DA MANTOVA

Eric-Emmanuel Schmitt
Milarepa

“In un attimo la sua pietà mi fece sentire straccione e pidocchioso. La sua bontà mi schiacciava. Capii la mia povertà quella sera, nei suoi singhiozzi. E quella sera, credo, la sera delle lacrime, seppi che l’avrei odiato per sempre.”

Eric-Emmanuel Schmitt è un signore di circa cento chili, spiritoso, addirittura sarcastico, capace di una sorprendente autoironia, che suona il pianoforte, adora la musica classica ed è dotato di una scrittura assolutamente brillante. Incontrarlo al Festivaletteratura di Mantova è stata un’esperienza interessante e coinvolgente di cui vi racconteremo meglio nelle prossime settimane pubblicando su Café Letterario l’intervista che ci ha concesso. Chi abbia letto Ibrahim e i fiori del Corano e Piccoli crimini coniugali può già conoscere la sua grande capacità di cambiare registro, di passare dalla narrativa intensa ma un po’ sentimentale del primo a quella diretta, cruda e divertente del secondo. Con Milarepa la sorpresa si riproduce nuovamente: eccoci di fronte a un’opera ancora differente. Innanzitutto (è la prima caratteristica che si coglie aprendo il volume) per le illustrazioni che l’accompagnano, piacevoli disegni in bianco e nero realizzati da Fabian Negrin, ma soprattutto (e questo si scopre sin dalle prime righe) per il tono della storia, surreale e fantastico, alle soglie del mito e della leggenda.
È la storia di una grande odio nato dalla bontà, di un uomo straordinario di nome Milarepa, destinato a divenire un eremita di una saggezza e generosità sconfinate, e del suo antagonista, la voce narrante, l’uomo che lo vuole distruggere.
Milarepa, figura leggendaria della spiritualità buddhista, fu mago e lama nel Tibet dell’XI secolo. La tradizione vuole che fosse un uomo di estremo vigore fisico e di grande volontà, con una storia personale molto complessa segnata da ingiustizie nella prima infanzia e da vendette in un secondo momento, destinata poi al completo riscatto morale. Schmitt affronta la sua vita da un punto di vista originale e particolare: quello dell’autore di queste ingiustizie, l’artefice della svolta nell’esistenza del piccolo Milarepa: Svastika, suo zio. Malgrado ciò tutte le tappe dell’esistenza dell’eremita, che la tradizione tibetana ha tramandato sino a noi, sono rispettate, anche se “travisate” dallo sguardo del narratore. A sconvolgere ancor più tempi e piani della storia l’inserimento nella contemporaneità di una reincarnazione di Svastika, Simon, che ricostruisce il suo travagliato passato attraverso un sogno che costituisce la trama e conduce al vuoto, al buio, al silenzio.

Milarepa di Eric-Emmanuel Schmitt
Titolo originale: Milarepa
Traduzione di Alberto Bracci Testasecca.,
Illustrazioni di Fabian Negrin.,
Pag.117., Euro 9,50 – Edizioni E/O (Dal mondo)
ISBN: 88-7641-612-9

Le prime righe

Uno

Tutto è cominciato da un sogno.
Alte montagne... Una costruzione addossata alle rocce, un caseggiato rosso, di un rosso assordante, un rosso di sole al tramonto. Più in basso, carogne di cane che si decomponevano in mezzo a nugoli di mosche... Il vento mi piegava. Nel sogno avevo le mie gambe, ma mi sembrava di essere altissimo, molto più alto di come sono, in cima a un corpo sottile e secco come l'ala di una farfalla. Era il mio corpo e non lo era. Mi scorreva nel sangue un odio inesauribile che mi spingeva a cercare su ogni sentiero l'uomo che volevo uccidere con il mio bastone. L'odio era talmente intenso, un latte nero ribollente, che finì per straripare e svegliarmi.
Mi ritrovai con me stesso. Io e nessun altro, nei miei soliti panni, nella mia stanza a Mont-martre, sotto un cielo parigino.
Divertente, il sogno.
Ma il sogno tornò.
Da dove vengono i sogni?
E perché questo ce l'aveva con me?
Tutte le notti mi ritrovavo su quei lunghi sentieri sassosi con la vendetta nel cuore. E sempre quelle carcasse di cane, e quel bastone in pugno che cercava l'uomo su cui doveva abbattersi.

© 2004 Edizioni E/O


L’autore

Eric-Emmanuel Schmitt è nato a St Foy Les Lyon nel 1960. Ha studiato musica al conservatorio di Lione e successivamente si è laureato all’École Normale Supérieure di rue d’Ulm a Parigi. Ha insegnato filosofia all’università di Chambéry. Come autore teatrale ha scritto diverse opere che sono state rappresentate in tutto il mondo. I suoi romanzi sono tradotti in molte lingue. Tra questi ricordiamo Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano e Piccoli crimini coniugali.


Di Giulia Mozzato


17 settembre 2004