MUSICA, CINEMA, SPORT

Gian Piero Brunetta
Cent’anni di cinema italiano
Dal 1945 ai giorni nostri

“Al cinema assertivo, di risposte, ideologicamente orientato del dopoguerra si è sostituito, in questi ultimi anni, un cinema di domande, che vuole esplorare le zone d’ombra, non intende giungere alla verità, ma pare voler porre su un lettino analitico molte storie ancora avvolte nel mistero, da quelle della mafia a quelle della Resistenza e della guerra civile degli anni della Repubblica di Salò, a quelle degli anni di piombo e del terrorismo, sapendo e volendo anche raccontare storie che abbiano una dimensione che va oltre i confini nazionali.”

Uno dei maggiori storici del cinema, autore e critico cinematografico propone una nuovissima edizione di una delle opere fondamentali per chi si occupa di questa arte, studioso o semplice cinefilo: infatti già nel 1995 era uscito in due volumi Cent’anni di cinema italiano, già nel ’98 vi era stato un Aggiornamento a cui fa seguito l’attuale in cui si è tenuto conto non solo dei film più recenti, ma anche di tutti i problemi relativi agli aspetti produttivi e di mercato e delle nuove tendenze della cinematografia italiana. Ci soffermeremo così prevalentemente sull’aggiornamento 2004, “A cavallo del nuovo millennio”. Quali sono i problemi centrali del cinema italiano di questi ultimi anni? Prima di tutto la perdita di visibilità all’estero e i mancati riconoscimenti nei principali festival internazionali; la perdita di visibilità nel mercato italiano, dovuta all’esplosione delle multisale e alla fine dei circuiti d’essai; la disaffezione del pubblico al prodotto italiano e il crollo dei consumi in sala mentre aumentano i prodotti televisivi di successo scritti e girati da italiani; la “migrazione spontanea e forzata verso la terra televisiva” e dato che Rai e Mediaset sono sempre più gli unici produttori dei film insieme allo Stato, la televisione ha attratto registi di tutto rispetto ottenendo talvolta anche risultati inaspettati (ad esempio con La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana).
Geografia e storia hanno sempre più un valore centrale nella nostra cinematografia, quasi si sentisse una nuova esigenza di cinema civile non scevra però da alcune forzature revisionistiche. Anche i sentimenti, l’Amore in tutte le sue espressioni, il melodramma, ha richiamato l’interesse di tanti registi espresso in forma neoromantica. Poche le eccezioni di rappresentazione originale di questo sentimento: gli ultimi film di Soldini o di Bertolucci. Tra tutti i film recentissimi che rapidamente Brunetta analizza, quello su cui si sofferma maggiormente è La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana: “un film che parla della vita cascandoci dentro” come ha detto Pino Corrias.

Cent'anni di cinema italiano. Vol. 2: Dal 1945 ai giorni nostri di Gian Piero Brunetta
522 pag., ill., Euro 12,00 – Edizioni Laterza (Economica Laterza n. 334)
ISBN: 88-420-7346-6

L’incipit

CAPITOLO PRIMO
Dalla ricostruzione alla riscossa

1. Cinecittà anno zero
Si ricomincia con un pubblico atto di dolore di alcuni attori e registi, nel marzo 1945 a Roma. La sensazione di uscire dal limbo e rinascere è bisogno di guardare di nuovo dentro di sé con estrema sincerità: «Siamo vinti — dice Alberto Lattuada nel corso della prima riunione dell'Associazione culturale del cinema italiano (ACCI) — guardiamo i nostri disastri, paghiamo tutti i nostri debiti con l'amore feroce dell'onestà e il mondo parteciperà commosso a questa grande battaglia con la verità [...]. Nulla è in grado di rivelare come il cinema i fondamenti di una nazione». Vittorio De Sica, a sua volta, aggiunge: «Vogliamo liberarci del peso dei nostri errori, guardarci in faccia e dirci la verità, scoprire quello che eravamo veramente [...]. Il presente è ancora oscuro per me [...] ma io metto a disposizione del nostro cinema, che ha diritto alla vita, il mio entusiasmo, la mia volontà, divenuta ferrea per le amarezze e delusioni subite. L'attore, ormai quarantatreenne, si ritira in buon ordine per lasciar il posto al regista».
La guerra non è ancora finita: il paesaggio produttivo si presenta come una waste land, il popolo cinematografico punta a ricomporsi, a ritrovare una coesione e ad affrontare il futuro, senza rendere eccessivi conti del proprio operato anteriore. Tutto è distrutto, eppure si parla come se l'attività potesse riprendere quasi senza soluzione di continuità.

© 2004 Edizioni Giu. Laterza & Figli


L’autore

Gian Piero Brunetta è ordinario di Storia e critica del cinema all’Università di Padova. Ha scritto soggetti e programmi televisivi e di multivisione e collabora a riviste specializzate. È autore di molte opere, tra le quali Storia del cinema italiano, Identikit del cinema italiano oggi, Guida alla storia del cinema italiano e curatore di Storia del cinema mondiale.


Di Grazia Casagrande


29 luglio 2004