PRESENTE E FUTURO

Giuseppe Altamore
I predoni dell’acqua
Acquedotti, rubinetti, bottiglie: chi guadagna e chi perde

“La Sardegna è una delle Regioni che soffre maggiormente la sete. Per cercare di risolvere i ricorrenti problemi idrici, il presidente della Regione non ha trovato nulla di meglio che pensare alla realizzazione di dighe in Corsica per portare l’acqua in Sardegna.”

La nuova collana “Oltremare” delle edizioni San Paolo si è fatta carico di affrontare, nel modo più possibile libero, tematiche estremamente complesse e ha scelto di produrre libri che, denunciando ingiustizie gravi ma poco note al grande pubblico, sappiano svelare i retroscena che le determinano, senza paura dei poteri forti, cercando invece di andare "oltre", verso la libertà del pensiero e dell'informazione. Non è un caso che tra i primi titoli pubblicati sia apparso questo I predoni dell’acqua che affronta una tematica molto delicata, visti gli interessi ad essa sottesi. Si tratta infatti di un business da 400 miliardi di dollari che può determinare in un futuro molto vicino immense disuguaglianze non solo tra la popolazione mondiale, ma anche all’interno del ricco Occidente industrializzato.
Prendiamo in considerazione proprio l’Italia: 14 sono le aree a rischio desertificazione a causa dello sfruttamento eccessivo delle risorse e dello spreco compiuto di quelle esistenti; è in atto un processo di salinizzazione degli acquiferi lungo le nostre coste, effetto del saccheggio delle falde e del prelievo esagerato d’acqua; lo spreco di questo prezioso elemento pone gli italiani al primo posto tra gli europei nel consumo; i conti tra acqua erogata e consumata non tornano, cioè ne esiste una gran quantità che si “perde”, si ruba, o viene generosamente donata ad esempio alla Città del Vaticano che in base a un articolo del Concordato non deve pagare nulla per l’acqua che consuma. Il saggio prosegue nell’elencare sprechi e saccheggi, in pianura come sulle Alpi, si parla di predoni degli appalti relativi a dighe che in certe zone si moltiplicano solo perché il profitto per la loro costruzione è altissimo e si parla così anche di idromafia, vera calamità nazionale.
Dal quadro generale, passiamo al particolare: ma quanto è inquinata l’acqua? Da quando i romani crearono gli acquedotti a oggi, abbiamo fatto molta strada per renderla sempre meno bevibile! Grande è, per fortuna, l’attenzione al problema del suo livello di inquinamento che non può di certo risolversi con l’uso diffuso delle acque in bottiglia. Anzi, attenzione alle multinazionali che imbottigliano l’”oro blu”! Arsenico, amianto, radioattività: leggere questa parte del saggio crea un po’ di panico nel lettore ma, in ogni caso, meglio sapere che ignorare quello che ci “danno da bere”.
Se cerchiamo di superare la miopia che spesso ci caratterizza e allarghiamo lo sguardo oltre il territorio nazionale è impossibile non restare colpiti da alcuni dati. L’Oms parla di 3.400.000 morti ogni anno nel mondo per acqua contaminata tanto che proprio la carenza di acqua potabile è uno degli elementi maggiori di divario tra paesi poveri e paesi ricchi.
Chiuderei su questo dato drammatico l’analisi del saggio che pure sviluppa molti altri temi, circostanziando in modo preciso le varie e molteplici denunce che sottopone alla sensibilità e all’intelligenza dei lettori.

I predoni dell’acqua. Acquedotti, rubinetti, bottiglie: chi guadagna e chi perde di Giuseppe Altamore
189 pag., Euro 12.00 – Edizioni San Paolo (Oltremare)
ISBN 88-215-5236-5

Le prime righe

Introduzione

Oro blu, un'espressione suggestiva, forse esagerata. Ma dopo aver letto questo libro, probabilmente non riuscirete a trovare una definizione migliore per un business da 400 miliardi di dollari. L'acqua, bene primario ed essenziale alla vita, è al centro di molti interessi economici: dagli appalti per dighe inutili, alla gestione privata degli acquedotti, alla vendita di acqua imbottigliata. Per alcuni si tratta di pura e semplice mercificazione della fonte della vita. Per altri, invece, è giusto attribuire un valore economico all'acqua onde evitare di dissipare le fonti del pianeta con comportamenti sconsiderati.
Di sicuro sull'acqua incombono molti pericoli: la desertificazione di vaste aree del Paese, la salinizzazione delle falde costiere, l'inquinamento e lo spreco stanno compromettendo sia la qualità sia la quantità delle nostre risorse. In questo scenario si muovono i «predoni dell'acqua»: multinazionali che imbottigliano l'oro blu, corporation dell'acqua potabile, costruttori di dighe e spregiudicati venditori di purificatori che tentano di trarre il maggior vantaggio possibile dai mali che attanagliano le sorgenti, i fiumi e i laghi.
C'è chi vende l'illusione della purezza in una bottiglia di plastica. Chi cerca di convincerci che dal rubinetto esce ormai soltanto il veleno e riesce a piazzare a 1.500 euro inutili e spesso dannosi "depuratori" domestici.

© 2004 Edizioni San Paolo


L’autore

Giuseppe Altamore (1956), laureato in sociologia, giornalista, vive e lavora a Milano. Come vicecaporedattore di Famiglia Cristiana si occupa prevalentemente di economia, di consumi e di sicurezza alimentare. Grazie a diverse inchieste sul tema dell’acqua, è ormai riconosciuto come uno dei maggiori esperti in questioni idriche, non solo tra i giornalisti. È autore di altri quattro libri: Europa, istruzioni per l’uso; Tutte le parole dell’economia; Personal budget; Qualcuno vuol darcela a bere.Acqua minerale,uno scandalo sommerso.


Di Grazia Casagrande


24 settembre 2004