VOCI DAL MONDO

Margriet De Moor
Sonata a Kreutzer

“Mi dica, domandò curioso, mentre parlava mi fissava o per caso si guardava intorno, o magari conversando con me nel frattempo guardava verso di lei?
Verso di me… Presi il bicchiere di Suzanna Flier, ancora mezzo pieno sul tavolino di fronte a noi. Il fatto di non vedere, pensai, si accompagna dunque al sospetto o al timore di non essere visti. Chiusi gli occhi per un attimo e cercai di immaginare come potesse essere parlare con qualcuno che pensa: cosa importa se gli sorrido, che senso ha la mia mimica, le espressioni del mio volto posso anche indirizzarle a una terza persona, tanto le mie parole arrivano comunque a destinazione.”

È un romanzo musicale il primo romanzo tradotto in italiano della scrittrice olandese Margriet De Moor. E non solo perché ha il titolo della famosa Sonata a Kreutzer di Beethoven, o perché tutti i suoi personaggi hanno a che fare con il mondo della musica, ma anche perché la costruzione del romanzo, che inizia con un adagio e prosegue con un andante con variazioni e termina nel finale-presto, è simile a quella di una sonata, con un gioco di rimandi che è come la melodia di uno strumento, ripresa e sottolineata da un altro strumento. E poi è la qualità stessa della scrittura che è musicale oltre che pittorica, che presta al lettore l’orecchio di un esperto e l’occhio di chi accarezza la realtà perché non può vederla. Il protagonista è un critico musicale cieco, Marius Van Vlooten. E parla di sé ad un altro musicologo che incontra in due viaggi in aereo, proprio come Pozdny_ev aveva raccontato la sua storia su un treno, nella novella di Tolstoj che ha lo stesso titolo. Lunghe fermate nelle stazioni e bicchieri di tè in Tolstoj, attese negli aeroporti e whisky in questa versione moderna della stessa storia di gelosia. Si suonava Beethoven in Tolstoj, qui la musica suonata dalla violinista Suzanna è il Quartetto per archi n. 1 di Janácek, che il compositore scrisse pensando alla storia di Tolstoj. L’inizio del libro si colloca nel mezzo della vicenda, quando il narratore si imbatte nel critico all’aeroporto di Schiphol, ma con un balzo ardito nel tempo si sposta subito indietro, al momento in cui, dieci anni prima, lo aveva incontrato per la prima volta e gli aveva presentato la violinista. Allora Van Vlooten gli aveva raccontato della sua giovanile “idiozia d’amore”, una storia di gelosia autodistruttiva: era rimasto cieco dopo essersi sparato un colpo in testa. In questo secondo incontro casuale Van Vlooten parte dalla fine, dicendo che la moglie lo ha appena lasciato, e racconta dei dieci anni d’amore con la violinista, della sua gelosia e della fine da brivido sull’alto di una terrazza. La scena, nel gioco di rimandi, era già stata anticipata in quella “tragicomica” di dieci anni prima, con una caduta accidentale di Suzanna da un davanzale. La De Moor però non include nessun omicidio nella sua storia, anche se ci sarà una morte tragica di cui il narratore verrà informato da un giornale sedici anni dopo: un incidente aereo, incombente nell’atmosfera impalpabile di pericolo che corre nelle sale di attesa degli aeroporti, quasi preannunciato dalla notizia di un disastro aereo che aveva ritardato una delle molte partenze. Dalla musica al romanzo, da questo alla musica per tornare ancora nel romanzo: un tema eterno di passioni. Chissà se, come suggerisce la stessa Margriet De Moor, ci sarà un altro musicista che comporrà un altro pezzo musicale intitolato Sonata a Kreutzer? con un’altra diversa interpretazione, naturalmente.

Sonata a Kreutzer. Una storia d’amore di Margriet De Moor
Titolo originale: Kreutzersonate
Traduzione di Claudia Di Palermo
168 pag., Euro 14.00 – Edizioni Neri Pozza (I narratori delle tavole)
ISBN 88-7305-964-3

Le prime righe

1.

Dieci anni dopo lo incontrai di nuovo: Marius van Vlooten, il critico cieco, il rampollo dell'alta borghesia che durante gli studi si era sparato un colpo alla testa per una delusione d'amore. Era l'ultimo della fila a un banco del check-in all'aeroporto di Schiphol e, poiché la sua gigantesca figura incurvata pareva circondata da un alone di rabbia, lo riconobbi immediatamente. La testa gli brillava. Aveva addosso un impermeabile blu, nonostante la bella giornata estiva, e avanzava lentamente nella fila battendo il bastone sul pavimento. Mi ricordo che all'epoca ero rimasto colpito dal modo spesso maldestro in cui tastava il terreno camminando, come se nel periodo iniziale della sua cecità, nella sua giovinezza, avesse trascurato di affinare questo senso particolare, di abituarlo nel modo giusto. Mi misi in coda dietro di lui. Prevedendo che come me fosse diretto al Festival di Salisburgo, decisi di farmi riconoscere.
Diedi un colpo di tosse. «Signor Van Vlooten...» Poi gli poggiai un istante la mano sul braccio. Ricordavo ancora che per un cieco le persone si materializzano all’improvviso attraverso la voce e il contatto fisico.

© 2004 Neri Pozza Editore


L’autrice

Margriet de Moor ha studiato piano e canto. Considerata una delle più importanti scrittrici olandesi contemporanee, ha scritto numerosi romanzi di successo. Sonata a Kreutzer è stato uno dei maggiori best seller in Olanda e in Gemania.


Di Marilia Piccone


9 luglio 2004