A TUTTO GIALLO

Bruno Coppola
Clotilde e la maledizione degli Altamura

“Signuri’, ci sono paure e paure – si fermò come se volesse invitare a riflettere sulla profondità del suo ragionamento, poi riprese – chisti morono un’appriess’ ‘a n’ate comm’ ‘e mmosche... e si fossimo pure nuje mosche?... si fosse n’epidemia... che saccio: l’aria avvelenata?”

Un bel giallo “all’italiana”, se possiamo dire così. Ormai è sfatata la leggenda che voleva gli italiani incapaci di scrivere storie noir, specie se ambientate nel nostro paese. E le case editrici continuano a pubblicare titoli interessanti di autori che hanno scelto proprio questa strada. Bruno Coppola è uno di questi. Una lettura leggera, estiva, che può divertire particolarmente i napoletani, che riconosceranno luoghi e situazioni familiari e ritroveranno ampi brani scritti nel loro piacevole (e comprensibile a tutti) dialetto.
Al centro della storia la giovane Clotilde, già protagonista di due precedenti romanzi (Clotilde e il segreto di San Rocco e Clotilde e il mistero delle 12 pistole). Questa volta l’intraprendente, (indisponente) e coraggiosa ragazza si trova invischiata in una strana vicenda legata a una magione seicentesca del centro di Napoli, il palazzo Altamura. I suoi abitanti sembrano colpiti da una maledizione misteriosa e muoiono “come mosche”. Clotilde, esecutrice testamentaria del barone Altamura, dovrà scoprire quale segreto si celi nel palazzo e quale tesoro sia stato nascosto (e dove). Ad aiutarla, più o meno volontariamente, in questa indagine il commissario Sauro, innamorato di lei , ma senza speranza.
Per gli appassionati del genere ricordiamo anche il recente Neronapoletano di Antonella Cilento, edito da Guanda.

Clotilde e la maledizione degli Altamura di Bruno Coppola
174 pag., Euro 12,50 - Edizioni Le Lettere (Pannarrativa)
ISBN: 88-7166-817-0

L’incipit

Capitolo primo

Quella mattina di dicembre il commissario Sauro era d'umore nero. Tornava da Soccavo dove aveva presieduto una commissione di esami per un concorso interno e quell'impegno, come la classica goccia, aveva fatto traboccare il vaso del suo malumore. «Vietato attraversare i binari», lesse sul cartello piazzato sulla banchina alta più di un metro della ferrovia Cumana. Gli tornarono in mente gli avvisi affissi sui tram della sua infanzia che ammonivano, con la stessa ottusità, «vietato sputare per terra», «vietato bestemmiare», sostituiti poi con altri che, più discretamente, osservavano che «la persona civile non sputa per terra e non bestemmia». Il treno riprese la sua corsa.
Era terribilmente raffreddato, secondo motivo di malumore, come gli accadeva in autunno, tanto puntualmente che si era convinto di essere un meteoropatico, in estate scattante come un capriolo e in inverno raffreddato, costipato, nonché vittima di atroci mal di testa. Neanche l'amore per Clotilde, esploso in primavera, aveva fatto il miracolo. Sauro l'aveva sperato, invece a metà novembre si erano presentati i soliti sintomi, per giunta Clotilde aveva deciso di investire i soldi della supplenza appena conclusa nel perfezionamento del tedesco e se n'era andata in Germania per quattro settimane («devo studiare, Giulio, devo fare qualcosa, mi sento una specie di sacchetto a perdere»), lasciandolo solo.

© 2004 Casa Editrice Le Lettere


L’autore

Bruno Coppola (Napoli, 1942) insegna Didattica della Filosofia nella Facoltà di Lettere della “Federico II”. È autore di saggi di epistemologia, didattica e filosofia della letteratura, nonché di romanzi e testi teatrali. Ricordiamo Clotilde e il segreto di San Rocco e Clotilde e il mistero delle 12 pistole.


Di Giulia Mozzato


29 luglio 2004