A TUTTO GIALLO

Luca Masali
L'inglesina in soffitta

“Ragazzi, questo qui non è mica un gioco. Avete visto che l’è gente pericolosa, c’è già stato un morto e per un pelo non ce ne sono stati due. Siete sicuri di volermi aiutare a vederci chiaro in questa faccenda?”

Un paese sulle rive del lago di Como, Cadenabbia, siamo nel 1938, la vita procede con il consueto ritmo, calmo e monotono, anche se basta un arrivo improvviso, una bella inglesina che cammina per le strade del paese per animare la fantasia dei ragazzini. Ma tutt’altro che bella la novità che sconvolge l’intera comunità: è un assassinio in piena regola che provoca un vero terremoto in paese, è la morte del vecchio barcaiolo Raù, inspiegabile quanto terribile, dovuta a due fucilate sparate a bruciapelo mentre si trovava sulla sua barca da contrabbandiere, fabbricata dal mastro d’ascia di Cadenobbio, il vecchio Marchion.
E proprio Marchion è il primo ad essere interrogato, come lo saranno gran parte degli abitanti di Cadenabbia, adulti e bambini. Insoddisfatto dei metodi investigativi utilizzati, finisce con diventare lui il vero detective, grazie anche all’aiuto che tutta la comunità è disposta a dargli, in particolare i più piccoli, compreso Martin Picc, un personaggio a metà tra l’impiccione e lo scemo del villaggio. La polizia, per semplificare, aveva deciso di dichiarare il fatto come un regolamento di conti tra contrabbandieri, ma Marchion fin dall’inizio capisce che c’è qualcosa di molto più complicato dietro quella morte, e in effetti…
Con uno stile diretto, spesso dialettale, Masali affronta il genere giallo con molta naturalezza, e si inserisce con autorità nell’ambito di quella letteratura, oggi giustamente frequentata, che colloca nella provincia italiana le proprie trame, provincia che è, con ogni probabilità, l’Italia più autentica non solo nel 1938 ma anche oggi.

L'inglesina in soffitta di Luca Masali
479 pag., Euro 16,50 – Sironi Editore (Questo e altri mondi)
ISBN: 88-518-0037-5

L’incipit

I

«E vedi de andà minga a perdere tempo dal Marchion, o da grande mi diventi scemo come lui! ».
Raffaele si arrampicò sulla bici, sferrando con la punta del piede il primo colpo al pedale. Lanciò un veloce saluto alla mamma proiettandosi sullo stradone centrale, con tutta l'energia dei suoi dieci anni. Accarezzò orgoglioso il manubrio dalle manopole di corno e le bacchette cromate dei freni. Se l'era sudato con la pagella, il permesso di usare quella bici lì. Ma ne era valsa la pena, quella non era una bici e basta. Era la bici di papà. Non è che se lo ricordasse tanto bene, il papà. Però la bici era la sua, e voleva dire che era lui l'uomo di casa, adesso. Lo stradone diventò presto una ripida discesa, mentre si avvicinava al lago che ogni tanto faceva capolino tra le cime dei cipressi. Correndo sulla terra battuta, la bici sollevava un polverone dignitoso, che Raffaele si sforzava di far diventare grande come quello del cavallo dei cauboi di Ombre Rosse che aveva visto al cinematografo. Si alzò in piedi sui pedali, godendosi il baccano delle lamelle di cartone pinzate ai raggi della ruota posteriore.
Allo sbucare della curva a gomito che costeggiava il sederone anonimo dell'Albergo Bretagna, la corsa di Raffaele si troncò bruscamente contro un canapo di spago robusto, di quelli che si usano per stendere i panni.
La corda lo centrò in pieno petto. Raffaele non ebbe nemmeno il tempo di spaventarsi che le chiappe saggiarono la durezza dei calcari cretacei delle Prealpi lombarde.
Seguì con lo sguardo gli ultimi metri del viaggio della sua adorata Bianchi che, ondeggiando come il cavallo di Custer colpito dalla freccia di Toro Seduto, andò a incrasciarsi contro il muro all'albergo, scatenando il fuggì fuggi di tutte le lucertole dei paraggi.

© 2004 Alpha Test


L’autore

Luca Masali ha già pubblicato due romanzi di successo: I biplani di D’Annunzio e La perla alla fine del mondo. I suoi libri sono stati tradotti in Francia, in Belgio e in Spagna, e hanno vinto numerosi premi sia in Italia sia all’estero.


Di Grazia Casagrande


29 luglio 2004