COSTRUIRE LA PACE


Parlare con il nemico
Narrazioni palestinesi e israeliane a confronto

“Il processo di riconoscimento dell’altro come vittima, che richiede a entrambe le parti due quadri di riferimento molto differenti tra loro, è mancato tanto nel modo di pensare israeliano quanto in quello palestinese. In entrambi i casi, e per ragioni simili, c’è stata una profonda resistenza a compiere questo passo.”

Un’opera che ha attuato una doppia rivoluzione metodologica costruendo un testo di valore storiografico che fungesse da ponte tra due opposte identità politiche e culturali che da troppi anni stanno vivendo una drammatica situazione di guerra. Da un lato ci si è impegnati a “estrarre e ricavare significati nuovi da testi noti” e dall’altro ci si è serviti “in modo più intensivo e preciso della storia orale, assunta come valida metodologia storiografica”: da questa tecnica di ricerca nasce appunto il titolo del saggio curato da un sociologo palestinese e da un politologo israeliano.
I primi due capitoli analizzano il pensiero politico israeliano e le conseguenze dell’assassinio di Rabin di cui viene vista l’originale strategia tesa al conseguimento fattivo della pace. Quindi si osserva dapprima il peso che ha avuto l’Olocausto nella cultura politica israeliana e poi il processo di “giudaizzazione” di Israele-Palestina tanto da condurre alla tesi che quella prodotta in Israele è una forma di “etnocrazia” più che di democrazia vera e propria.
Proprio perché si parla di “narrazione-ponte” per questo testo, scritto da cinque studiosi israeliani e da altrettanti palestinesi, nella seconda parte dell’opera viene analizzata la storia dell’identità palestinese per entrare, nel saggio successivo, in questioni di più stretta attualità, come il problema dei profughi e dei rifugiati. Le donne hanno avuto, e hanno tuttora, gran peso nella costruzione di quella identità perché depositarie della memoria storica ed è dalle loro narrazioni che si può ricostruire la drammatica vicenda di quel popolo senza patria negli ultimi sessant’anni. Così anche il capitolo relativo a Gerusalemme riporta alla memoria del lettore (oggi deformata dalle troppo posizione ideologiche sostenute da israeliani, palestinesi e comunità mondiale) che, prima della guerra, quella era una città “normale” “divisa per comunità, quartieri, gruppi etnici (di varie nazionalità) e anche per classi”.
In conclusione vengono infine proposte delle riflessioni estremamente interessanti sulla contemporaneità: chiavi di lettura esemplari per chiunque voglia accostarsi a questo problema che oggi appare quasi insolubile con uno sguardo il più possibile libero.

Parlare con il nemico. Narrazioni palestinesi e israeliane a confronto a cura di Jamil Hilal, Ilan Pappe
Titolo originale: Talking with the Enemy
Edizione italiana a cura di Maria Nadotti
Traduzione di Paola Redaelli
299 pag., Euro 24,00 – Edizioni Bollati Boringhieri, 2004 (Saggi. Storia, filosofia e scienze sociali)
ISBN: 88-339-1541-7

Le prime righe

Introduzione
Jamil Hilal e Ilari Pappe

Le pubblicazioni scientifiche non fanno alcun riferimento teorico al concetto di «narrazione-ponte» o di raccordo. Tale concetto si applica principalmente alla decostruzione di opere letterarie. Le narrazioni-ponte sono in genere brevi segmenti che l'autore intercala ai capitoli più propriamente di intreccio e che fanno da tessuto connettivo. Nelle opere greche classiche sono le parti introdotte dal narratore per fare da ponte tra gli atti del dramma. L'autore figura come narratore onnisciente che guida il pubblico attraverso i dialoghi e gli eventi che si svolgono sulla scena. Vi sono però anche storici che assumono il medesimo ruolo: si veda, per esempio, il caso di Albert Castel che, nel suo recente Tom Taylor's Civil War, dà vita a una sua personale narrazione-ponte che fornisce una visione d'insieme del conflitto, grazie alla quale i lettori riescono a contestualizzare i racconti in prima persona di Taylor, testimone oculare degli eventi. Si tratta di intuizioni di non poco peso rispetto all'opera di costruzione storica.
Il concetto qui suggerito ha diramazioni assai più ampie. Non si riferisce soltanto alla presenza dello storico nell'ordito della narrazione storica, ma invita a una intrusione decisa nell'orientamento della ricostruzione. La navigazione degli storici nelle trame del passato è motivata dal loro desiderio di modificare gli eventi del presente. Ciò richiede non soltanto che essi siano «presenti», ma che abbiano un punto di vista relativistico sulla storiografia, un approccio critico alle ideologie dominanti e una precisa consapevolezza della contestualità storiografica.

© 2004 Edizioni Bollati e Boringhieri


I curatori

Jamil Hilal, sociologo palestinese, è autore tra l’altro di Il sistema politico palestinese dopo Oslo e di La formazione della élite palestinese. Ha collaborato a The Palestinian Povertà Report ed è ricercatore senior presso Muwatin, l’Istituto palestinese per lo studio della democrazia.

lan Pappe è professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze politiche all’Università di Haifa. Tra i suoilibri più recenti: The Israel-Palestine Question e A History of Modern Palesatine: One Land, TwoPeoples.


Di Grazia Casagrande


10 settembre 2004