DA MANTOVA

Edward Bunker
Animal Factory

“-Se uno stronzetto è un debole, prima o poi finisce male. Sono arrivato quando avevo diciotto anni e nessuno ha mai alzato un dito. Per due anni non ho sorriso neanche una volta. -Le cose allora erano diverse... uno poteva essere solo. Allora non c’erano le gang. Lui non è un killer, ma neppure un codardo.”

Cosa significa essere rinchiuso in un carcere? Quali incubi possono celarsi dietro le sbarre, le porte, i corpi dei compagni e le mani delle guardie? Possiamo immaginare le violenze fisiche e morali a cui i più deboli sono sottoposti in un luogo così estremo? Scrivendo un noir Bunker ci racconta ancora una volta quello scenario che assolutamente predilige. Il tema del carcere infatti attraversa quasi tutta l’opera dello scrittore americano, legata in modo viscerale alle sue drammatiche esperienze personali a San Quentin, lo stesso luogo di detenzione in cui si svolge questo romanzo. Del resto (in positivo, ma senza “premeditazione”) proprio il carcere gli ha dato tempi e luoghi per la lettura e soprattutto per la scrittura, come lui stesso ha dichiarato in un incontro pubblico con Carlo Lucarelli a Mantova in occasione dell’ultimo Festivaletteratura, la cui trascrizione sarà presto online nella home page di libriAlice.it.
Sono saggi sul carcere i suoi romanzi, testimonianze. Ma la sua scrittura è talmente fluida e ricca, le storie così intense e tragicamente appassionate da far dimenticare al lettore quanto di vissuto ci sia dietro queste parole.
Protagonista di Animal Factory (da cui nel 2000 è stato tratto anche un film di e con Steve Buscemi con Edward Furlong nel ruolo di Ron e Willem Dafoe in quello di Earl) è Ron un giovane di buona famiglia condannato per traffico di droga, che si ritrova sbalzato in una realtà carceraria in cui l’occupazione principale è riuscire letteralmente a sopravvivere. Ma Ron è fortunato e incontra sul suo cammino Earl, uno dei criminali più rispettati e temuti all’interno della prigione. Questa amicizia (tema ampiamente sviluppato nel romanzo) è la chiave di lettura della storia, accanto a una precisa descrizione del modo in cui la detenzione “corrompa” l’individuo, lo trasformi, lo renda capace di azioni prima impensabili. O di gesti di generosità straordinari.

Animal Factory di Edward Bunker
Titolo originale: The Animal Factory
Traduzione di Fabio Zucchella
Pag.237 p., Euro 10,50 – Edizioni Einaudi (Einaudi tascabili. Stile libero. Noir n. 1201)
ISBN: 88-06-16807-X

Le prime righe

Quando i prigionieri, quasi cinquecento, vennero ammassati nel parcheggio, fuori dai cancelli della prigione, l'alba cominciava a tingere di un giallo pallido il basso profilo della città. Ad attenderli c'era una schiera di autobus bianchi e neri con i finestrini sbarrati e una pesante inferriata che separava il posto dell'autista dai sedili posteriori. L'aria era impregnata del fumo pungente del diesel e dell'odore di spazzatura marcia. La marmaglia dei prigionieri, più di metà neri o chicanos, era incolonnata per due, sei per catena, e ciascun gruppo riempiva un autobus: sembravano dei millepiedi umani. Dappertutto c'erano vicesceriffi in uniforme stirata alla perfezione. A ogni autobus erano stati assegnati tre vice, mentre gli altri stavano a guardare con le grosse .357 Magnum Python che penzolavano dalle mani. Alcuni poi accarezzavano dei fucili a canne mozze.
Nonostante il puzzo, molti degli uomini respiravano a fondo, perché di aria fresca nella prigione senza finestre non ne entrava, e avevano già passato tre ore dentro celle di sicurezza di quattro metri per quattro, in gruppi di cinquanta ciascuna. Dietro di loro, gli affidabili della prigione stavano già spazzando le gabbie pronte per la seconda infornata del giorno.
Ronald Decker era giovane, e lo sembrava perfino di più di quanto fosse in realtà. Diversamente dai vestiti in disordine che portavano tutti gli altri, indossava un abito pulito di velluto a coste che era sopravvissuto incolume a tre giorni di tribunale.

© 2004 Giulio Einaudi editore


L’autore

Edward Bunker è l’autore di titoli importanti, quali Cane mangia cane, Come una bestia feroce, l’autobiografia Educazione di una canaglia e Little Boy Blue. Da Animal Factory è stato tratto l’omonimo film di Steve Buscemi, con Willem Dafoe.


Di Giulia Mozzato


17 settembre 2004