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David Riondino

Poeta, attore, affabulatore di qualità, David Riondino è uno dei protagonisti del Festival Internazionale di creatività vocale che si svolge a Vigevano dal 4 al 12 settembre.

Quanto è importante il libro per te?

Compro sempre qualche libro fra le miriadi che si vendono in edicola insieme ai giornali, per cui ogni volta torno carico di libercoli che accumulo ma che non leggerò mai… ormai è diventato una sorta di collezionismo come se si trattasse di oggetti un po’ magici. Di questa serie ora sto leggendo Le rotte dei ribelli di Viano Domenici.

Hai messo in valigia qualche libro quest’estate?

Sicuramente. Sono andato in vacanza in Grecia e ho letto quattro volumi di Erodoto, lettura emozionante, di cui avevo vaghi ricordi liceali.

Il titolo dell’ultimo libro letto?

Note necessarie come un'autobiografia di Enrico Rava.

Qual è il tuo rapporto con la parola scritta?

Ho un rapporto continuativo così come l’osservazione del paesaggio editoriale che ci viene continuamente proposto. Già i titoli evocano il contenuto dei libri: vedere nelle librerie questa gran quantità di titoli è un po’ come vedere tante isole in un arcipelago, poi ci sali sopra, approfondisci, fai un viaggio. Il libro fa parte del mio paesaggio.
Dico di più: il libro mi accompagna da sempre, avendo lavorato per dieci anni in una biblioteca a Firenze.

Hai un genere preferito?

Spazio molto, ma ho una “costante” dettata dal mio lavoro. Mi interessano in particolare la poesia, sia lirica che narrativa, e il racconto in versi. Anche perché molto spesso metto in scena delle cose che hanno a che fare con testi di questo tipo. Per certi versi mi interessa molto il “reale fantastico”.
Poi ci sono quelle letture che mi accompagnano da sempre, dei filoni che vado ad approfondire, per esempio quello della cultura popolare delle tradizioni orali e delle tecniche improvvisative contadine.

Gli ultimi spettacoli tratti da testi o da autori?

Sto lavorando con l’attore Lombardi da tempo su Dante, che è sicuramente un autore di riferimento. Inoltre, quest’estate abbiamo fatto delle cose molto divertenti su Salgari con una riduzione de Il corsaro Nero... con la musica di Wagner come sottofondo, puoi immaginare l’effetto! Era divertente.

E in futuro?

Faremo uno spettacolo su Luzi questo settembre, una narrazione poetica che racconta di un viaggio.

Quali libri hai oggi sul comodino?

Sul tavolino dove in questo momento poggio i piedi vedo un libro spagnolo preso in Argentina con le parole delle canzoni di tango, grande forma di letteratura popolare e poi un libro di Terzani Un altro giro di giostra, di cui ho letto la prima parte quando era vivo ed ora mi resta solo da concludere. Poi, un libro sul paesaggio americano dell’Ottocento perché sto lavorando sulla storia di un trombettiere: Giovanni Martini. E ancora Il mulino sulla Flos e i Racconti in forma di poesia di Carver. Ho anche comprato 4 libretti molto piccoli, sto facendo la collana dei micro-librettini nelle edicole e sono molto belli e molto ben stampati. Il mio edicolante è molto contento anche perché costano 9 Euro a numero. Ormai è diventato molto pericoloso per me andare in edicola perché ogni volta che ci vado me ne appioppano molti: ormai mi riconoscono!

Regali spesso libri?

Non molto. Devo aver regalato tempo fa a diversa gente Ernesto Ragazzoni, un poeta umoristico molto bravo, Buchi nella sabbia e pagine invisibili.

L’ultimo libro che hai letto e che ti ha sorpreso?

Mi ha fatto piacere leggere Fa un po’ male in forma di fumetto. Anche se si tratta di un libro molto pubblicizzato mi è piaciuto molto. Ammaniti è divertente come autore di fumetti mentre altre cose che ha scritto non mi hanno convinto. Inoltre mi ha colpito molto il fatto che abbia deciso di pubblicare questo libro in un periodo di forte crisi del fumetto narrativo.

Di questo genere, il fumetto, hai un autore preferito?

Manara, un grandissimo “raccontatore”.

Di Piera Passalacqua


3 settembre 2004