La biografia


Petros Markaris
Si è suicidato il Che

“… Favieros fa tre movimenti successivi: volge l’arma verso se stesso, si ficca la canna in bocca e preme il grilletto. Lo sparo si sente all’unisono con l’urlo della Komi.”

Ormai le Olimpiadi di Atene sono alle porte e mai un romanzo è stato più adatto di questo a introdurle nell’immaginario dei lettori, anche se qui il clima che si respira non è proprio quello della limpidezza sportiva. Sono proprio gli appalti collegati ai lavori necessari ad ospitare le più importanti gare sportive mondiali, immutate nel loro significato simbolico dall’antichità ai nostri tempi, a dare avvio alla vicenda gialla.
Protagonista è il “Maigret greco”, quel commissario Kostas Charitos già noto ai lettori italiani (Difesa a zona): uomo spiritoso, dalla semplicità disarmante, è da sempre ossessionato da Adriana, una moglie apprensiva che, cogliendo l’occasione della lunga convalescenza del marito reduce da una pallottola intercettata per difendere Elena Kousta (finisce così il romanzo precedente di Markaris), ha ormai il predominio su di lui. Della vita coniugale di Kostas dice l’autore: “pensavo al rapporto fra i miei genitori, due persone che si amavano molto ma che litigavano tutto il giorno”, del suo personaggio “vedevo anche me stesso, cioè commentavo attraverso di lui la Grecia”. Seduto davanti al televisore Charitos assiste così al suicidio in diretta di Favieros, ex giovane rivoluzionario, ora potente imprenditore che ha ottenuto appalti miliardari per le Olimpiadi. Quella gli sembra l’occasione d’oro per liberarsi dall’affetto apprensivo della moglie e rimettersi timidamente in pista. Dall’ospedale in cui si è recato per un controllo viene a conoscenza di altre morti: due curdi sono stati eliminati dalla stessa organizzazione che si era assunta la responsabilità morale del suicidio di Favieros. Ecco allora entrare in piena azione, liberatosi del ferreo controllo della moglie, il nostro commissario a chiarire una situazione che alle indagini ufficiali e alle inchieste giornalistiche sembrava assolutamente incomprensibile. Ma quello di Favieros non rimarrà l’unico sconvolgente suicidio pubblico: lo seguiranno un deputato e un giornalista famoso. Per tutti e tre era già stata scritta una bella biografia in attesa di essere stampata e l’editore era stato consigliato dal misterioso autore di non pubblicarla se non al momento opportuno.
Il nuovo villaggio olimpico ateniese (ancora non terminato) fa da location di alcune pagine e di alcune indagini, e anche questo non può non suscitare curiosità nel lettore.
Infine, insieme alla verità, saranno molti anche gli scheletri che usciranno allo scoperto, dopo essere stati accuratamente chiusi per tanti e tanti anni in illustri armadi.
Guidato dalla solita ironia il Charitos rappresenta davvero l’investigatore “alternativo” rispetto al modello americano: non bello, non giovane, poco affascinante, ma intelligente, spiritoso e grande osservatore dei comportamenti umani e della loro psiche. Guidato da un profondo senso etico, non è un moralista: insomma è proprio un bel modello di uomo europeo.

Si è suicidato il Che di Petros Markaris
Traduzione di Andrea Di Gregorio
422 pag., Euro 17,00 – Edizioni Bompiani (Narratori stranieri)
ISBN: 88-452-1105-3

Di Grazia Casagrande

le prime pagine
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1

La gatta siede davanti a me, sulla panchina di fronte, e mi guarda. Tutti i pomeriggi me la ritrovo qua, a controllarmi. I primi giorni mi guardava con sospetto, pronta a darsela a gambe non appena avessi fatto la mossa di avvicinarla. Ma da quando si è convinta che di lei non mi importava nulla, ha smesso di interessarsi a me e non è più venuta meno al suo contegno per causa mia. E così abbiamo sviluppato una relazione di buon vicinato. Lei non cerca mai di conquistare la mia panchina e io, le poche volte che arrivo prima di lei, rispetto la sua e gliela lascio libera. È una gatta dei tetti, ma non ha il tradizionale mantello arancione dei gatti dei tetti di razza. Il suo pelo è grigionero, spinato, come i completi che indossiamo ai balli della polizia o ai funerali. Ai matrimoni, ci vestiamo di nero.
Adriana siede al mio fianco e lavora a maglia. Da quella sera fatale in cui ho avuto la brillante idea di offrire il petto per salvare Elena Kousta dalla pallottola del figliastro, Makis, la mia vita è cambiata radicalmente.
Tanto per cominciare ho passato otto ore in sala operatoria, quindi un mese e mezzo all'ospedale e ho ancora davanti a me i due terzi del mio congedo di convalescenza trimestrale. I miei rapporti con la squadra omicidi si sono interrotti fino a nuovo ordine. Io non sono andato a trovarli neanche una volta da quando sono tornato a casa. I miei due assistenti, Vlasòpoulos e Dermitzakis, dapprincipio venivano a trovarmi ogni due giorni, quindi hanno smesso le visite per limitarsi alle telefonate, finché hanno interrotto ogni contatto. Ghikas è venuto in ospedale solo una volta, insieme al segretario generale del ministero, che non mi sopporta ma che quel giorno era tutto sorrisi ed elogi per mio coraggio. Alla fine, Adriana ha assunto il comando generale della mia esistenza e io mi limito a trascinarmi dalla casa ai giardini pubblici e dalla camera da letto al soggiorno, come un palestinese che abbia i movimenti limitati dagli israeliani. "Che ci mangiamo stasera?"
Non che mi interessi. Non ho ricuperato l'appetito e ogni boccone mi resta in gola. Ne parlo perché mi aiuta a rompere la monotonia.
"Ti ho preparato la gallina lessa e una minestrina con le stelline."
"Ancora gallina? L'ho mangiata anche l'altro ieri."
"Ti fa bene."
"Ma non me ne ha già fatto abbastanza, Adriana? Ho avuto una ferita perforante al petto, non un'ulcera perforante allo stomaco."
"Ti dà forza, lascia fare a me," taglia corto, senza neanche fare lo sforzo di sollevare lo sguardo dal lavoro a
maglia.
Sospiro e ritorno con nostalgia ai giorni in cui, nel reparto di terapia intensiva, i miei passavano a porgermi i loro omaggi un'ora la mattina e un'ora il pomeriggio e per il resto mi lasciavano in pace. In quei nove giorni, circondato da un muro e da due tende bianche, vivevo due volte al giorno la stessa cerimonia.
La prima a fare il suo ingresso era Adriana.

© 2004 RCS Libri

biografia dell'autore
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Petros Markaris ha esordito nella scrittura come sceneggiatore e autore di teatro, collaborando poi con Theo Anghelopoulos alle sceneggiature di Giorni del '36, Megalexandros, Lo sguardo di Ulisse e L'eternità e un giorno (Palma d'oro a Cannes nel 1998). Come romanziere, ha esordito con Ultime della notte, cui ha fatto seguito Difeso a zona. Il protagonista dei due romanzi, il commissario Kostas Charìtos, è stato definito dalla critica internazionale “il fratello greco” di Maigret. L’intervista all’autore su libriAlice.it




29 luglio 2004