ROMANZI DALL'ITALIA E DAL MONDO

Will Self
Dorian

“Dorian avrebbe dovuto agire, distruggere le prove. Non aveva bisogno di tutti i nastri. Perché mai avrebbe dovuto? Probabilmente non ne aveva mai avuto bisogno. Uno sarebbe stato sufficiente per mantenerlo giovane e in forma.”

L’ultimo romanzo di Will Self è un remake della celeberrima opera di Oscar Wilde; la storia non sembra cambiare molto e chi ha amato quest’opera apprezzerà anche il Dorian di Self, se non altro per ripercorrere la travagliata avventura del bellissimo e dannato Gray.
Non mancano tuttavia i colpi di scena: tutto ha inizio nella Londra dei primi anni Ottanta che si prepara al matrimonio di Lady Di, evento mondano per eccellenza. È in questo ambiente, che fa da sfondo al romanzo, che l’artista d’avanguardia Basil Hallward crea il “Chatode Narcissus”, un’installazione di nove video, nei quali viene immortalata la bellezza di Dorian. Come da copione il cinico Henry Wotton, che è in realtà il personaggio più graffiante e corrosivo dell’opera, avvia Dorian ad ogni sorta di depravazione autodistruttiva, con uso smodato di droghe e sesso. La peste di fine millennio fa il resto. L’Aids, la malattia degli omosessuali dilaga e semina il terrore, colpendo sia Hallward che Wotton, mentre Dorian mantiene inalterata la sua adolescenziale bellezza. Non lui, ma i nove video invecchiano, mostrando le tracce inequivocabili della malattia e ben presto anche le videocassette del “Cathode Narcissus” iniziano a mostrare segni di deterioramento, quasi si trattasse del corpo non solo figurato ma fisico di Dorian.
Self è particolarmente attento a riportare la bruttura della malattia che devasta i corpi, più che a mettere in evidenza, come fece invece Wilde, la corruzione morale ed umana del protagonista, mostrando di riflesso l’orrore della società, che emargina Gray.

In realtà però, la storia di Gray non è altro che un romanzo nel romanzo; è l’unica opera di Wotton, che brutalmente mette a nudo il vuoto morale nella vita del protagonista.
Dorian, il vero Dorian, è un uomo colto, ricco, bellissimo, di successo e ben visto da tutti. Non è malato di Aids ed è gay. Nulla può far pensare all’orribile essere descritto da Wotton: ma perché allora scrivere simili cose e perché poi un roman à clef, si chiede Dorian? Wotton aveva sempre detto che avrebbe scritto solo se avesse perso le chiavi della macchina.
Ed è curiosa l’allusione alla chiave, come fa notare la moglie Victoria, l’unica, a parte Dorian, ad aver letto il romanzo: per tutto il libro Wotton non fa altro che cercare le chiavi, come se stesse tentando di dipanare il bandolo della matassa della sua vita rovinata. Inevitabilmente il pensiero va a Dorian, che lungi dal perdere le chiavi, tiene il suo vero essere sotto chiave anzi ‘sottovuoto’.
È l’uomo delle apparenze: ambizioso e vincente, circondato da amici trendy come Lady Di che ammira e stima. È inserito nel mondo che conta, fatto di presenze che come ombre accompagnano una vita fatta di nulla, mentre la sua vera essenza sembra essere lontana e sconosciuta.
Quando poi, ascoltando i notiziari, viene a sapere della tragica morte di Lady Di, il suo fragile equilibrio, già scosso dal romanzo di Wotton (e per questo tenuto sotto chiave) viene irrimediabilmente compromesso. Inizia a sentire la voce, la voce di Wotton, che crudelmente gli ricorda la fine del suo mondo fatto di immagini e di glamour. A questo punto realtà e fantasia iniziano a fondersi, e come da copione Dorian impazzisce.

Dorian di Will Self
Titolo originale: Dorian
Traduzione di Nicoletta Vallorani
299 pag., Euro 15,00 – Edizioni Mondadori (Strade blu)
ISBN 88-04-52454-5

Le prime righe

A Chelsea, in casa di Henry e Victoria Wotton, era impossibile stabilire se fosse giorno o notte. A questa ambiguità fondamentale se ne sommava un'altra, poiché anche stagioni e anni erano concetti indefiniti. Era questo o quel secolo? Lei indossava questa gonna o quel tailleur? Lui aveva preso questa droga o quel drink? Lui preferiva questa passera o quel culo?
La combinazione di stili, modi, pensieri e orifizi era recitata nella penombra delle camere polverose dei Wotton e nella luce vivida dei loro gabinetti sbavati, come se i manufatti, le idee e persino le anime non fossero altro che simboli disegnati sul rullo della slot-machine della Vita. Bastava abbassare la leva e quelli saltavano fuori: tre spade, tre banane, tre simboli della sterlina. In casa Wotton, tre di tutto era un buon compenso, nella moneta della malasorte.

© 2004 Arnoldo Mondadori Editore


L’autore

Will Self è nato a Londra nel 1961 e ha studiato a Oxford. Considerato uno dei protagonisti più importanti e significativi della nuova letteratura inglese, è autore di tre raccolte di racconti, Cordiali saluti da un mondo insano, Grey Area e Tough Tough Toys for Tough Tough Toys; di un paio di romanzi brevi e di tre romanzi, My Idea of Fun, Grandi scimmie e How the Dead Live.


Di Veronica Irsara


3 settembre 2004