A TUTTO GIALLO


Le ragazze con la pistola

“C’è una gamma sorprendente di voci in questi racconti che vanno dal comico al tragico, dall’ortodosso all’estremo, dal tradizionale allo sperimentale. Abbastanza intelligenti da non limitarsi a giocare solo sulla facile sorpresa, ma anche del tutto rispettosi degli accordi intrapresi col lettore.” (Marcello Fois)

Chi sono le ragazze con la pistola? Le protagoniste di un’antologia di racconti gialli o le autrici dei medesimi? Ci sarà da aver paura incontrando per strada Anna Pavani o Danila Comastri Montanari, Claudia Salvatori o Alda Teodorani, Paola Barbato o Filly Ciavanni, Valentina Gebbia o Roberta Mochi, Rossella Martina o Patrizia Pesaresi, Sabrina Petyx o Dora Ruvolo e Caterina Spina? Sono 13 (numero cabalistico assai significativo) le ragazze con la pistola che raccontano storie da leggere con il fiato sospeso, spesso ciniche e crudeli, assai diverse dallo stereotipo che vuole le donne incapaci di raccontare vicende di morte, sangue e terrore. Sono a loro agio tra armi e delitti, sono capaci di narrare storie sul filo dell’ironia o altamente drammatiche, giocano con la suspense, con la trama, con lo stile e il linguaggio per costruire indifferentemente ritratti di uomini o donne che con il crimine hanno grande confidenza. “Guai a dire che le donne non sanno fare letteratura di genere” scrive Marcello Fois nella Prefazione di cui qui sotto riportiamo le prime righe. E poi elenca Mary Shelley, Agatha Christie e Patricia Highsmith, per chi avesse ancora qualche dubbio.

Le ragazze con la pistola
238 pag., Euro 13,00 – Dario Flaccovio Editore (Gialloteca n. 7)
ISBN: 88-7758-548-X

L’incipit

Prefazione
di Marcello Pois

Guai a dire che le donne non sanno fare letteratura di genere. Innanzitutto perché la storia letteraria recente ha abbondantemente dimostrato il contrario, vedi la capostipite Agatha Christie, ma
io metterei al primo posto Mary Shelley; in secondo luogo perché è sempre più difficile stabilire cosa sia realmente la letteratura di genere. Mi trovo qui, davanti ad un'antologia tutta al femminile, un'antologia che dovrebbe trattare di storie nere o gialle o thriller che dir si voglia e mi trovo di fronte a storie di vita. Qualche volta straordinarie, qualche volta straordinariamente ordinarie. Nel tempo mi sono convinto che la forza dello scrivere racconti è proprio questo suo mettere sotto una lente d'ingrandimento l'infinitamente comune, il quotidiano, per renderlo appassionatamente speciale. Per lo più storie di coppia diciamolo subito. Storie che raccontano i destini del mondo attraverso la metafora solo apparentemente angusta della vita di relazione. È un modo di prendere
il coltello dalla parte del manico. Un modo per puntare la lama alla gola del già detto, del già scritto. E poi si sa nella mitologia, anche in quella letteraria i maschi sono ulissi vaganti, e le femmine sono penelopi aspettanti. Ad ognuno il suo dunque. Guai a dire che le scrittrici "il genere" non lo sanno trattare perché bisognerebbe ricordare a chi si avventurasse in una siffatta esternazione che la letteratura è anche lessicalmente genere femminile e che per praticarla, lo dice il padre di due figli, anche il più virile degli scrittori deve fare un'opera di femminilizzazione. Deve cioè imparare a ricordare, farsi carico della memoria, aprirsi all'analisi, disporsi alla gestazione e, infine, persino, partorire. Gli ulissi praticoni saranno pure in grado di cavarsela nelle situazioni più dure, ma la resistenza, il senso critico, la poesia, la fantasia, la capacità di coordinamento e sangue freddo che occorre per tenere a bada concetti-proci, invadenti e prepotenti, hanno fatto grandi le penelopi.

© 2004 Dario Flaccovio Editore


Di Giulia Mozzato


29 luglio 2004