SCRITTORI E SCRITTURE

Samuel R. Delany
Una favolosa tenebra informe

Gli umani erano andati da qualche altra parte, in un mondo che non esiste in questo continuum spazio-temporale. Noi arrivammo, prendemmo i loro corpi, le loro anime-involucri abbandonati alla mercé di chiunque si trovasse a passare. Le grandi città, una volta centri brulicanti del commercio interstellare, vennero ridotte alle sabbie che vedi ora.

Il genere del romanzo di fantascienza si abbrevia in inglese in sf (science-fiction) ma, come viene detto nella bella prefazione del libro Una favolosa tenebra informe dello scrittore americano Samuel Delany, le stesse iniziali possono voler dire speculative-fiction, cioè narrativa di speculazione in cui si immagina un possibile futuro che è poi anche una riflessione sul divenire del presente. Speculative-fiction, dunque, il romanzo di Delany, ma anche una reinterpretazione di vecchi miti, a significarne l’eterna validità nonostante le modifiche, le aggiunte e le varianti che sono collegate all’epoca in cui fu scritto il libro, il 1967. Il personaggio principale e io narrante si chiama Lobey, o meglio Lo Lobey, perché impariamo presto che ogni nome ha un articolo che qualifica il sesso del portatore e gli articoli - come i sessi - sono tre: Le è una sorta di articolo neutro che indica gli ermafroditi. Di se stesso Lo Lobey dice di avere 23 anni, di essere brutto, di avere un viso da volpe e la sagoma di un birillo. Ama la musica, Lobey, e suona uno strumento che è nello stesso tempo un’arma: un machete con dentro una cavità - produce un suono triste quando i buchi sono otturati e una musica che è come “bagliori di sole sull’acqua” quando sono scoperti. Lobey è dunque il novello Orfeo che vuole riportare in vita l’amata Frizia dalle capacità paranormali. Come Orfeo, anche Lobey inizia il suo viaggio nel mondo che una volta (quanti anni prima? delle città viene detto che esistono da 30.000 anni) era popolato dagli esseri umani. E Lobey incontrerà Green-eye, il pastore non di agnelli ma di draghi, Kid Death dalla chioma fiammeggiante come l’inferno, il subdolo Spider, rivivendo la scena grandiosa della tentazione di Cristo nel deserto, con Kid Death che invita Green-eye a trasformare le rocce in qualcosa da mangiare, il tronco in un letto e la cima della montagna su cui si trovano in un luogo degno di lui, mentre Spider dirà di essere l’Iscariota di Green-eye, “ogni traditore che tu abbia mai immaginato”. E La Colomba, la donna tentatrice, Elena di Troia, Maria Montez, Jean Harlow. Non sono solo i miti ad essere rivisitati, nel romanzo di Delany. Ogni capitolo è preceduto da frammenti di diario di un altro viaggio, quello dello scrittore stesso, da Venezia alla Grecia, a Istanbul, e da citazioni dagli autori più vari, Yeats e Plotino, Sartre e De Sade, Bob Dylan e Machiavelli, creando l’impressione di un enorme fardello di suggestioni culturali che pesa sull’umanità e di cui è impossibile sbarazzarsi. Con le teorie di Einstein e Gödel su cui si appoggia l’intera costruzione del romanzo, immaginando che l’umanità sia scomparsa nel punto di intersezione delle teorie dei due scienziati, in quanto l’una superò l’altra. E comunque, come nei “gyres”, i cicli ricorrenti delle visioni di Yeats, tutto si ripete: Lobey perde Frizia una seconda volta - come Orfeo - ed esce di scena seguendo le ombre della notte.

Una favolosa tenebra informe di Samuel R.Delany
Titolo originale: The Einstein Intersection
Traduzione di Paolo Prezzavento
Prefazione di Neil Gaiman
182 pag., Euro 13.00 – Edizioni Fanucci (Collezione immaginario Solaria n. 6)
ISBN 88-347-0927-6

Le prime righe

Esso oscureggia (tincto, tinto) tutto questo mondo funanimale.
         James Joyce, Finnegans Wake

Vero è però che non ho ancora ben stabilito se chiamar follia ogni errore della mente e dei sensi.
         Erasmo da Rotterdam, Elogio della follia

C'è un cilindro cavo e pieno di buchi, nel mio machete, che va dall'elsa alla punta. Quando soffio attraverso il bocchino che si trova sull'elsa, faccio musica con la mia lama. Quando tutti i buchi sono otturati, il suono è triste - rude quanto può diventarlo senza perdere la sua dolcezza. Quando tutti i fori sono scoperti, il suono fischia via libero, evocando all'occhio bagliori di sole sull'acqua, metallo ondulato. Ci sono venti buchi. E da quando suono la musica mi hanno dato dello sciocco in tutti i modi possibili - più volte di quanto mi abbiano chiamato Lobey, che è il mio nome.
Qual è il mio aspetto?
Brutto e ghignante per la maggior parte del tempo. Ho un grande naso, gli occhi grigi e una bocca larga ficcata in un musetto marrone che sembra quello di una volpe. Il tutto cosparso di capelli che sembrano limatura di ottone. Io ne taglio gran parte all'incirca ogni due mesi, usando il machete.

© 2004 Edizioni Fanucci


L’autore

Samuel Bay Delany è nato il primo aprile del 1942 nel quartiere di Harlem, New York, da una famiglia della borghesia nera. A diciotto anni scrive il suo romanzo di debutto, I gioielli di Aptor, cui seguirono La ballata di Beta-2, Babel 17, Una favolosa tenebra informe, Nova, Dhalgren, Trìton, Storie di Nevèrÿon e altri. Vincitore di tre premi Nebula, di cui uno proprio per Una favolosa tenebra informe, ha pubblicato anche saggi e studi semiotici, oltre a un volume di memorie. Dopo aver insegnato per undici anni letterature comparate all'Università del Massachusetts ad Amherst, attualmente Delany è professore di Inglese alla Temple University di Filadelfia.


Di Marilia Piccone


2 luglio 2004