ANTOLOGIE


Gli amori che abbiamo vissuto

“A quegli uomini e a quelle donne che non riescono a superare la fine di un amore e si rovinano la vita, non resta che andare da uno psichiatra, perché il loro non è un problema sentimentale ma una tara mentale, psicopatia bella e buona. Perché le persone che potremmo definire normali, quelle in carne e ossa che formano il mondo degli esseri umani come voi e come me, alla lunga, pur malridotte e scolorite, con l’anima ammaccata e la fiducia incrinata, finiscono sempre per riprendersi. La vita continua, non date retta al tango.”
(da Martita on my mind di Mempo Giardinelli)

Una raccolta di racconti d’amore? Apro il volume un po’ prevenuta: non amo molto questo genere letterario. So bene che si tratta esclusivamente di un mio limite, ma tant’è. Ho portato il libro al mare e sono convinta che guarderò più a lungo le onde che si infrangono sulle rocce che le pagine dell’antologia. Ma mi sbaglio. Resto affascinata immediatamente dal taglio originale e differente che ogni autore ha dato alla sua storia. Per Nuria Barrios l’amore è sofferenza, impossibilità, dolore, sanguinamento. Per Mario Delgado è il ricordo delle notti in una storia nata senza futuro. Secondo José Manuel Fajardo è il sentimento nato da un amore adolescenziale, tanto intenso quanto casto, molto più cerebrale che fisico, ma un ricordo indelebile. Per Mempo Giardinelli l’amore è complesso e sempre fallimentare, come quello per Martita, una donna sposata e per questo a lungo incapace di prendere una decisione definitiva; una figura che porta con sé al tempo stesso gioia e dolore, speranza e disperazione. Al centro del racconto di Alicia Giménez-Bartlett c’è quel momento particolare in cui una coppia si accorge che è tutto finito, che non esiste un modo per tornare indietro. Un po’ più autoreferenziale lo scritto di José Ovejero, con protagonista proprio uno scrittore e la sua una strana storia virtuale con una giovane lettrice. Così come totalmente virtuale è l’amore di Antonio Sarabia per una ragazzina inventata per fare colpo sui compagni: il bellissimo racconto di una fantasia che diventa passione e che segna il protagonista come se fosse realtà. Viscerale e importante l’amore di cui Sepúlveda scrive con grande coinvolgimento in L’isola; più freddo e distaccato quello di Horacio Vázquez-Rial, narrato con le parole di una confessione.
Chiudo il libro soddisfatta e riappacificata con la letteratura dei sentimenti, e mi domando: sono autobiografici questi racconti? Spesso ne abbiamo la netta sensazione perché gli autori sono coinvolti, affascinati dai loro protagonisti, ma non dobbiamo mai scordare che, come scrive Giardinelli, “sia autobiografico oppure no è un fatto di poca importanza [...] ciò che interessa è la storia, e sappiamo bene che in fondo tutti gli scrittori mentono, la letteratura tutta è un’enorme menzogna e lo è anche l’amore”.

Gli amori che abbiamo vissuto
Titolo originale: Tu nombre flotando en el adiós
177 pag., Euro 13,50 – Editore Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN: 88-8246-692-2

Le prime righe

NURIA BARRIOS
Letter from home

Non importa il suo nome. Non è necessario neanche il mio: non è quello con cui mi chiamava Lui.
L'ultima volta che ci siamo visti è stata una mattina d'estate, tredici anni fa. Entravo con il mio fidanzato in un ospedale. Passare dalla luce violenta della strada alla penembra dell'edificio ci accecò. Fu solo un attimo. Il tempo di cui ha bisogno un lampo per cambiare la realtà. Il buio mi strinse a sé e iniziò a cullarmi. E a cullarsi con me. Mi sussurrava all'orecchio due nomi con cui nessuno, a parte Lui, mi aveva mai chiamata. Non mi accorsi nemmeno che la mano del mio fidanzato lasciava la mia. Era bastato un momento perché io tornassi al luogo da cui tanto penosamente mi ero esiliata:
Lui.
Era andato all'ospedale a farsi delle analisi. Da quando ci eravamo lasciati soffriva di terribili mal di testa che gli impedivano di leggere. Lui che trovava l'oblio solo nella lettura e nella musica, senza libri rimaneva indifeso. Privo di protezione, come un uomo senza pelle. Si stava dirigendo verso l'uscita quando le porte si aprirono e mi vide. Una figura che emergeva dal forno della strada, ancora impregnata del caldo e della luce del fuoco, che avanzava verso di Lui. Avanzavo alla cieca verso di Lui. Così mi vide.

© 2004 Ugo Guanda Editore S.p.a.


Di Giulia Mozzato


10 settembre 2004