capro espiatorio, convoglia su di sé tutto l’odio e la violenza della comunità, evitando violenze ancora peggiori. Ma si tratta sempre di un momento transitorio perché il potere di pacificazione si indebolisce progressivamente, pur immolando nuove vittime in luogo della prima. “Certamente tutte le comunità umane hanno sviluppato in antichità dei sistemi sacrificali differenti gli uni dagli altri, poiché concepiti secondo modelli mai identici, ma essenzialmente analoghi”. Dopo aver affrontato ampiamente il tema dei miti fondatori del sacrificio vedico, Girard passa ad analizzare anche il sacrificio svelato nelle religioni bibliche, con particolare attenzione al ruolo centrale di Gesù nel passaggio tra religioso arcaico e religioso “completamente diverso tuttavia inseparabile da quello antico”. Naturalmente nel breve testo lo studioso francese non approfondisce ulteriormente il tema, riassunto poi in una interessante Postfazione da Pierpaolo Antonello, ma apre un dibattito che si svolge parallelamente su due piani: quello metodologico e quello teorico.

Il sacrificio di René Girard
A cura di Pierpaolo Antonello
Traduzione di Claudio Tarditi
Pag.116, Euro 9.00 – Edizioni Raffaello Cortina (Minima n. 76)
ISBN: 88-7078-913-6

Le prime righe

Premessa

Per molto tempo la riflessione antropologica ha percepito nel sacrificio cruento una sorta di enigma che si è sforzata di risolvere senza però mai riuscirvi. La conclusione che ne è stata tratta è che il sacrificio in generale, il sacrificio come pratica, probabilmente non è mai esistito. A partire dalla seconda metà del XX secolo, l'ipotesi di una illusione concettuale -pur legittima in quanto ipotesi - si è irrigidita in un dogma tanto più intollerante quanto più ha creduto di trionfare sull'intolleranza occidentale, sul nostro imperialismo della conoscenza. Sotto l'influsso di questo dogma, la maggioranza dei ricercatori ha rifiutato la teoria mimetica che riafferma la natura enigmatica del sacrificio radicando l'universalità di quest'ultimo nella violenza mimetica di tutti i gruppi arcaici, e nel linciaggio unanime di vittime reali che si produce spontaneamente all'interno di comunità in crisi e grazie al quale viene ristabilita la pace. Queste comunità riproducono deliberatamente tali fenomeni sacrificali nei loro riti, sperando così di proteggersi dalla propria violenza intestina deviandola su delle vittime, su creature umane o animali la cui morte non farà più esplodere la violenza, poiché a nessuno verrà in mente di vendicarla.

© 2004 Raffaello Cortina Editore


L’autore

René Girard, studioso francese, si occupa di critica letteraria e di antropologia. I suoi libri sono stati tradotti in molte lingue e il suo pensiero è al centro di una profonda discussione a livello internazionale. Tra le sue opere più celebri La violenza e il sacro, Delle cose nascoste fin dalla fondazione del mondo, Il capro espiatorio e il più recente Vedo Satana cadere come la folgore, oltre a Il Risentimento e Origine della cultura e fine della storia.


Di Giulia Mozzato


24 settembre 2004