LA SCRITTURA

Noel Riley Fitch
La libraia di Joyce
Sylvia Beach e la generazione perduta

“Certo era svanita l’ultima speranza di vederlo pubblicato nei paesi di lingua inglese, almeno per un bel po’; e Joyce, abbandonato su una sedia del mio negozietto, sospirava più profondamente che mai. Ma mentre lo guardavo mi venne in mente che si poteva ancora far qualcosa e domandai: Non concederebbe a Shakespeare and Company l’onore di pubblicare il suo Ulisse?”

Un biografia che è anche un ampio saggio sulla letteratura contemporanea, su quella “generazione perduta” che ha trasformato radicalmente la cultura novecentesca e liberato il costume dagli ottusi moralismi che avevano, ad esempio, impedito la pubblicazione dell’Ulisse giudicato dai molti editori un’opera sconclusionata e oscena.
Sylvia, americana ma innamorata fin da adolescente della Francia, è figlia di un pastore presbiteriano dalle ampie vedute e di una madre che, nonostante la preoccupazione per quella figlia lontana, ne sostiene costantemente le scelte.
Dallo scontro tra questa educazione progressista, una formazione culturale poco tradizionale e i preconcetti nei confronti delle donne ancora molto vivi, nascono per lei non poche difficoltà ad affermarsi in Francia come giornalista durante la prima guerra mondiale. Ugualmente decide di non tornare in America, nonostante le pressioni della madre “malata” di malinconia per la lontananza dei figli. Ma è proprio a Parigi che Sylvia fa dopo poco un incontro fondamentale per la sua vita: quello con Adrienne Monnier, libraia, intellettuale e sua amica per sempre. Dopo alcune esperienze lavorative (segretaria, crocerossina in Serbia), siamo ormai nel 1919, Sylvia apre una piccola libreria, o meglio un centro di poesia inglese, vicinissimo alla libreria e al centro di poesia francese di Adrienne, chiamandola “Shakespeare and Company”. Immediata la curiosità intorno a questo nuovo luogo di cultura: i primi a frequentare la libreria (diventandone poi frequentatori assidui) sono i francesi e, tra questi, alcuni nomi illustri come Aragon, André Gide o l’illustre critico Larbaud oltre a innumerevoli studenti della Sorbona; quindi arrivano gli americani e in generale gli anglofoni. Tra gli scrittori americani Gertrude Stein è una delle prime a prendere una tessera annuale della libreria, ma la vita e l’attività di Sylvia sono poi radicalmente stravolte dalla conoscenza con due grandi della letteratura del Novecento: James Joyce e Ezra Pound.
Giunto a Parigi su consiglio di Pound, Joyce inizia il travagliato e fallimentare tentativo di pubblicare l’Ulisse, perennemente respinto dagli editori fino a che la coraggiosa libraia non gli propone che sia la Shakespeare and Company a editarlo: e sarà la stessa Sylvia a battere a macchina alcuni capitoli troppo scabrosi che le dattilografe rifiutavano di trascrivere. Il successo del romanzo, la notorietà internazionale, l’esportazione clandestina negli Stati Uniti (dove era proibito): un turbine di emozioni si riversa su Sylvia e Joyce, anche se sarà proprio il successo a rendere spesso problematica la loro amicizia. A partire da quella straordinaria impresa editoriale la libreria diventa un punto di ritrovo per tutta l’intellettualità americana, inglese e francese del momento.
Così il proseguire nella lettura di questa biografia significa conoscere in modo ravvicinato, anche negli aspetti meno edificanti, i più bei nomi della cultura contemporanea, scrittori, musicisti e intellettuali che a Parigi sono sempre passati considerandola un punto di riferimento fondamentale nella loro attività. Le diverse difficoltà economiche, che misero in forse la stessa possibilità della libreria di restare aperta, vengono superate proprio grazie all’intervento di questa straordinaria task force della cultura. Poi la seconda guerra mondiale, l’invasione nazista e l’internamento di Sylvia, con altre donne inglesi e americane, per sei mesi a Vittel. Infine il ritorno a Parigi, la conclusione della guerra, il dovuto riconoscimento internazionale, la morte per suicidio nel 1955 di Adrienne: da quel 19 giugno anche per Sylvia la vita perse ogni valore, ma sopravvisse alla persona da lei più amata fino al 6 ottobre 1962 quando venne trovata morta (forse da due giorni) per infarto nel suo appartamento parigino.

La libraia di Joyce. Sylvia Beach e la generazione perduta
Titolo originale: Sylvia Beach and the Lost Generation
Traduzione di Tina D'Agostini T. e Monica Fiorini
559 pag., ill., Euro 35,00 – Edizioni Il Saggiatore, 2004 (Terre. Idee)
ISBN: 88-428-1185-8

Le prime righe

Introduzione

"I miei amori erano Adrienne Monnier, James Joyce e Shakespeare and Company" afferma Sylvia Beach. Questo libro è il racconto di questi tre amori.
Il primo è la storia dell'amore tra due donne i cui dettagli erano e restano poco conosciuti. La storia inizia a Parigi in un freddo e ventoso pomeriggio di marzo del 1917. Una giovane americana molto timida, di nome Sylvia Beach, esita ad attraversare la soglia di una libreria e biblioteca circolante della Rive Gauche. La proprietaria, una giovane scrittrice ed editrice francese, molto sicura di sé, Adrienne Monnier, si alza dal suo tavolo e fa accomodare la visitatrice, accogliendola con calore e cordialità. Le due donne parlano per tutto il pomeriggio, dichiarando ognuna l'amore per la lingua e la letteratura dell'altra. Mentre Sylvia Beach esce dal negozio con in mano la sua tessera di iscrizione, un colpo di vento fa volare via il suo largo cappello spagnolo che rotola in mezzo a me de l'Odèon. Adrienne Monnier corre a raccoglierlo, lo spolvera e lo restituisce alla sua nuova amica. Quando i loro occhi si incontrano, scoppiano a ridere. Entrambe sono consapevoli che quello sarà il primo di molti incontri. In realtà, fu molto più di questo: fu il primo capitolo di una vita letteraria comune, una vita che nel corso di trentotto anni offrì nutrimento e sostegno a due generazioni di scrittori americani, inglesi e francesi.
La seconda storia è quella dell'amore di una donna per il genio di un uomo. Come la prima, ebbe inizio a Parigi, ma in un caldo pomeriggio di tre anni dopo. A una festa Sylvia Beach scorse l'autore di Ritratto dell'artista da giovane seduto in un angolo tra due scaffali pieni di libri. Si avvicinò timidamente e chiese: «II grande James Joyce?». «James Joyce» rispose lui.

© 2004 Gruppo Editoriale Il Saggiatore


L’autore

Noel Riley Fitch insegna scrittura creativa alla University of Southern California e all’American University di Parigi. Ha pubblicato vari volumi sulla vita letteraria parigina nella prima metà del Novecento (Walks in Hemingway’s Paris, Literary Cafés of Paris).


Di Grazia Casagrande


17 settembre 2004