ROMANZI DALL'ITALIA E DAL MONDO

Giulio Angioni
Assandira

“Com’è possibile che uno se ne venga proprio qua, su questi nostri colli abbandonati, per divertirsi a vedere fare il lavoro del pastore, maledetto sia, non l’auguro a nessuno. Lo sa bene lui che l’ha fatto per più di cinquant’anni, e se si è divertito, qualche volta, è stato quando ha potuto smettere di farla la fatica del pastore…”

Assandira è il nome di un agriturismo sorto in Sardegna grazie allo spirito imprenditoriale di una giovane coppia di sposi, lui sardo lei danese, che hanno capito di poter sfruttare il gusto per il “primitivo” di tanti turisti, soprattutto stranieri. Ad Assandira infatti si deve fingere che la vita di un tempo, quella dei pastori e del contatto totale con la natura, esista ancora: il vecchio padre deve riprendere gli abiti smessi da tempo e mimare quotidiane abitudini e riti da tanto tempo abbandonati anche in quel luogo desolato che era stato toccato solo in minima parte dalla modernità. Forti le resistenze iniziali del vecchio che da una parte provava vergogna per quella commedia (come potevano pensare di usarlo come un pagliaccio? perché costringerlo a esibire quegli abiti che erano da secoli simbolo di fatica e di povertà?) e dall’altra sembrava non credere al successo dell’impresa. La giovane nuora, la straniera, era quella che maggiormente sosteneva il progetto, lei ben conosceva i gusti di chi, venendo da realtà ricche e tecnologicamente avanzate, sentiva l’attrattiva del passato e dell’esotico e cercava nel contatto falsamente primitivo con la natura una pienezza dei sensi ormai perduta.
L’agriturismo è avviato, il successo arriva subito, tutti si adeguano alla finzione, il padre, i vari addetti e anche gli stessi animali che diventano un’ulteriore motivo di curiosità per i visitatori disposti a svegliarsi nel cuore della notte per assistere al parto di una vacca.
Si presenta così agli occhi del lettore la situazione attuale dell’isola, luogo di turismo elegante, meta per vacanze privilegiate in cui la trasparenza del mare, il sole spietato e paesaggi stranianti attraggono sempre di più. Così una cultura e una società dominate da rigide regole di comportamento, valori familiari e tradizioni antiche vengono stravolti, abbandonati e resi grotteschi.
Ma all’improvviso un incendio devastante, come tante volte capita nell’arida terra di Sardegna, distrugge il sogno e uccide il giovane imprenditore. Sicuramente c’è del dolo dietro a quella vicenda e chi indaga se ne accorge ben presto. La conclusione, che non verrà qui detta, è molto amara e il lettore verrà a conoscenza anche di una altro stravolgimento, di un’altra “anomalia” determinante nel condurre al drammatico epilogo in cui però sarà proprio il caso (quell’elemento imprevedibile, che nessuno può controllare) a rendere più tragica la conclusione.
Con un linguaggio intenso, con un frequente utilizzo del discorso indiretto libero, Angioni permette al lettore una comprensione profonda delle ragioni dei personaggi in questo romanzo che non è un giallo, anche se è un’inchiesta a condurre la trama, ma è prevalentemente un’opera di tipo psicologico, attualissima nelle diverse tematiche eppure classica, in cui la disperazione, perennemente controllata dal pudore del protagonista nel manifestare i propri sentimenti, riconduce a una visione tragica della vita in cui ogni forzatura umana sulla realtà non può che condurre al fallimento e alla morte.

Assandira di Giulio Angioni
239 pag., Euro 9,00 – Edizioni Sellerio di Giorgianni (Il divano n. 227)
ISBN: 88-389-1991-7

Le prime righe

La pioggia sabbiosa della notte ha fatto la sua parte. Dopo il fuoco l'acqua ha ripreso a rovinare i luoghi. Ma il fuoco ieri sera ha fatto lui la parte del Icone, a zampate e ruggiti. Finito l'incendio, non i crolli, sotto la pioggia e al buio il luogo di Assandira è ritornato un niente di nessuno. La prima pioggia lunga dell'autunno a fine agosto, dopo la scarica improvvisa è proseguita lenta, e quassù ieri sera ha fatto piazza pulita di pompieri, paramedici, giornalisti, beccamorti, cameramen, magistrati, curiosi, parenti e paesani. Anche il vecchio parroco si è visto benedire fuoco e fiamme coi suoi gesti rudi da mandriano, ma ha fatto effetto subito perché è arrivato il primo tuono da vicino, secco, lampo e tuono, la terra e i fuochi hanno iniziato a scoppiettare in brevi sbuffi e giù l'iradidio, o la benedizione. Prima, quando il ciclo cadeva in un tramonto interminabile, di fuoco nel fuoco in cataclisma di colori, chi sospettava quanto l'acqua scioglie in fango il senso del dovere?

© 2004 Sellerio Edizioni


L’autore

Giulio Angioni, antropologo dell’Università di Cagliari, è scrittore di romanzi e racconti, di ambientazione sarda, in cui ritorna una specie di malinconia delle origini, di inquietudine delle radici e che si esprime anche in questo giallo. Tra gli altri suoi scritti citiamo Il mare intorno e Il sapere della mano.


Di Grazia Casagrande


3 settembre 2004