La biografia


Amin Maalouf
ORIGINI

“Se si privilegia troppo il momento vissuto, ci si lascia assediare da un oceano di morte. Al contrario, rianimando il tempo trascorso, si allarga lo spazio di vita.
In ogni caso, per me, la ricerca delle origini appare come una riconquista sulla morte e sull’oblio, una riconquista necessariamente paziente, devota, accanita, fedele”.

Accade quasi a tutti, a una certa età, dopo la scomparsa dei nonni e dei parenti delle generazioni precedenti, di rimpiangere di non aver fatto abbastanza domande sul passato della famiglia, sulle storie di uomini e donne che ci hanno trasmesso, insieme ai loro cromosomi, tratti fisici e psicologici, talenti e forse paure, di cui ormai non siamo più in grado di ricostruire i percorsi e le ramificazioni. Molti scrittori, arrivati a tale soglia, sentono l’esigenza di dedicare un libro alla ricerca delle origini, come per riappropriarsi della forza insita nel rigoglio di un albero genealogico. Nel caso del libanese Amin Maalouf, grande narratore di storia e di storie (ricordiamo ad esempio “Le crociate viste dagli arabi”, “Il manoscritto di Samarcanda”, “Il periplo di Baldassarre”), il racconto familiare diventa una parabola esemplare dell’incontro-scontro tra la civiltà orientale e quella occidentale al passaggio tra Otto e Novecento, in un villaggio montano in crisi d’identità, tra ottomana e siriana, francese e libanese, travagliato anche da controversie religiose, per la difficile convivenza di cattolici, ortodossi, protestanti e maroniti.
Più che una famiglia, quella dei Malouf è una tribù, le cui ramificazioni si intrecciano inestricabilmente, per l’uso di matrimoni tra parenti. In “Origini”, che è soltanto la prima parte di una ricca saga, ad essere oggetto dell’attenzione e delle ricerche dello scrittore sono soprattutto due fratelli, Botros e Gebrayel, entrambi proiettati verso il cambiamento, e desiderosi di confrontarsi con il progresso e la tecnologia occidentali, ma con diversi obiettivi. Il maggiore, Botros, bisnonno dell’autore, vorrebbe importare le nuove conoscenze per aiutare il suo paese a scrollarsi di dosso l’arretratezza secolare, e fonderà nel villaggio una scuola all’avanguardia tra mille difficoltà, mentre Gebrayel sceglie la via dell’emigrazione, diventando a Cuba un facoltoso commerciante.
Malouf conduce passo passo il lettore attraverso le minuzie delle sue ricerche, dove antiche lapidi e fotografie scolorite, documenti d’archivio e congetture compongono un mosaico sempre più esteso e colorato, fino a far rivivere mondi scomparsi: prima quello scabro e levantino del villaggio natale, poi quello della “belle époque” cubana. A rendere la lettura sempre più coinvolgente, la crescente passione dell’autore stesso, che all’inizio del libro sembra titubante di fronte alla titanica impresa di costruire un’epopea su basi scarsamente documentate, poi si abbandona alla travolgente presa dei sentimenti, riuscendo a far combaciare l’originalità del proprio percorso con l’esigenza universale di convivenza tra culture e tradizioni diverse.

ORIGINI di Amin Maalouf
Traduzione di Egi Volterrani
Pag.488., Euro 19,00 - Bompiani (Narratori stranieri Bompiani)
ISBN: 88-452-1364-1

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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1

Qualcun altro avrebbe parlato di "radici"... Non fa parte del mio vocabolario. La parola "radici" non mi piace, e ancora meno amo l'immagine che evoca. Le radici affondano nel suolo, si contorcono nel fango e si sviluppano nelle tenebre. Trattengono l'albero prigioniero da quando nasce e lo nutrono in virtù di un ricatto: "Se ti liberi, muori. "
Gli alberi si devono rassegnare, hanno bisogno delle radici: gli uomini, no. Noi respiriamo la luce, aspiriamo al cielo e, quando veniamo ficcati sotto terra, è per marcire. La linfa del suolo natale non risale dai piedi alla testa; i piedi servono solo per camminare. A noi importa solamente delle strade: sono le strade che ci guidano - dalla povertà alla ricchezza, oppure a un'altra povertà; dalla schiavitù alla libertà, o alla morte violenta. Promettono, ci portano, ci spingono, poi ci abbandonano. E allora stramazziamo morti come siamo nati, sul ciglio di una strada che non abbiamo scelto.
Il contrario degli alberi, le strade non spuntano dal suolo a caso, dove germoglia un seme. Come noi, hanno un'origine. Un'origine illusoria, perché le strade non hanno mai punto di partenza reale. Prima di quella curva ce n'era un'altra; e prima di questa un'altra ancora. L'origine dita irreperibile, giacché a ogni incrocio si incontrano altre strade che hanno altre origini. Se si dovesse tener conto di tutte le confluenze, si farebbe cento volte il giro della Terra.
Ma poiché si tratta dell'origine del mio parentado lo debbo fare! Provengo da una tribù da sempre nomade in un deserto che possiede le dimensioni del mondo. I nostri paesi sono oasi che lasciamo quando la sorgente si prosciuga; le nostre case sono tende rivestite di pietra; le nostre nazionalità sono stabilite da questioni di date o di navi. Aldilà delle generazioni, aldilà dei mari, aldilà della Babele degli idiomi, ciò che ci lega gli uni agli altri è soltanto il suono di un nome.
Un patronimico come "patria"? Sì, è proprio così. E come "fede", un'antica fedeltà.
Non ho mai sperimentato una vera e propria appartenenza religiosa - al limite tante, e tra loro inconciliabili -, così come non ho mai testimoniato un'adesione totale a una nazionalità: di certo, è vero che non ne ho una soltanto. In compenso, mi riconosco facilmente nell'avventura della mia grande famiglia, sotto tutti i cieli: nell'avventura e anche nelle leggende. Come per gli antichi greci, la mia identità è legata a una mitologia. So perfettamente che è falsa, eppure la venero come se fosse una matrice di verità.
È comunque strano che, fino a oggi, non abbia mai dedicato più di qualche frase al percorso della mia famiglia. Ma è pure vero che questi silenzi fanno parte del mio retaggio...

© 2004 RCS Libri

biografia dell'autore
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Amin Maalouf è nato in Libano nel 1949 da una famiglia di letterati e giornalisti. Dopo gli studi universitari nel campo dell'economia e della sociologia, si è trasferito a Parigi nel 1976. Il suo primo libro, Le Crociate viste dagli arabi, è ormai un classico tradotto in moltissime lingue. Ha pubblicato i romanzi: Leon l'Africain, Samarcande, Les Jardins de lumière, Le Rocher de Tanios, edito in Italia con il titolo Col fucile del console d'Inghilterra, Les Échelles du Levant, Le Périple de Baldassare, Le Premier Siècle après Bèatrice. Nel 1999 gli è stato conferito il Premio Nonino per la sua opera, e nel 2004 il Prix Mediterranee per Origini.




3 settembre 2004