MUSICA, CINEMA, SPORT

Louis Armstrong
Satchmo
La mia vita a New Orleans

“Di tutti i locali in cui ho suonato durante la mia carriera, credo che il Brick House sia stato quello meno raccomandabile. Il sabato sera i lavoratori delle banchine fluviali arrivavano a frotte per andare con le prostitute che passeggiavano avanti e indietro nella sala da ballo e nel bar. Quei tipi bevevano e se la davano di santa ragione. Le bottiglie volavano all’impazzata sopra il palco e revolverate e coltellate erano all’ordine del giorno. Però tutte queste storie non mi turbavano minimamente, perché ero troppo felice di avere un posto dove suonare.”

“Louis Armstrong è il jazz. È impossibile immaginare questa musica senza di lui. Penso che in nessun altro campo artistico ci sia qualcuno in grado di rappresentare in modo così assoluto e totale tutto il percorso e la storia dell’arte a cui appartiene”: così si esprime, senza mezzi termini, Enrico Rava nella prefazione all’autobiografia. Per comprendere l’evoluzione di questo genere musicale non si può prescindere dunque dall’esperienza di Satchmo, che ha attraversato gran parte del Novecento e molta parte della sua storia: il primo disco di jazz è datato febbraio 1917. Per capire come nasca l’animo di un musicista è utile ripercorrerne le tappe salienti della vita, come accade in questa autobiografia. Dai bassifondi della leggendaria New Orleans, quando le sfide tra bande rivali erano sistemate per la strada a suon di note, alla prima esibizione pubblica con quella tromba tanto amata sin da bambino. Un ragazzo borderline, come si potrebbe definire oggi, salvato dalla passione musicale, dalla grande costanza nel perseguire il successo e dall’amore della madre Mayann, “in fondo la vera protagonista di questo libro esemplare”.

Satchmo. La mia vita a New Orleans di Louis Armstrong
Titolo originale: Satchmo. La mia vita a New Orleans
Prefazione di Enrico Rava
Traduzione di Amy Coopmans De Yoldi
183 pag., Euro 13,00 – Edizioni Minimum Fax (Sotterranei n. 72)
ISBN: 88-7521-025-X

L’incipit

CAPITOLO 1

Nel 1900, quando nacqui io, mio padre Willie Armstrong e mia madre May Ann - o Mayann, come veniva più comunemente chiamata - abitavano in un vicoletto che si chiamava James Alley. Lunga appena un isolato, la strada si trovava in quel popoloso quartiere di New Orleans noto come Back o' Town, che costituisce uno dei quattro grandi settori in cui è divisa la città. Gli altri tre sono Uptown, Downtown, e Front o' Town; ognuno di questi quartieri ha una personalità tutta sua.
James Alley - e non Jane Alley come lo chiamano alcuni - si trova nel cuore della zona soprannominata il "Campo di Battaglia" per via dei suoi rissosissimi abitanti che si azzuffavano e sparavano in continuazione. In quell'unico isolato stretto fra Gravier e Perdido Street viveva stipata più gente di quanta ne possiate vedere mai in vita vostra. C'erano uomini di chiesa, biscazzieri, imbroglioni, ladruncoli, papponi, prostitute e sciami di bambini. C'erano bar, honky tank e saloon e un sacco di donne che battevano il marciapiede a caccia di clienti da portarsi nella "tana", come chiamavano la loro stanza.

© 2004 minimum fax Editore


L’autore

Luois Armstrong (1901-1971) è considerato il più grande jazzista di tutti i tempi. La sua musica ha definito il concetto stesso di jazz.


Di Giulia Mozzato


29 luglio 2004