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Giulio Scarpati

Giulio Scarpati deve la sua popolarità all’interpretazione del “Giudice ragazzino” nel film di Alessandro Di Robilant del 1994 e alla più recente serie televisiva di Rai Uno “Un medico in famiglia”, in cui interpretava il medico Lele Martini. Ma la sua carriera è iniziata nel 1977 con il teatro, che rimane la sua passione e che non ha mai abbandonato. Legge per necessità e per passione. Scopriamo cosa.

Quale genere di lettura preferisce?

Leggo un po’ di tutto, in prevalenza romanzi e saggi.

Per lei, che fa il mestiere dell’attore, leggere è un piacere o un obbligo?

Spesso è un obbligo. Mi capita sovente di leggere libri pensando che possa essere l’occasione di potere fare un film.

Quale autore l’ha colpita per il suo modo di caratterizzare i personaggi?

Sicuramente Vázquez Montalbán. La figura dell’investigatore ‘ruvido’ mi ha veramente catturato.

Qual è l’ultimo libro che ha letto?

Proprio ieri ho finito di leggere Un anno sull’altipiano. Si tratta di un libro che avevo letto quando ero giovane ma l’ho riletto con estremo piacere.

Un saggio che l’ha interessata?

Un testo di Claudio Camarca SOS pedofilia. È un libro scritto in prima persona, molto forte e avvincente.

Cosa pensa degli scrittori italiani contemporanei?

Mi piacciono molto. Credo che la letteratura italiana contemporanea abbia avuto ultimamente una certa fioritura e una migliore qualità di scrittura.

Quali sono gli scrittori italiani legge con maggiore piacere?

Lodoli, Camilleri, Piazzese e Ammaniti. E poi Gadda, straordinario.

Quale autore ha regalato più spesso e perché?

Dostoevskij. Credo che si possa parlare di deformazione professionale: ultimamente ho recitato in teatro L’idiota e ho finito per innamorarmene.
Ma in assoluto il libro che mi accompagna da sempre è l’Orlando furioso di Ariosto. La lettura di alcuni brani tratti dal testo mi calma e mi tranquillizza.

Possiamo definirlo il libro da tenere sul comodino?

Sì. Addirittura un tempo, maniacalmente, lo portavo con me anche durante le tournée. Per esempio ho girato a lungo per l’Italia con la commedia “Aggiungi un posto a tavola” e anche nei momenti di tensione, che inevitabilmente esistono, mi bastava leggere un paio di versi dell’Ariosto e mi sentivo subito meglio. In generale mi ha sempre affascinato il racconto della realtà cavalleresca fatta di piccoli idealismi e la capacità di raccontare un mondo così lontano da quello attuale. Un altro testo che consiglierei assolutamente è l’Ulisse di Joyce.

Le sue prossime letture quali saranno?

Vorrei rileggere i classici russi alternandoli con i contemporanei italiani. In particolar modo Anna Karenina, un testo che ho letto in gioventù: ora che sono passati molti anni vorrei gustarmi il “sapore” di riprenderlo in mano.

Di Piera Passalacqua


29 luglio 2004