DA MANTOVA - LA SCRITTURA
DA MANTOVA
Edward Bunker
Animal Factory

“-Se uno stronzetto è un debole, prima o poi finisce male. Sono arrivato quando avevo diciotto anni e nessuno ha mai alzato un dito. Per due anni non ho sorriso neanche una volta. -Le cose allora erano diverse... uno poteva essere solo. Allora non c’erano le gang. Lui non è un killer, ma neppure un codardo.”

Gianrico Carofiglio
Il passato è una terra straniera

“Quello che succede davvero è nascosto fra le pieghe delle parole e soprattutto dei gesti. Ed è diverso da quello che appare. Solo che l’attore ne è consapevole e controlla il processo. La sostanza delle cose, la loro verità è quasi sempre diversa da quello che viene comunemente percepito. Le cose accadono realmente in posti e in momenti diversi da quelli che crediamo, guardiamo o percepiamo.”

Eric-Emmanuel Schmitt
Milarepa

“In un attimo la sua pietà mi fece sentire straccione e pidocchioso. La sua bontà mi schiacciava. Capii la mia povertà quella sera, nei suoi singhiozzi. E quella sera, credo, la sera delle lacrime, seppi che l’avrei odiato per sempre.”


LA SCRITTURA
Ferdinando Amigoni
Fantasmi del Novecento

“La narrativa italiana del Novecento sembrerebbe avere i titoli per entrare nell’esclusivo club, presieduto senza alcun dubbio dagli scrittori argentini, delle letterature che hanno scelto nel corso del XX secolo di battere la tortuosa strada del fantastico.”

Rubén Gallego
Bianco su nero

“Sono un eroe. È facile essere un eroe. Se non hai le braccia o le gambe, o sei un eroe o sei un morto. Se non hai i genitori, fa’ affidamento su braccia e gambe. E sii un eroe. Se non hai né le braccia né le gambe e hai anche pensato bene di restare solo al mondo, è fatta. Sei condannato a essere un eroe sino alla fine dei tuoi giorni. O a crepare. Io sono un eroe. Non ho altra scelta.”

Noel Riley Fitch
La libraia di Joyce
Sylvia Beach e la generazione perduta

“Certo era svanita l’ultima speranza di vederlo pubblicato nei paesi di lingua inglese, almeno per un bel po’; e Joyce, abbandonato su una sedia del mio negozietto, sospirava più profondamente che mai. Ma mentre lo guardavo mi venne in mente che si poteva ancora far qualcosa e domandai: Non concederebbe a Shakespeare and Company l’onore di pubblicare il suo Ulisse?”


17 settembre 2004