ROMANZI DALL'ITALIA E DAL MONDO

Orhan Pamuk
Neve

“Ogni persona doveva avere un suo fiocco di neve, in cui c’era la mappa interna della sua vita. […] Secondo Ka, dietro alla vita di tutti c’erano una mappa e un fiocco di neve di questo tipo, e il fatto che le persone che da lontano si somigliano siano in realtà tanto diverse, strane e incomprensibili, si poteva dimostrare facendo l’analisi del fiocco di neve di ognuno.”

È la neve l’immagine dominante del romanzo di Pamuk. La neve che scende lentamente, la neve che silenziosamente ricopre ogni cosa. Alla sua luce candida e misteriosa sfumano i confini di ogni certezza e la realtà si trasfigura, mentre in essa si proiettano sogni e illusioni, incubi e angosce di un’umanità tormentata e confusa. Così la città di Kars, estrema periferia orientale dell’Anatolia, infine isolata dal resto del Paese a causa delle avverse condizioni atmosferiche, diviene teatro di eventi senza eguali.
Le sue vie affollate, l’atmosfera malinconica e solitaria dei vecchi palazzi russi e armeni, delle abitazioni abbandonate e delle rovine: il palcoscenico della città si trasforma per tre giorni nel terreno di confronto di tutte le anime contraddittorie e vitali che agitano il popolo turco.
Con un piede in Europa e l’altro nel cuore dell’Islam, la Turchia si regge su un equilibrio estremamente precario. Pamuk denuncia lo smarrimento di una Paese afflitto da infinite contraddizioni culturali e lacerato da estremismi ed eccessi di ogni sorta. Emerge con forza l’inevitabile confronto con l’Europa, specchio deformante di paragone, di fronte al quale un’intera civiltà si dibatte fra laicità e religione, fanatismo tradizionale e modernizzazione forzata, fondamentalismo islamico e democrazia occidentale. E nel mezzo le rivendicazioni etniche di curdi, georgiani, armeni e degli stessi turchi.
Tutte queste voci si innalzano nel romanzo polifonico di Pamuk, emblema di una Turchia alla ricerca di un’identità univoca e forte da contrapporre alla fagocitante supremazia occidentale.
Un’unica voce si distacca dalle altre: di ritorno in Turchia dopo un lungo periodo di esilio in Germania, il poeta Ka approda nella remota Kars e si ritrova spettatore involontario di questa esplosione di follia. Più di tutto il caos circostante è però la placida indifferenza della neve a colpire i suoi sensi. Attratto dal suo fascino irresistibile, Ka ne coglie infine l’intimo segreto e la profonda armonia con la natura umana. Così come ogni fiocco di neve nasconde in sé una struttura peculiare e irripetibile, così la vita di ogni uomo possiede una propria esclusiva sinfonia, che rappresenta la felicità in nome della quale vale la pena vivere.
Pur assistendo da vicino agli eventi, Ka non si lascia coinvolgere: egli decide piuttosto di intraprendere una lotta del tutto personale, l’ultima, l’estremo tentativo di afferrare quella felicità che fino ad allora gli era stata sottratta. Un eroe solitario, un Sognatore, a tratti grottesco, che insegue l’amore di una donna per uscire da una profonda crisi esistenziale e spirituale. Annullando tutto il resto, egli proietta nell’unione con Ipek l’ansia di verità della sua vita, per afferrare quell’armonia sublime che può donare all’uomo la placida serenità e la quiete perpetua della neve. Immergendosi in questa felicità promessa e ormai prossima, Ka ritrova persino l’ispirazione e a Kars riesce a scrivere, dopo anni di silenzio, numerose poesie che racchiudono questa nuova acquisita consapevolezza dell’intimo ordine del cosmo.
La vicenda personale di Ka e quella universale del microcosmo Kars si avvolgono l’una all’altra, incrociandosi e allontanandosi nel delirio allucinante del poeta. Il destino finale è però comune. La neve si scioglie, rabbia e follia si placano mentre la città ricade nel suo quotidiano e antico torpore. E Ka, ancora una volta, si lascia sfuggire il suo sogno. La sua vita, di ritorno in Germania, riacquista la monotona disarmonia precedente e la sua sopravvivenza si trascina nel ricordo delle tre giornate cruciali di Kars.
Il disperato tentativo di Ka di raggiungere la propria salvezza, nel mezzo di eventi terribili e sofferenze atroci, rappresenta uno dei punti più sublimi e tragici dell’opera di Pamuk. In lui la recente solitudine dell’esule e quella antica di un popolo sospeso fra due mondi: intrappolato in se stesso e incapace di stabilire un contatto sincero con il mondo esterno egli non riesce neppure ad afferrarsi a Ipek, ultimo appiglio alla realtà della vita.

Neve di Orhan Pamuk
Titolo originale: Kar
Traduzione di Marta Bertolini e Semsa Gezgin
468 pag., Euro 19.00 – Edizioni Einaudi
ISBN 88-06-17004-X

Le prime righe

I. Il viaggio a Kars
Il silenzio della neve

Il silenzio della neve, pensava l’uomo seduto dietro all’autista del pullman. Se questo fosse stato l’inizio di una poesia, avrebbe chiamato «silenzio della neve» ciò che sentiva dentro.
Aveva preso il pullman che l’avrebbe portato da Erzurum a Kars all’ultimo minuto.Dopo due giorni di viaggio fra le tormente di neve, da Istambul era arrivato alla stazione dei pullman di Erzurum, e mentre con la borsa in mano nei corridoi sporchi e freddi cercava di capire dove fosse la fermata dei pullman per Kars, un tizio gli aveva detto che ce n’era uno in partenza.
L’aiutante dell’autista del vecchio pullman Magirus non aveva voluto riaprire il bagagliaio già chiuso, e aveva borbottato: - Abbiamo fretta -. Perciò lui era salito con la valigetta Bally color ciliegia che adesso teneva fra le gambe. Indossava un cappotto pesante, color cenere: lo aveva comprato cinque anni prima a Francoforte ai grandi magazzini Kaufhof. Diciamo fin d’ora che questo bel cappotto di stoffa morbidissima, nei giorni che trascorrerà a Kars, sarà per lui fonte di vergogna e inquietudine ma anche di protezione e sicurezza.
Subito dopo la partenza del pullman, mentre il passeggero seduto accanto al finestrino, pensando di poter vedere qualche cosa di nuovo, guardava con occhi attenti i quartieri della periferia di Erzurum, le minuscole e misere drogherie, i panifici e i caffè fatiscenti, aveva ripreso a nevicare. Adesso era più forte: i fiocchi erano più grandi di quelli del tragitto da Istambul a Erzurum.

© 2004 Giulio Einaudi Editore


L’autore

Orhan Pamuk è nato a Istambul nel 1952. È uno dei più importanti scrittori turchi. Tra i suoi romanzi, pubblicati in più di venticinque lingue, sono stati tradotti in italiano Roccalba, La casa del silenzio, Il libro nero, La nuova vita, Il mio nome è rosso. Ha vinto numerosi premi, tra cui il Premio Grinzane Cavour e l’International Dublin Literary Award.


Di Paola Bonfanti


3 settembre 2004